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SVIZZERA
11.04.19 - 11:560

I giovani si fidano di giornali e tv, ma si informano con i social

Facebook e Instagram vengono giudicati poco credibili, ma fanno comunque breccia fra i giovani

ZURIGO - La grande maggioranza dei giovani svizzeri considera la televisione pubblica e i giornali particolarmente affidabili per la qualità delle notizie, ma si informa essenzialmente attraverso le reti sociali, che giudica poco credibili. Per modificare questa condotta, che comporta rischi in una democrazia come quella elvetica, genitori, scuola e media pubblici devono ciascuno assumere le proprie responsabilità, esorta l'edizione 2019 dello studio JAMESfocus, pubblicato oggi.

La ricerca, intitolata JAMESfocus - News e fake news, è stata realizzata dal Dipartimento di psicologia applicata della Scuola universitaria zurighese di scienze applicate (ZHAV) tra aprile e maggio 2018 nelle tre maggiori regioni linguistiche, intervistando per iscritto 1174 giovani di età compresa tra 12 e 19 anni nel corso di una lezione scolastica. La ricerca non precisa le dimensioni dei campioni di studenti tedescofoni, francofoni e italofoni.

Tra gli aspetti giudicati problematici per la formazione dell'opinione, gli autori citano la scarsa attenzione per la politica internazionale, quella nazionale e l'economia, che rispettivamente interessano il 35%, il 20% e il 18% degli intervistati.

La domanda ammetteva risposte multiple: i temi più gettonati nei media di qualsiasi tipo sono la musica (67%) e quello che Gregor Waller, primo autore della ricerca, e colleghi hanno chiamato "eventi di attualità da tutto il mondo" (66%). Lo sport occupa il terzo gradino del podio (55%), seguito da "star/celebrità" (48%) e, più lontano, dall'ambiente (39%).

Senza sorprese, i media sono più consumati per la politica svizzera con l'avanzare dell'età: se ne interessano il 12% dei 12-13enni e il 20% dei giovani maggiorenni (18-19enni). Una differenza sensibile si osserva, per l'insieme degli intervistati, a seconda della provenienza: 22% per gli svizzeri di origine, 8% per quelli con passato migratorio.

I due maggiori canali di informazione dell'attualità - anche in merito a questa domanda gli intervistati potevano fornire più risposte - sono i "dialoghi con amici/famigliari" (72%) e le reti sociali, in particolare Facebook e Instagram (59%). Rilevanti sono anche i portali video (42%). La fruizione di televisione (33%), radio (31%) e quotidiani in abbonamento (15%) è sensibilmente meno rilevante.

Le fonti utilizzate non corrispondono affatto all'opinione dei giovani sulla loro credibilità. Per giudicare l'affidabilità dei canali utilizzati gli intervistati dovevano fornire la loro preferenza a due tra quattro media: internet, giornali, radio e televisione. Il campione in questo caso è risultato di 1074 giovani. Alla tv sono andate 1236 preferenze, ai giornali 977, alla radio 595 e a internet 420. "Solo un quinto dei giovani sostiene che la maggior parte delle informazioni in Internet è credibile", riassume la ricerca.

Del resto il 39% degli intervistati ammette di avervi visto, nei dodici mesi precedenti l'inchiesta, notizie che a posteriori si sono rivelate false. Gli autori della ricerca sottolineano che questo dato è un'autovalutazione (i giovani hanno menzionato solo le cosiddette fake news che hanno essi stessi individuato come tali). La percentuale di informazioni false a cui i giovani sono esposti è pertanto verosimilmente più alta, avvertono Waller e colleghi.

Come rimediare all'esposizione a fake news? Da un lato genitori e scuola devono fornire ai giovani gli strumenti per differenziare verità e menzogna. Dall'altro, visto come i giovani per informarsi sono dipendenti da internet malgrado la consapevolezza delle sue lacune, la televisione pubblica (giudicata invece estremamente credibile) deve sviluppare nuovi formati di notizie rivolti a un pubblico giovane. "Infatti, solo se informati in modo affidabile i giovani possono formarsi un'opinione basata sui fatti e potranno così da maggiorenni assumersi la responsabilità democratica di elettori", recita l'ultima frase dello studio.

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