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ZURIGO
16.10.19 - 21:400

Sfuriata di un agente in borghese sull'A1: al poliziotto hanno bucato le gomme

Scatta la condanna social contro l'ufficiale dopo il video del diverbio. L'esperto di diritto: «Gli utenti possono incorrere in denunce»

ZURIGO - Il video di un acceso litigio tra un poliziotto in borghese e un automobilista scoppiato dopo un sorpasso sull’A1 è diventato virale sui social e anche tio/20 minuti ne ha dato notizia. Per l’agente della comunale di Winterthur in questione è subito scattata la sospensione e la polizia cantonale ha avviato un procedimento a suo carico. La rete, però, ha già espresso la sua condanna.

Per timore che la giustizia regolare non porti a un granché, infatti, molti utenti di Instagram, Facebook e altri social media invocano giustizia sommaria contro il poliziotto. E pubblicano online il suo nome, le foto e persino il suo indirizzo senza risparmiare le minacce: «Passiamo da lui e lo facciamo fuori», scrive un utente di Instagram, e si tratta di uno dei commenti più pacati. A 20 Minuten l’agente ha confessato che ignoti gli hanno già bucato le gomme dell’auto sotto casa.

Martin Steiger, avvocato esperto in diritto in ambito digitale, giudica gli appelli alla giustizia sommaria riprovevoli: «È chiaro che il poliziotto ha commesso un errore, ma la giustizia deve fare il suo corso. Non c’entrano i desideri di vendetta di persone estranee». Per lui, con simili reazioni sui social si supera un limite: «È biasimevole condannare pubblicamente l’agente in questo modo - afferma -. Qui emerge il lato odioso dell’essere umano». È un classico caso in cui gente che la pensa allo stesso modo si incontra sui social e il tutto degenera, sottolinea.

Steiger ricorda inoltre che gli insulti, le minacce e le offese sui social possono essere punibili in sede giudiziaria: «Il poliziotto colpito potrebbe adire le vie legali in sede civile per violazione della personalità», ricorda l’avvocato. Ma sono pensabili anche procedimenti penali dietro denuncia di parte. E non solo: «È anche possibile citare in giudizio Facebook e Instagram perché non filtrano e cancellano questi commenti ingiuriosi e le informazioni personali del poliziotto».

Anche la polizia cittadina di Winterthur trova simili reazioni inopportune, non solo perché potenzialmente rilevanti in sede legale: «Invitiamo tutti a segnalare subito alle rispettive piattaforme commenti inappropriati e lesivi della personalità e contribuire così attivamente a contrastare simili comportamenti», dichiara la portavoce Sarah Paul. Non è noto se l’agente valuti di depositare delle denunce. 

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