Keystone (archivio)
SVIZZERA
22.05.19 - 23:000

Scandalo Autopostale, troppo "ottimismo" sulle attività in Francia

La possibile uscita da Autopostale Francia comporta nuovi rischi che non sono ancora stati integrati nelle valutazioni della Posta

BERNA - Dal punto di vista formale, la gestione dei rischi della Posta è corretta. Non sempre le valutazioni però si sono rivelate valide, come ad esempio nel caso di Autopostale Francia. Una possibile uscita programmata dall'azienda potrebbe costare milioni, secondo il Controllo federale delle finanze (CDF).

Il CDF, fra maggio e settembre dello scorso anno, ha eseguito una verifica della gestione dei rischi attuata dalla Posta. Il lavoro dell'organo di controllo è stato suddiviso in due parti: nella prima si trattava di stabilire se la Confederazione, in qualità di proprietaria, stabilisce requisiti pertinenti in materia di gestione dei rischi e se la Posta li soddisfa. La seconda parte invece riguarda i due casi specifici di Autopostale Francia e Liechtenstein.

Nel rapporto del gruppo, fino alla fine del 2017 Autopostale Francia era ancora considerata un'opportunità e non un rischio, precisa il CDF nel suo rapporto. Eppure, secondo l'organo di controllo «difficilmente si potrà verificare un ritorno sugli investimenti delle attività condotte in Francia considerando i 19 milioni di franchi di aumento del capitale e i 57 milioni di franchi di debiti contratti presso la casa madre». Negli scorsi anni Autopostale Francia ha potuto realizzare qualche profitto solo perché il gruppo ha rinunciato a 25 milioni di franchi di crediti.

La possibile uscita da Autopostale Francia poi comporta nuovi rischi che non sono ancora stati integrati nelle valutazioni della Posta. Secondo il CDF il portafoglio potrebbe subire perdite poiché i clienti potrebbero non rinnovare i contratti, ma finora né Autopostale Francia né Autopostale Svizzera hanno costituito accantonamenti per coprire questi costi. La Posta parte dal presupposto che gli attivi, pari a 124 milioni, superino comunque i debiti, mentre per il CDF, una riduzione del personale potrebbe comportare costi aggiuntivi se un potenziale acquirente non intendesse rilevare le parti non operative.

Secondo l'organo di controllo, questo modo di agire potrebbe non rispettare uno degli obiettivi strategici del Consiglio federale che prevede che forme di cooperazione e partecipazione, in particolare all'estero, debbano essere gestite in maniera professionale e tenere adeguatamente conto dei rischi.

Più in generale i rapporti sui rischi della Posta sono molto tecnici e poco adatti ai destinatari, secondo il CDF. Al momento della verifica, il regolamento non teneva sufficientemente conto di alcuni aspetti importanti per il consiglio di amministrazione e la direzione. Da allora però sono stati apportati miglioramenti.

Dal 1° febbraio 2019, la gestione dei rischi dipende direttamente dal responsabile Finanze del gruppo ("Chief Financial Officer", CFO) che cumula così più mandati. Secondo il CDF, questa organizzazione potrebbe compromettere l'indipendenza necessaria.

Quanto all'amministrazione federale, il Dipartimento federale delle comunicazioni (DATEC) integra i rischi a cui è esposta la Posta soltanto in modo generico in un capitolo dedicato ai «Rischi di una gestione lacunosa delle imprese parastatali». Nel rapporto 2018 però sono già stati introdotti miglioramenti.

Inoltre la strategia di gestione dei rischi attualmente applicata dal gruppo e dalle singole unità non è formulata in modo sufficientemente esplicito, per questo ha chiesto al DATEC e all'Amministrazione federale delle finanze (AFF) di eseguire una verifica periodica dell'efficacia. DATEC e AFF hanno però respinto questa raccomandazione.

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