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ZURIGO
18.03.19 - 10:260

Sempre più bambini non vanno a scuola e sono istruiti a casa

Attualmente sono oltre 2mila i ragazzi che non frequentano né la scuola pubblica, né quella privata

ZURIGO - Nell'arco di cinque anni è più che raddoppiato in Svizzera il numero di bambini che vengono istruiti a casa propria: lo rivela un'inchiesta realizzata dal Tages-Anzeiger, secondo cui attualmente 2079 ragazzi non frequentano né la scuola pubblica, né quella privata.

Le differenze regionali sono notevoli: il cosiddetto homeschooling è particolarmente diffuso nei cantoni di Vaud (640 casi), Berna (576), Argovia (246) e Zurigo (240), mentre in dieci cantoni (fra cui il Ticino) non vi è alcun allievo fuori dalla scuola, emerge dall'indagine realizzata dai quotidiani interpellando le cancellerie.

Le discrepanze sono dettate dalla varietà di regole cantonali: Vaud non prevede requisiti minimi, altri cantoni chiedono per esempio che i genitori che si occupano da soli dei figli abbiano una formazione, altri ancora sono ultra-restrittivi. I vari approcci generano anche un certo "turismo" dei genitori alla ricerca del luogo da loro ritenuto più idoneo per allevare la prole.

Un tempo chi teneva i figli a casa lo faceva in quanto appartenente a minoranze religiose, mentre oggi questo aspetto è diventato secondario, ha spiegato al Tages-Anzeiger Willi Villiger, presidente del Verein Bildung zu Hause Schweiz, l'associazione elvetica di homeschooling.

Oggi prevalgono tre motivazioni: un primo gruppo di genitori non è soddisfatto del livello della scuola, un secondo diventa senza volerlo docente in casa propria poiché il figlio a scuola sviluppa problemi psichici o di salute, il terzo è invece composto da coloro che non vogliono farsi dettare l'istruzione dall'esterno e puntano a realizzare i loro ideali. Secondo Villiger - che di professione è docente alla scuola pubblica - la crescita del fenomeno è anche una conseguenza dell'individualizzazione della società.

L'argomento principale contro l'homeschooling non è legato alle prestazioni dei ragazzi - il loro livello di istruzione è infatti normalmente buono - quanto al pericolo di una carente socializzazione. Imparare a scrivere e a far di conto in famiglia li priverebbe dell'interazione con l'ambiente esterno, importante per la crescita dell'individuo.

Secondo Carsten Quesel, professore di sociologia educativa alla scuola universitaria professionale della Svizzera orientale, non vi sono prove che i ragazzi tenuti a casa soffrano di una sorta di impoverimento sociale. Il tema non è però in pratica stato oggetto di ricerca finora in Svizzera, aggiunge Quesel in dichiarazioni riportate dal Tages-Anzeiger. A suo avviso il pericolo di un isolamento radicale è molto limitato.
 
 

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