Keystone
SVIZZERA / FRANCIA
18.02.19 - 15:450

Battaglia legale in Francia, mercoledì la sentenza per UBS

Nel processo conclusosi lo scorso 15 novembre, la banca elvetica è accusata di fornitura illecita di servizi finanziari a domicilio e riciclaggio aggravato del provento fiscale

PARIGI - UBS saprà mercoledì l'esito della sua battaglia legale in corso in Francia. La giustizia comunicherà infatti il suo verdetto nell'ambito del processo svoltosi in autunno e che vede il numero uno bancario elvetico nonché il principale gestore patrimoniale al mondo accusato a Parigi di fornitura illecita di servizi finanziari a domicilio ("démarchage") e riciclaggio aggravato del provento fiscale.

Nel processo iniziato l'8 ottobre e conclusosi il 15 novembre a Parigi, la Procura nazionale finanziaria francese (Parquet national financier, PNF) ha chiesto una multa di 3,7 miliardi di euro (4,2 miliardi di franchi al cambio attuale) per sanzionare un presunto «sistema di frode» considerato «di portata eccezionale» attuato fra il 2004 e il 2012. Un importo senza precedenti per la Francia e che giustifica «un attacco inaccettabile al patto repubblicano» in un momento in cui l'evasione e il riciclaggio di denaro sono «un fenomeno massiccio» con «metodi industriali», aveva detto durante le udienze il procuratore Serge Roques.

La difesa dal canto suo, aveva cercato di smontare un'accusa che voleva «dimostrare un sistema globale» di frode «invece di provare» i crimini di ognuno. Denis Chemla per UBS, aveva chiesto il proscioglimento.

La banca svizzera è accusata di aver inviato illegalmente i suoi consulenti finanziari in Francia per contattare la ricca clientela di UBS Francia - avvicinata durante ricevimenti, battute di caccia ed eventi sportivi - e convincerla ad aprire conti non dichiarati nella Confederazione.

«Taccuini del latte» - La banca è anche sospettata di aver istituito una doppia contabilità, per mascherare i movimenti di capitali illeciti tra i due paesi: i cosiddetti «taccuini del latte», ovvero registri informali in cui erano - secondo l'accusa - annotate le aperture di conti non dichiarati in Svizzera. Per l'istituto con sede nella Paradeplatz di Zurigo, si trattava di un semplice strumento di valutazione delle performance dei banchieri.

Nei confronti della filiale francese di UBS, la PNF ha chiesto una multa di 15 milioni di euro per complicità, mentre per sei ex responsabili pene pecuniarie fino a 500'000 euro e due anni di reclusione sospesi. Lo Stato, in quanto parte civile, ha chiesto un risarcimento danni di 1,6 miliardi.

La posta in gioco è alta: l'esito del primo processo di tale portata per una frode in Francia sarà osservato attentamente dai mercati finanziari.

Il processo di un'epoca - Il processo a UBS rimarrà nella memoria anche come quello ad un'epoca di pratiche ora combattute. Tale lotta, iniziata in seguito alla crisi finanziaria del 2008, ha portato all'adozione del principio dello scambio automatico di informazioni per oltre 90 Paesi, segnando per iscritto la fine del segreto bancario svizzero.

Nel corso delle udienze, UBS ha costantemente negato di aver superato la linea rossa della legalità. La banca si è rifugiata dietro al segreto bancario per giustificare la sua impossibilità di citare i propri clienti.

La PNF ha chiesto un importo - 3,7 miliardi di euro - esattamente corrispondente alla somma recuperata dai clienti francesi di UBS che hanno regolarizzato la loro situazione presso l'unità apposita aperta a Bercy.

La procura ha ricordato che UBS ha ammesso di aver ospitato 17'000 contribuenti americani: una pratica illegale «molto simile» al caso francese - secondo la PNF - e che nel 2009 ha portato la banca svizzera a pagare una multa di 780 milioni di dollari alle autorità fiscali statunitensi. Secondo la difesa, che ha sfidato la giustizia a citare i nomi dei clienti e i numeri di conto, le due cose non hanno «nessun legame».

Dopo sei settimane di udienze, il tribunale era sembrato essere tornato al punto di partenza: con la certezza che una frode ha avuto luogo - dato che 3900 clienti francesi di UBS hanno regolarizzato la propria situazione - ma ancora senza un chiaro legame tra la frode e la vendita a domicilio.

«Non c'è traccia di una sola operazione», ha affermato la difesa, mentre la PNF ha deplorato la «distruzione» dei «taccuini del latte» che contabilizzavano le operazioni - uno solo è stato trovato e altri due sono stati parzialmente ricostruiti.

Per quanto riguarda la frenetica ricerca di nuovi clienti, la difesa ha sostenuto che la presenza di consulenti svizzeri in Francia non è sufficiente a provare la vendita a domicilio, che presuppone «un'intenzione».

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