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SVIZZERA
19.06.19 - 08:220

L’esercito nazionale libico sta cercando l’imam di Bienne

Sarebbe accusato di terrorismo, ma lui si difende e respinge le critiche

BIENNE - «Lo vedete questo? È un criminale». Si è espresso così, mostrando la foto, il Generale maggiore dell’esercito nazionale libico (LNA), Ahmed El-Mismari, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta lo scorso 6 aprile. Nella foto si vede Salah Ramadan Al Fitouri Salem. Un nome che a noi non dice nulla. Forse è più conosciuto con il nome di Abu Ramadan, ed è l’imam di Bienne, il controverso predicatore della moschea Ar'Rahman accusato da alcuni media di essere un predicatore d'odio, contro il quale la Svizzera ha revocato il diritto di asilo nel 2017 e lo status di rifugiato, e contro il quale è aperto pure un procedimento penale per discriminazione razziale.

«È un pericoloso terrorista, ed è ricercato dalle nostre forze armate» ha dichiarato El-Mismari che ha descritto Abu Ramadan, nativo della Libia, come il Mufti ufficiale di al-Qaida, nonchè autore di operazioni anche in Siria.  Il Mufti, nei  paesi musulmani, è un dotto autorizzato a emettere responsi in materia giuridica e anche teologica.

L’esercito nazionale libico di Khalifa Haftar è una forza non riconosciuta a livello internazionale, che si è formata dopo la caduta  di Muammar al-Ghadhafi. Haftar è un vecchio compagno di Gheddafi. La conferenza stampa è stata trasmessa da Sky News Arabia, l’equivalente in lingua araba del canale di notizie americano Sky News.

Il libico Abu Ramadan (il cui vero nome era Ben Salem Salah) è arrivato in Svizzera nel 1998. Si stabilì a Nidau (Berna) dove ha ricevuto 600.000 franchi di assistenza sociale tra il 2004 e il 2017. Non ha mai lavorato. Nel 2017, il Tribunale amministrativo federale lo ha privato del diritto di asilo perché si era recato nel suo paese almeno dodici volte in quattro anni. Contro di lui è stato aperto un procedimento penale. Il reato ipotizzato è quello di discriminazione razziale.

L'apertura del procedimento faceva seguito a una indagine preliminare nel corso della quale era stata tradotta una predica tenuta da Abu Ramadan che aveva attirato l'attenzione, nell'agosto 2017, dei quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund", come pure della tv svizzerotedesca SRF. Secondo questi media, l'allora 64enne libico, si sarebbe così espresso durante una preghiera del venerdì nella moschea biennese: «Oh Allah, ti prego di annientare i nemici della nostra religione, gli ebrei, i cristiani e gli indù, i russi e gli sciiti».  L'interessato ha tuttavia contestato tale versione, non esitando a definire il traduttore un «bugiardo». La traduzione è stata subito contestata anche dal Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS), secondo il quale i media avrebbero male interpretato un verbo arabo usato da Abu Ramadan nella sua invocazione ad Allah.

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