Lettore
Giovedì a Zurigo
ZURIGO
10.04.20 - 19:300
Aggiornamento : 11.04.20 - 09:22

«Io, maestra di asilo nido a Zurigo, vado a lavorare con l'angoscia»

La preziosa testimonianza di un'educatrice prima infanzia a lavorare senza protezioni.

«Esco con la mascherina e so già che avrò mille occhi addosso. Mi guarderanno come si guarda una pazza»

di Redazione
Laura Di Corcia

ZURIGO - Floriana (nome di fantasia), ha 28 anni e si è trasferita in Svizzera tedesca da 7 anni: lavora come maestra di asilo nido a Zurigo. Ama molto la sua professione, ama molto la città in cui vive.

Ma da qualche settimana le giornate di Floriana sono diventate estremamente pesanti. Andare al lavoro è ormai una tortura, non si sente tutelata, ha paura. La causa è chiara: il coronavirus.

Quello che ci chiediamo è: come mai Floriana vive questo disagio? Sul posto di lavoro sono state adottate misure sufficienti? In teoria sì - spiega l'insegnante. Per tutelare chi come me è costretto a lavorare, la Direzione dell'asilo ha fissato una distanza minima di 5 metri fra una persona e l'altra. Ma sappiamo che dalla teoria alla pratica spesso le cose cambiano: e così capita di prendere in braccio i bambini e scambiarseli fra genitori e altre colleghe e colleghi. Ma non solo: spesso i bambini sono essi stessi veicoli asintomatici dell'infezione, e tenere la distanza soprattutto con i più piccini, che hanno bisogno di essere accuditi e seguiti da vicino, è davvero una chimera. Bisogna cambiar loro il pannolino, dargli da mangiare, aiutarli a vestirsi». E le mascherine? «Vietate tassativamente. Spaventeremmo i bambini. Devo dire la verità: sapere che i maestri delle scuole elementari fa rabbia». 

Asili meno affollati, ma ancora troppo affollati - «Io da una parte capisco i genitori che hanno pagato la quota dell'asilo, e intendono usufruirne - continua Floriana, ricordando però la situazione straordinaria che stiamo vivendo. «Non posso dire che non ci sia stato un calo di frequenze. Da 55 posti disponibili, fino a settimana scorsa abbiamo ospitato 12 bambini. Però non tutti portano i loro figli per necessità, per motivi di conciliabilità famiglia-lavoro. Mi è capitato per esempio di sentire una nonna asserire che tornava a portare il bambino all'asilo perché a casa si annoiava. Lo trovo assurdo, non rispettoso del personale che in questo momento sta mettendo a repentaglio la sua salute per aiutare in questa difficile situazione. Oppure ci sono genitori che lavorano da casa e preferiscono non avere i piccoli fra i piedi».

"Ho paura, ma me lo tengo per me" - «Al lavoro mi sento esposta. Nessuno può dire che io stessa non sia veicolo della malattia. Chi può dire quali sono gli asintomatici?».

Ma i colleghi, le colleghe? Come vivono la situazione? «Siamo un nido abbastanza grande. Ci sono tanti dipendenti, e non tutti la pensano allo stesso modo. Andiamo da colleghi giovani che sottovalutano la situazione ad un collega che ha molta paura, e quindi si occupa di altro, per esempio delle pulizie, per evitare che trasmetta il terrore ai bambini».

Ma esprimere la propria ansia? Far sentire la propria voce preoccupata? «Sinceramente ho paura di dire queste cose, ho timore di espormi. Temo di essere giudicata pazza. Ogni tanto racconto ai colleghi di quello che vedo sui tg italiani, della situazione che c'è al di là delle Alpi. Ma le mie parole sembrano cadere nel vuoto. Ho come l'impressione che credano di essere invincibili».

Insomma, sembra che il messaggio del pericolo non sia passato. «Assolutamente no. Se mi affaccio alla finestra, oggi, che è una bella giornata, vedo persone molto tranquille camminare per strada, tutte insieme, prendere i mezzi pubblici come se niente fosse. Nessun guanto, nessuna mascherina».

Una sensazione brutta - «Mi sento abbandonata. Da tutti. Ero molto felice di lavorare in questo asilo, ma ultimamente mi vengono molti dubbi. Ho come l'impressione che ci trattino come cittadini di serie B. Possiamo ammalarci».

Quello che dà più fastidio a Floriana è percepire che l'economia sia una priorità assoluta: «Ho sentito dire frasi di questo tipo: Non possiamo fermare l'economia per un po' di tosse. Si sentono invincibili. Adesso sto per andare al supermercato a fare un po' di spesa. Esco con la mascherina e so già che avrò mille occhi addosso. Mi guarderanno come si guarda una pazza. È una situazione insostenibile, spero che presto le persone apriranno gli occhi».

 

Lettore
Guarda le 4 immagini
Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Svizzera
FOTO GALLERY
SVIZZERA
1 ora
Incidenti e feriti: la Svizzera ancora sott'acqua
Il maltempo colpisce duro oltre Gottardo. Stazioni e negozi allagati, i pompieri lavorano senza sosta
SVIZZERA
5 ore
«Sui grandi eventi tante domande restano aperte»
La Taskforce Cultura si aspetta chiarezza su chi debba sostenere i costi per le infrastrutture dei test.
SVIZZERA
6 ore
«Ci aspettiamo una nuova ondata tra i non vaccinati»
Berset dopo l'incontro con i direttori cantonali della sanità: «La situazione è da tenere sotto controllo»
SVIZZERA
6 ore
La pandemia ha pesato di più sulle persone con un reddito basso
A sottolinearlo è un nuovo studio commissionato dalla Confederazione ed effettuato durante la prima ondata.
SVIZZERA
6 ore
Un anno di SwissCovid
Era il 25 giugno 2020 quando l'applicazione di tracciamento elvetica venne messa a disposizione della popolazione.
SVIZZERA
7 ore
Finisce la lezione e sparisce una sostanza radioattiva
Un campione di radio-226 è stato sottratto in una classe liceale che stava effettuando degli esperimenti.
SVIZZERA
8 ore
Contagi settimanali in calo del 47%
In sette giorni nel nostro paese sono stati registrati 1'235 casi. La variante Delta è al 3,8%
SVIZZERA
9 ore
Ci sono dieci vittime in più (ma non di oggi), i casi sono 120
Il totale degli ospedalizzati sale di 52, ma 40 provengono da registrazioni tardive. Il consueto bollettino dell'Ufsp
ZURIGO
11 ore
Colpo esplosivo a un bancomat di Eglisau
Nella notte i malviventi hanno preso di mira l'apparecchio, facendo saltare l'intera struttura in cui era installato
FOTO
SVIZZERA
12 ore
È il momento di dissotterrare le mutande mangiucchiate
In primavera Agroscope aveva chiesto d'interrarle in giardini e prati per valutare lo stato di salute del suolo.
Copyright ©2021 - TicinOnline SA  WhatsApp |  Company Pages | Mobile Report

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile