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SVIZZERA
20.04.20 - 13:160
Aggiornamento : 14:43

Lavoriamo da casa, ma ci sentiamo meno produttivi

La pandemia ha cambiato il modo di lavorare per il 28% degli svizzeri, come rivela un sondaggio Tamedia

Telelavoro

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Questi sondaggi non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità.

ZURIGO - La pandemia di coronavirus ha dato una notevole spinta al lavoro da casa. E attualmente - come rivela un sondaggio di 20 Minuti e Tamedia a cui hanno preso parte oltre 40'000 persone - il 28% degli svizzeri dichiara di aver portato l'ufficio al proprio domicilio.

Per molti il coronavirus rappresenta quindi una rivoluzione digitale in ambito professionale. Ma si tratta di una possibilità che non vale per tutti: il 54% di chi ha conseguito un titolo accademico afferma di aver iniziato a lavorare da casa, mentre lo stesso vale soltanto per un quinto di chi ha alle spalle una formazione professionale o un diploma di scuola obbligatoria.

Meno o più produttivi? - Sembra che comunque il telelavoro non sia soltanto un vantaggio, in particolare sul fronte della produttività. Tra coloro che di recente hanno cominciato a lavorare da casa, soltanto il 18% dice di sentirsi più produttivo. Per il 46% non sarebbe invece cambiato nulla, mentre il 36% dice di lavorare peggio.

Il motivo? Si parla soprattutto di «troppe distrazioni», come si evince dai risultati del sondaggio. Ma anche di difficoltà comunicative con il resto del team professionale. E c'è di più, come sottolinea Hartmut Schulze, professore di psicologia del lavoro alla Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW): «Dopo circa tre giorni di home office, prende il sopravvento una sensazione di solitudine e isolamento sociale. E di solito si verifica un calo della produttività».

Giovani poco motivati - Un calo che tra i più giovani (si parla della fascia d'età compresa tra i 18 e i 34 anni) non sarebbe comunque da ricondurre alle distrazioni presenti nell'ambiente casalingo, bensì a una mancanza di motivazione.

Secondo l'esperto del personale Michel Ganouchi di Recruma l'aspetto della produttività tende a migliorare con il passare del tempo, quindi con l'acquisizione di una maggiore esperienza. Tuttavia - sottolinea - il telelavoro non è la soluzione ideale per chiunque. Ora Ganouchi spera comunque che il mercato del lavoro elvetico ne tragga un insegnamento, senza una ricaduta nei vecchi modelli professionali.

Il sondaggio

Sono 40'835 le persone da tutta la Svizzera che il 15 aprile 2020 hanno preso parte al sondaggio Tamedia sul coronavirus. Un sondaggio condotto in collaborazione con la LeeWas GmbH. I dati sono stati ponderati sulla base di variabili demografiche, geografiche e politiche. Il margine d'errore è di 1,1 punti percentuali.

Commenti
 
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gigipippa 6 mesi fa su tio
Presto ci sarà anche la stampante degli odori, così sembrerà di stare in un ufficio vero con la collega che fiata come un Pitbull.
albertolupo 6 mesi fa su tio
@gigipippa no, ti verrà inalato direttamente come ti connetti al PC ;-)
albertolupo 6 mesi fa su tio
@albertolupo .. o con il suono della sveglia
Summerer 6 mesi fa su tio
Completamente improduttivo, socialmente inutile e ipercalorico (visto la vicinanza con la credenza).
Um999 6 mesi fa su tio
Scusate, qui si parla con molta semplicità e anche quasi come benessere “il lavoro da casa”, ma non si chiamavano lavori tipo cal center? Quindi se faccio due conti guardando al passato, questi lavoro possono essere svolti anche da postazioni delocalizzate come già avviene per molti servizi? Se la risposta è sì, allora prepariamoci a una miriade di posti lavoro che andranno persi, perché pagare uno stipendio Svizzero se si può rispondere dall’Asia ad un quarto di salario? Quindi da parte mia tutti sti benefici che qualcuno vuole sventolarci non li vedo proprio anzi per niente.
albertolupo 6 mesi fa su tio
@Um999 Il ragionamento tiene solo in parte. A parte che già si fa, p.es. con i servizi bancari di "back-office", non tutti i lavori di servizio sono così "scassi" da poter essere fatti da Mumbai o Taipei. Un giurista, un architetto, un assicuratore può sicuramente lavorare da casa, ma una certa conoscenza "del territorio" è necessaria e qualche riunione di lavoro in loco la dovrà pur sempre fare, per cui mi sembra difficile poter delocalizzare e basta.
marco17 6 mesi fa su tio
Non bisogna aver fatto studi accademici per capire che ci sono lavori che possono essere svolti da casa (specialmente nei servizi, nella comunicazione, ecc.) e altri dove è impossibile. Non puoi far crescere le verdure stando al computer, o costruire le case, riparare le strade o accudire ai malati dal salotto di casa tua.
tazmaniac 6 mesi fa su tio
Io personalmente sottoscrivo la continuazione. Mi sto trovando bene e devo dire che anche il rendimento è notevole, sicuramente da riproporre anche in condizioni normali, potrebbe essere una soluzione anche per quanto riguarda la questione ecologica, la prima che mi viene in mente.
Trasp 6 mesi fa su tio
Anche certi posti di lavoro, per esempio uffici aperti con diversi collaboratori vicini e una telefonata dopo l'altra, non sono l'ideale per certe attività perchè si fa fatica a concentrarsi. Dipende quindi anche dall'attività specifica che si deve fare.
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