Céline, morta suicida a 13 anni nell'agosto del 2017, vittima di cyberbullismo
ARGOVIA
15.04.19 - 21:150
Aggiornamento : 16.04.19 - 10:09

Suicida per cyberbullismo: «Bloccate l’accesso ai social ai responsabili»

La loro figlia si è tolta la vita nel 2017 all’età di 13 anni. I genitori chiedono delle misure più severe per combattere il problema

SPREITENBACH - Céline si è suicidata a 13 anni. La madre l’ha trovata senza vita il 28 agosto del 2017 nella loro abitazione, nel canton Argovia. La ragazza veniva da tempo bullizzata su Instagram e Snapchat e non è più riuscita a sopportare quel peso.

Per la giustizia il caso è chiuso. Due adolescenti di Dietikon (ZH) sono stati condannati per coercizione, tentativi di minaccia e insulti. Secondo quanto riferisce la Schweiz am Wochenende dovranno svolgere qualche giorno di lavori sociali. Il Ministero pubblico dei minorenni non ha riconosciuto un nesso diretto tra il suicidio della ragazza e il bullismo subito.

Ma per la famiglia di Céline il caso non è per niente chiuso. I genitori non si danno pace. Hanno perso la loro unica figlia. E - su 20 Minuten - denunciano il trattamento riservato alle vittime di cyberbullismo che, a loro dire, non vengono sufficientemente protette.

«Gli stalker possono essere condannati solo per coercizione, minacce e insulti. Considerata la portata del problema, non è neppure lontanamente sufficiente», ha spiegato la madre. E rivendica delle sanzioni più severe per i responsabili. «I responsabili dovrebbero essere bloccati sui social network come Instagram e Snapchat. Per queste persone perdere followers è più grave che adoperarsi qualche ora in servizi di pubblica utilità».

Un’idea condivisa dallo psicologo Thomas Spielmann: «Bisognerebbe infliggere loro il divieto di avere un profilo attivo sui social per un periodo di ad esempio tre anni - ha detto a Tele M1 -. Come confiscare l’auto a chi commette gravi reati stradali». Il consigliere nazionale UDC Lukas Reimann ha intenzione di depositare un’iniziativa su questo tema.

L’avvocato Martin Steiger sottolinea dal canto suo che sebbene delle misure simili siano già in vigore all’estero, non è facile controllare l’operato di queste persone: «Potrebbero creare un nuovo profilo sui social, magari sotto pseudonimo». Inoltre, «il divieto violerebbe i loro diritti fondamentali, considerato che i giovani al giorno d’oggi comunicano essenzialmente via social». L’avvocato precisa che il diritto penale dei minorenni pone l’accento sull’educazione e la protezione, anziché sulla punizione. «Quello che è accaduto a Céline è tragico, ma non è possibile adattare il diritto penale a dei casi estremi come questo».

Leggi il nostro speciale "Morire di bullismo"

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