LUCERNA
08.10.19 - 16:240

Suicida a Malters per difendere il figlio, la polizia non aveva alternative

La 65enne si era barricata in casa e gli agenti avevano assediato lo stabile per 17 ore. Ma dopo infruttuose trattative lei si era uccisa sparandosi

LUCERNA - La polizia non aveva alternative valide. Così il Tribunale cantonale di Lucerna giustifica la sua decisione, già resa nota a luglio, di assolvere i responsabili delle forze dell'ordine lucernesi in merito all'intervento del marzo 2016 a Malters. In quell'occasione, una donna si era suicidata dopo essersi asserragliata in casa per impedire agli agenti di trovare la piantagione di canapa del figlio.

Lo scorso 1° luglio, confermando quanto deciso in primo grado nel giugno 2017 e respingendo il ricorso del figlio, la massima istanza giuridica lucernese aveva assolto il capo della polizia cantonale e l'ex capo di quella giudiziaria dall'accusa di omicidio colposo. Oggi, in oltre 130 pagine, il tribunale ha motivato la sentenza, che non è ancora definitiva e potrebbe finire sul tavolo del Tribunale federale (TF).

L'8 marzo del 2016, la polizia lucernese intendeva effettuare una retata in un edificio di Malters, sospettando la presenza di una piantagione illegale di canapa. Una 65enne, psicologicamente labile, si era però barricata in casa, fatto che aveva portato gli agenti ad assediare lo stabile per diciassette ore, fino al giorno seguente. La donna, il cui figlio era stato arrestato in precedenza per un reato legato alla droga e si trovava in detenzione preventiva, si era poi uccisa sparandosi al termine di infruttuose trattative.

Il Tribunale cantonale è giunto alla conclusione che la vittima era in grado di decidere quando si è suicidata. Per anni in passato, aveva già affermato che avrebbe preferito uccidersi piuttosto che finire ricoverata in un reparto psichiatrico.

Secondo il tribunale dunque, il desiderio della pensionata di porre fine ai suoi giorni non era dovuto unicamente all'intervento di polizia. Al contrario, esisteva indipendentemente dal comportamento delle forze dell'ordine e dagli eventi di quei giorni, si legge nelle motivazioni scritte della sentenza.

Per altro, la corte sottolinea che la donna rappresentava un pericolo del quale bisognava tenere conto. I quadri hanno esaminato attentamente e approfonditamente le varie possibilità di intervento prima di muoversi. Ma non esistevano alternative concrete, se non con rischi maggiori, alla soluzione infine scelta, afferma il tribunale. Tenendo conto di tutte le circostanze, stando alla giustizia l'operato della polizia è quindi da considerarsi proporzionato e legittimo.

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