Keystone - foto d'archivio
MAROCCO / GINEVRA
12.10.19 - 12:510

Scandinave uccise, parla la moglie dello svizzero incriminato

K., con doppia nazionalità svizzera, è stato condannato a 20 anni di prigione per costituzione di banda terrorista

RABAT - «Il giudice ha chiesto che fosse presente il traduttore, rispetta la legge, ma trovo assurdo che abbia convocato venti persone in un solo giorno, per parlare di fatti che coprono un arco di tre anni, mentre loro rischiano pene tra i 20 e i 30 anni». Si esprime così la moglie di K., il ginevrino che è stato condannato a 20 anni di prigione per costituzione di banda terrorista nell’ambito del duplice omicidio di Imlil, dove lo scorso dicembre due turiste scandinave vennero uccise e decapitate. 

La donna ha potuto esprimersi per la prima volta mercoledì durante il processo d’appello ai 24 imputati. 

«Mio marito voleva spiegare meglio come sono andate le cose. Ma il giudice esigeva solo che rispondesse solo “sì” o “no” alle domande che gli venivano poste. Voleva anche chiarire come mai ha firmato il rapporto della polizia che lo incrimina. Era scritto in arabo, una lingua che lui non conosce».

Secondo la giovane donna, un accusato ha affermato che suo marito era presente a un picnic in cui sono stati evocati degli attentati terroristici. «Ma tutti gli altri lo hanno smentito, sottolineando che K. non parla arabo».

K. continua a dichiararsi innocente. Il processo in appello continuerà il 23 ottobre.

Il processo del 18 luglio si è concluso con tre condanne a morte e un ergastolo per i quattro principali imputati. I condannati a morte sono Abdessamad Ejjoud, un venditore ambulante di 25 anni considerato il capo di un gruppo jihadista, che ha confessato di aver organizzato la spedizione omicida con due compagni, Younes Ouaziyad, un falegname di 27 anni, e Rachid Afatti, 33 anni, che ha filmato la scena.

Il ginevrino, trasferitosi in Marocco dopo la sua conversione all'Islam, era accusato di aver insegnato ai principali sospettati a usare una messaggistica criptata e di averli addestrati a sparare in una palestra per il paintball. L'ispano-svizzero sostiene di aver conosciuto Ejjoud per caso tramite un imam, ma di aver interrotto le relazioni con lui a causa delle sue idee estremiste.

Le due giovani, Louisa Vesterager Jespersen, studentessa danese di 24 anni, e la sua amica Maren Ueland, norvegese di 28, furono uccise e decapitate mentre da sole facevano campeggio alle pendici del monte Toubkal, a 70 chilometri da Marrakech. Il duplice delitto sconvolse l'opinione pubblica.

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