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GRIGIONI
18.01.19 - 12:310
Aggiornamento 15:41

Piper caduto a Diavolezza: il pilota ha rischiato troppo

Il Sisi ha pubblicato il rapporto sull'incidente avvenuto nell'agosto del 2017 che costò la vita al pilota 61enne e a due giovani

SAMEDAN - I troppi rischi presi dal pilota sono all'origine dell'incidente aereo avvenuto nell'agosto del 2017 a Diavolezza, in Val Bernina (GR), che ha causato tre morti e un ferito grave. Lo ha stabilito il Servizio d'inchiesta svizzero sulla sicurezza (SISI), il quale ha fra l'altro appurato che ai comandi dell'apparecchio non c'era il pilota ma un quattordicenne.

Tattica inadatta e rischiosa - Secondo il rapporto pubblicato oggi dal SISI, lo schianto del piccolo aereo è stato causato da una tattica di volo in montagna inadatta e rischiosa. Ha contribuito direttamente all'incidente la decisione del pilota, senza formazione da istruttore, di lasciare i comandi dell'apparecchio a una persona inesperta in una fase impegnativa di volo.

Ma già l'ingresso nella vallata dove il Piper PA-28 si è sfracellato è stato effettuato nettamente al di sotto della quota di sicurezza raccomandata. Per sorvolare in linea retta la Diavolezza (2973 m s.l.m.) sarebbe stato necessario il quadruplo della velocità variometrica (ritmo di salita).

Inoltre pure i giri in aereo effettuati nei giorni precedenti e un volo sulla Fuorcla Surlej la mattina del giorno dell'incidente erano già a rischio, scrive il SISI. Anche in questi casi sono stati rilevati deficit nella tattica di volo analoghi a quelli che hanno provocato lo schianto, lasciando concludere che il pilota non fosse cosciente dei possibili pericoli.

Nell'incidente avvenuto il 4 agosto del 2017 solo 300 metri a nord della Diavolezza sono morti il pilota 61enne e due ragazzi 14enni che lo accompagnavano, mentre una 17enne è rimasta gravemente ferita. Il velivolo stava effettuando un volo nell'ambito di una colonia giovanile gestita dall'Aero-Club della Svizzera (AeCS) in Engadina.

«Mancanza di coscienza in termini di sicurezza» - La relazione finale del SISI non risparmia critiche nemmeno per gli organizzatori del campo giovani «per la loro mancanza di coscienza in materia di sicurezza». Prima del dramma essi sapevano infatti che in circa 25 casi ai passeggeri era stato chiesto di "sentire" o addirittura di prendere i comandi dell'apparecchio. Ma questo aspetto non fu mai discusso con i piloti. «Hanno quindi accettato un rischio sistemico che ha contribuito all'incidente», permettendo a piloti non preparati come istruttori di volo di lasciare i comandi dell'aereo a persone inesperte.

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