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SVIZZERA / AUSTRIA
02.04.20 - 19:360

Dietrofront delle autorità, la cameriera svizzera non è il "paziente zero"

Il Ministro della sanità austriaco ha corretto le informazioni diffuse in un primo momento.

All'origine della comunicazione sbagliata ci sarebbe un errore di trascrizione: la donna si era recata a Ischgl il 5 marzo e non il 5 febbraio

VIENNA - Non è una cameriera svizzera il cosiddetto "paziente zero" del coronavirus a Ischgl, nota località sciistica nell'est del Tirolo e al confine settentrionale della Bassa Engadina. Contrariamente a quanto annunciato in precedenza la donna non si è ammalata il 5 febbraio ma il 5 di marzo.

In una comunicazione diffusa nel tardo pomeriggio, il ministro della Sanità austriaco Rudolf Anschober (Verdi) ha corretto le informazioni date questa mattina sulla catena dell'infezione a Ischgl.

Secondo la fonte c'era stato un errore di trascrizione. La presunta prima paziente con diagnosi di covid-19 a Ischgl era stata nel comprensorio sciistico di Paznaun solo il 5 marzo e non il 5 febbraio, come annunciato in mattinata.

La data del primo test positivo a Ischgl, il 7 marzo, è quindi ancora valida. L'errore «si è probabilmente verificato al momento dell'inserimento dei dati nel Sistema di notifica epidemiologica EMS». «Ho incaricato gli autori della documentazione di chiarire completamente il motivo di questo errore», ha detto Anschober.

In una conferenza stampa organizzata stamane, il capo della divisione di medicina umana dell'ente sanitario austriaco AGES (Agentur für Gesundheit und Ernährungssicherheit) Franz Allerberger, aveva riferito che la donna svizzera era risultata positiva più di un mese dopo la lieve malattia, il 9 marzo.

Solo in Austria, 611 infezioni da Covid-19 sono direttamente attribuibili alla località turistica di Ischgl. La nota stazione sciistica collegata con il comprensorio engadinese di Samnaun è diventata uno dei principali focolai dell'infezione in Europa e 2500 turisti contagiati hanno fatto causa contro le autorità tirolesi e la Repubblica austriaca per gravi negligenze. Si tratta della prima "class action" per la pandemia da Coronavirus.

Attualmente AGES ha analizzato più di 40 cosiddetti coronavirus-cluster (gruppi, focolai di infetti) in Austria. Sotto il nome di "Cluster S Ischgl", sono stati analizzati i gruppi di casi partiti dalla regione di Paznaun. Finora, era un barista del ristorante dopo-sci "Kitzloch" di Ischgl ad essere accusato di essere la prima persona infetta ad averne contagiate molte altre persone.

La settimana scorsa, la procura di Innsbruck ha aperto un fascicolo sulla vicenda di Ischgl per verificare eventuali responsabilità penali. L'Associazione austriaca per la protezione dei consumatori (VSV, Verbraucherschutzverein) ha in seguito lanciato un appello sul suo sito internet, comunicando che chiunque si trovasse in vacanza a Ischgl o in uno dei villaggi vicini a partire dal 5 marzo e dopo è stato trovato positivo al Coronavirus, potrebbe "avere il diritto di chiedere un risarcimento danni al Tirolo o all'Austria, a condizione che possa produrre prove di negligenza attraverso relazioni appropriate o in un procedimento penale".

In poche ore, sono arrivate oltre 2500 segnalazioni, che hanno permesso alla VSV di presentare una denuncia collettiva contro il governatore del Tirolo.

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