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SVIZZERA
30.04.20 - 10:520

«Gli zoo? Sono meno a rischio dei musei»

L'associazione dei giardini zoologici chiede al Consiglio federale di poter riaprire l'11 maggio

GOLDAU - I gestori degli zoo considerano discriminatoria la decisione di ieri del Consiglio federale di permettere ai musei di riaprire i battenti l'11 maggio e, invece, di rinviare l'apertura al pubblico dei giardini zoologici e botanici all'8 giugno. Giudicano altrettanto ingiusto l'appoggio finanziario concesso ai primi e a loro negato.

La «decisione è assolutamente incomprensibile», indica una nota diramata oggi dall'Associazione degli zoo svizzeri gestiti scientificamente (zooschweiz/zoosuisse), cui aderiscono nove istituzioni, tra cui ad esempio lo Zoo di Zurigo e quello per bambini del circo Knie a Rapperswil (SG), il Knies Kinderzoo.

Per l'organizzazione il prolungamento del divieto di apertura non poggia su argomenti sanitari. E chiede come si spiega che la sede di Zurigo del Museo nazionale svizzero o vari musei d'arte, che accolgono un numero di visitatori analogo a quello degli zoo, possano aprire. I rischi di contagio da coronavirus sono più elevati in ambienti museali confinati che all'esterno, ossia nella situazione che prevale negli zoo, sostiene l'associazione.

Essa ha del resto inoltrato oggi stesso un concetto di protezione del pubblico all'Ufficio federale della sanità pubblica, chiedendo al Consiglio federale di tornare sui propri passi e accordare la parità di trattamento a musei e zoo.

Il mancato sostegno - Zooschweiz/zoosuisse lamenta anche il fatto che l'Ufficio federale della cultura abbia negato un qualsiasi sostegno finanziario ai giardini zoologici, affermando che, contrariamente ai musei, costituiscono un settore che non gli compete. Per l'organizzazione è invece palese che «gli zoo fanno parte del modo dei musei e della cultura».

Ai musei la Confederazione ha accordato un contributo di 280 milioni di franchi. Gli zoo, che non possono neppure fare appello al lavoro ridotto perché gli animali necessitano cure costanti, non ricevono neppure un centesimo e devono persino rimanere chiusi più a lungo, deplora l'associazione.

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