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SVIZZERA
08.05.20 - 16:080

Assassinò l'amante incinta: sarà espulsa

Lo ha stabilito il Tribunale federale. I fatti risalgono al 2007

LOSANNA - Una peruviana, condannata nel 2013 a 20 anni di carcere per l'assassinio di una giovane donna, verrà espulsa dalla Svizzera dopo il suo rilascio dal carcere, previsto tra un anno. Il Tribunale federale ha respinto il ricorso dell'imputata contro la decisione di espulsione adottata dalle autorità ginevrine.

I fatti risalgono al 2007, quando la peruviana, assieme al convivente dal quale aveva da poco avuto un bambino, aveva ucciso una ventenne incinta, per poi seppellire il suo cadavere in un bosco nel canton Friburgo.

La vittima era l'amante dell'uomo: la coppia, dopo aver tentato di convincerla a interrompere la gravidanza, aveva deciso di passare alle maniere forti. L'uomo aveva attirato la ragazza in una zona poco frequentata, facendole credere di aver l'intenzione di effettuare acquisti per il nascituro.

L'uomo aveva avuto un rapporto sessuale con la giovane nella sua automobile, poi l'aveva strangolata. La compagna lo aveva in seguito aiutato a trasportare il corpo a Friburgo, dove lo avevano cosparso di calce e nascosto in un bosco. La "coppia infernale" - com'era stata soprannominata a Ginevra - era stata arrestata pochi giorni dopo. Entrambi erano stati riconosciuti colpevoli di assassinio, d'interruzione di gravidanza e di turbamento della pace dei defunti.

La decisione del 2018 - Nel 2018 le autorità ginevrine hanno revocato il permesso di soggiorno alla peruviana, arrivata in Svizzera nel 1983 all'età di tre anni, e ne hanno ordinato l'espulsione non appena sarà stata rilasciata dal carcere, cosa che dovrebbe avvenire nel marzo 2021, quando avrà scontato i due terzi della pena.

La ricorrente si è opposta all'espulsione, adducendo una violazione del principio di proporzionalità. Il Tribunale federale, in una sentenza pubblicata oggi, sottolinea che l'assassinio è un reato per il quale non intende transigere.

All'epoca della condanna, i fatti erano stati qualificati come "eccezionalmente gravi" dalle autorità penali. Inoltre, la ricorrente aveva già ricevuto pesanti condanne in passato, sottolinea la seconda Corte di diritto pubblico. Il TF concorda quindi con le autorità ginevrine: non si può escludere il rischio di recidiva, anche minima, dopo il rilascio. Malgrado la ricorrente sia giunta in Svizzera in tenera età, non può inoltre rivendicare un'integrazione riuscita.

Il legame col figlio - I giudici federali concedono che la donna ha uno stretto legame con il figlio, che oggi ha 14 anni. Tuttavia, anche se questo rapporto è protetto dalla Convenzione europea dei diritti umani, il reato commesso è di una tale gravita da rendere possibile il ricorso all'eccezione di una grave violazione dell'ordine pubblico. In queste circostanze, l'espulsione della donna, che oggi ha 40 anni, verso il suo paese d'origine è necessaria anche se la sua integrazione in Perù sarà innegabilmente problematica.

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