Keystone (archivio)
Frédéric Journès con Simonetta Sommaruga
SVIZZERA / FRANCIA
03.04.20 - 15:470

Maschere bloccate: «È stato un inghippo»

L'ambasciatore francese Frédéric Journès ha spiegato che i problemi fra Francia e Svizzera sono stati risolti

BERNA - Maschere di protezione acquistate in Svizzera sono rimaste bloccate per vari giorni in Francia alla fine di marzo. «È stato un inghippo», ha detto l'ambasciatore francese Frédéric Journès, che fornisce anche dettagli sulla rinuncia da parte del suo Paese a requisire il personale sanitario frontaliero. Parigi avrebbe dovuto fare i conti con un'ondata di pazienti francesi dalla Svizzera.

Riferendosi all'immobilizzazione nel territorio dell'Esagono di scorte di maschere protettive destinate alla Svizzera, Journès ha caratterizzato l'evento come un «inghippo della fase iniziale» di una crisi, nella fattispecie quella del nuovo coronavirus. Ora è tutto risolto, ha affermato durante la fascia informativa del mattino sulle onde della radio romanda RTS.

«All'inizio di una crisi, tutti sono molto nervosi. Tutti hanno riflessi nazionali. E poi, molto rapidamente, si capisce che è più intelligente e più efficace lavorare insieme», ha osservato il diplomatico.

La Commissione europea ha deciso formalmente il 21 marzo di autorizzare l'esportazione di materiale medico di protezione, come appunto le maschere, dall'Ue all'Associazione europea di libero scambio (AELS), di cui la Confederazione è membro. Ma già in precedenza, come ha riferito il "ministro" elvetico dell'economia Guy Parmelin il 20 marzo, Bruxelles aveva intimato ai Paesi membri di non bloccare il materiale diretto agli Stati aderenti all'AELS.

Il 25 marzo la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) riconosceva che forniture di materiale da protezione per il coronavirus dirette in Svizzera erano ancora bloccate in Francia, ma anche in Germania. Il 29 marzo l'ambasciata di Francia ha poi indicato che tutti i problemi di consegna erano ormai stati risolti.

Stando alle dichiarazioni dell'ambasciatore alla RTS, da una settimana non c'è più traccia di tensione tra le autorità francesi e svizzere. «Abbiamo cose complicate da affrontare, ma abbiamo imparato a disinnescare gli attriti», ha affermato il diplomatico, che ha elogiato la buona collaborazione tra i due vicini nella lotta contro il coronavirus.

Journès ha confermato che i frontalieri francesi che lavorano nel settore sanitario in Svizzera non saranno requisiti da Parigi. «Circa 30'000 lavoratori francesi permettono agli ospedali svizzeri di funzionare» e continueranno a farlo. La minaccia di requisizione del personale medico è stata eliminata da quando il 18 marzo è stato raggiunto un accordo tra Parigi e Berna.

In realtà la questione dei frontalieri attivi nel settore elvetico delle cure non destava già più preoccupazione in quella data. «Non c'è nessun piano da parte della Francia di requisire il personale sanitario frontaliero. Siamo in uno spirito di collaborazione», aveva dichiarato il 13 marzo il consigliere di Stato ginevrino Mauro Poggia (Mouvement citoyen genevois), capo del Dipartimento della sicurezza, dell'impiego e della sanità.

Se ai lavoratori francesi fosse stato impedito di recarsi in Svizzera, i 150'000 francesi che vivono in Romandia avrebbero dovuto rivolgersi al sistema sanitario francese in caso di malattia, ha aggiunto Journès ai microfoni di RTS. Tuttavia, le regioni di confine francesi non erano preparate a questo scenario.

L'ambasciatore ha colto l'occasione per ringraziare la Svizzera, in particolare per aver accolto una trentina pazienti francesi ammalati di Covid-19. «La Svizzera ha fatto molto di più del suo dovere. È straordinario quello che avete fatto con noi negli ultimi giorni».

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