SVIZZERA / ITALIA
03.07.19 - 21:100
Aggiornamento : 04.07.19 - 06:01

Uno dei soccorritori di Florijana: «Sapevamo che in questi casi ci sono poche speranze»

Stefano è uno dei pompieri che hanno partecipato alle ricerche della calciatrice svizzera: «Mi sono subito sentito legato a lei»

ZURIGO / DONGO - La scomparsa della nazionale elvetica Florijana Ismaili ha scioccato la Svizzera e la vicina Como. Le concitate ricerche del corpo della 24enne sono durate giorni. Stefano Giardelli, uno dei pompieri volontari di Dongo impegnati nell'intervento, ci ha raccontato quei difficili momenti.

Signor Giardelli, come si è svolto l’intervento?
Sabato intorno alle 16:30 è arrivata una chiamata di emergenza. Diceva che una persona era dispersa nel Lago di Como. Abbiamo subito raggiunto l’amica di Florijana Ismaili e abbiamo parlato con lei. Piangeva. Ci ha detto che Florijana si era tuffata nel lago e non era più riemersa.

Che cosa avete pensato? 
In quel punto il lago è profondo e pericoloso. L’acqua era sotto i 20 gradi e la temperatura dell’aria era di circa 35. Penso che Florijana abbia avuto uno shock. Abbiamo molta esperienza di casi simili, sono in qualche modo di routine. Questa volta, però, c’era qualcosa di diverso.

Che cosa intende? 
Quando ho visto una foto di Florijana sorridente e felice mi sono sentito toccato. Ho subito avuto la sensazione di conoscerla anche se non l’avevo mai incontrata. Forse è perché amo il calcio o perché era così giovane. Avrebbe potuto essere mia sorella.

Che cosa pensava mentre partecipava alle ricerche? 
Tutti sapevamo che ci sono poche speranze quando qualcuno sparisce nel lago. Dover cercare una persona così giovane, però, mi è pesato molto. Non mi sono dato per vinto fino alla fine. Sabato stesso ho incontrato i genitori di Florijana e ho parlato con loro. Sono scoppiati a piangere, ma, al contempo, speravano ancora in un lieto fine. È stato un incontro molto emozionale.

Come avete proceduto? 
Abbiamo cercato Florijana con 5-6 imbarcazioni per tutto sabato, domenica e lunedì. Abbiamo fatto brevi pause solo di notte quando le ricerche sarebbero state troppo pericolose. È stata dura. Non avevamo alcuna indicazione su dove potesse trovarsi la ragazza. Lunedì è arrivata un’imbarcazione con un robot da Milano per supportarci nelle ricerche.

Come ha affrontato, lei, questa esperienza? 
Ogni sera con la squadra facevamo un debriefing e discutevamo di quanto era accaduto durante la giornata. Alla mia famiglia, invece, non ho raccontato niente dell’intervento. Non voglio spaventarli. Sono nato qui, viviamo sul lago, io ci nuoto tutti i giorni. Fa parte della nostra vita.

Martedì sera è stato tristemente chiaro: Florijana era morta. Come l’ha saputo? 
Ero sull’imbarcazione quando abbiamo trovato il suo corpo e ho aiutato a estrarlo dall’acqua. Tutte le ricerche sono state logoranti, ma quel momento lo è stato in modo particolare. Non mi ha scioccato perché non avessi mai visto niente del genere. Mi ha scioccato perché mi sentivo legato a lei. Mi fa soffrire così tanto che non siamo riusciti ad aiutare la sua famiglia. Lo avrei fatto volentieri. Vorrei fare loro le mie condoglianze più sentite. Sono sicuro che ora Florijana gioca a calcio in cielo.

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