Keystone (archivio)
SVIZZERA
16.07.19 - 11:310

Rifiuti in plastica, la lotta è ancora lunga

La Svizzera produce ancora troppi rifiuti urbani. Il riciclaggio ha ancora diverse lacune e mancano i divieti. Greenpeace punta il dito (anche) contro il nostro Paese

BERNA - La Svizzera produce circa cento chili di rifiuti in plastica per abitante e all'anno. Il riciclaggio non è che agli inizi e i divieti non sembrano essere all'ordine del giorno. Un'alternativa sarebbe quella di proporre prodotti sostitutivi, sistemi di utilizzo multiplo e nuovi modelli di pagamento.

«La Svizzera è uno dei paesi al mondo che conta la più grande quantità di rifiuti urbani. L'efficacia del sistema di pulizia, di smistamento e di raccolta fa in modo che le montagne di rifiuti non siano quasi per nulla visibili» afferma il portavoce di Greenpeace Yves Zenger. Anche le acque elvetiche sono particolarmente inquinate da plastica.

Plastica poco riciclata - La plastica rappresenta il 13% dei rifiuti in Svizzera, ma solo il 10% viene riciclato, secondo l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM). Il resto, ossia il 90%, è bruciato negli inceneritori o in cementifici. Da un punto di vista ecologico, sia l'incenerimento che il riciclaggio presentano un buon bilancio, sottolinea Rebekka Reichlin, portavoce dell'UFAM.

Greenpeace e l'associazione "Zero Waste Switzerland" (Zero rifiuti Svizzera) considerano invece l'incenerimento dei rifiuti in plastica un gigantesco spreco di risorse. Nemmeno il riciclaggio risolve il problema. La maggior parte della plastica non è sufficientemente pura per produrre una quantità equivalente di materia riciclata. Inoltre il riciclaggio consuma molta energia, spiega Zenger.

Le imprese che ricorrono a imballaggi usa e getta trasmettono un cattivo segnale e alimentano lo spreco, deplora Greenpeace. Dovrebbero quindi assumersi una parte dell'eliminazione dei rifiuti, secondo il principio della causalità.

Greenpeace accoglie positivamente iniziative in tal senso discusse nella città di Berna anche se attualmente non applicate come per esempio il "centesimo per la pulizia". Il progetto, che ha incontrato una viva opposizione da parte degli ambienti interessati nel corso della procedura di consultazione, si basava sul principio "chi inquina paga". L'idea era di introdurre una tassa che avrebbe colpito in modo proporzionale al fatturato dettaglianti, venditori di cibo da asporto (take-away) ed editori di giornali gratuiti, ma anche bar, ristoranti e organizzatori di eventi con oltre 1000 spettatori, con sconti e anche esoneri per chi avesse adottato misure anti-littering appropriate. Il provento sarebbe stato destinato a compensare i costi da essi indirettamente causati in termini di spazzatura abbandonata.

Un simbolo e un inizio - La cannuccia monouso per bere bibite è diventata il simbolo per eccellenza dello spreco di plastica. Considerato il problema delle microplastiche nell'ambiente, diversi paesi discutono sul divieto delle cannucce. Presi di mira sono anche il bastoncino usato per mescolare il caffè o il bastoncino per la pulizia delle orecchie. Non è un caso che si tratti di prodotti ai quali i consumatori possono rinunciare senza grandi problemi.

La fretta dimostrata dalla città di Neuchâtel tuttavia stupisce: è stata la prima in Svizzera a voler bandire le cannucce di plastica dai suoi bistrot, tuttavia l'applicazione di un divieto incontra problemi giuridici: è illegale vietare un prodotto in un cantone se è permesso in altri.

È chiaro a tutti che la proibizione delle cannucce non risolverà i problemi ecologici dovuti alla plastica. L'UFAM osserva che rappresentano solo una minima parte dei rifiuti e del littering. Un punto positivo secondo l'ufficio federale è che aumenta la consapevolezza riguardo al problema.

L'UFAM non mira ad alcun divieto di prodotti. Articoli usa e getta per i quali esistono buone alternative - piatti, posate, bastoncini per la pulizia delle orecchie - devono certamente sparire dal mercato, ritiene la portavoce Reichlin. Ma spetta ai commercianti agire.

Negozi e politica sollecitati - A questo proposito la portavoce rimanda all'introduzione riuscita dei sacchetti di plastica a pagamento nei supermercati, al deposito su tazze in plastica o restrizioni su piatti monouso in occasione di grandi eventi.

Tre anni fa Coop e Migros hanno rinunciato alla gratuità dei sacchetti di plastica. Presso Migros il loro utilizzo è calato dell'83%. Inoltre ora sono composti al 100% di materiale riciclato.

Secondo "Zero Waste Switzerland", i grandi distributori hanno introdotto la tassa unicamente per evitare un divieto a livello politico. Secondo l'associazione è quindi urgente che gli ambienti politici agiscano e adottino misure.

Modificare le abitudini - Sostituire i prodotti di plastica monouso con altri articoli che vengono poi gettati non ha senso, secondo la cofondatrice di "Zero Waste Switzerland" Natalie Bino. È d'altra parte sensato passare a sistemi riutilizzabili organizzati a livello regionale, sottolinea Bino.

Della stessa opinione Greenpeace: sostituire le cannucce di plastica con quelle di paglia è un primo passo, ma non bisogna fermarsi lì. È più importante investire in servizi alternativi a uso multiplo come il riempimento dei contenitori e il loro riutilizzo.
 
 

Commenti
 
GI 3 mesi fa su tio
che vadano a "esporre le loro preoccupazioni" nei paesi che fanno ben meno di noi o addirittura niente....
lollo68 3 mesi fa su tio
Il mio sacco della spazzatura è pieno di plastica. Visto che pago la tassa sul sacco mi aspettavo che il comune organizzasse un container per la plastica da riciclare!
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