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SVIZZERA
07.09.18 - 11:120
Aggiornamento : 14:23

Lotta alla povertà: «È un problema sociale serio»

Il programma nazionale coinvolge la Confederazione, i Cantoni, le Città, i Comuni e la società civile. Il Consiglio federale ha annunciato di volere ridurre il budget

BERNA - Il programma nazionale di prevenzione e di lotta alla povertà ha permesso di realizzare proposte innovative e di rafforzare la collaborazione fra coloro che operano in questo campo. È quanto hanno sottolineato oggi a Berna i partecipanti al progetto, che si chiuderà a fine dell'anno. Il bilancio è positivo, hanno rilevato in occasione della conferenza nazionale su questo tema, ma le sfide restano molteplici.

«Resta moltissimo da fare», ha dichiarato in apertura il presidente della Confederazione Alain Berset, ricordando che la povertà non è affatto scomparsa e giudicandola «inaccettabile» in un Paese ricco come la Svizzera. Secondo il consigliere federale, il programma lanciato dalla Confederazione nel 2014 - che ha coinvolto anche Cantoni, Comuni e società civile - ha comunque permesso di compiere passi avanti nella buona direzione.

«Questi cinque anni ci hanno permesso di rafforzare le collaborazioni», ha riassunto Berset. «Abbiamo anche potuto approfondire le conoscenze in alcuni campi, scambiarci le ultime informazioni sulla povertà e definire insieme un campo di azione».

Gli obiettivi sono però stati raggiunti solo parzialmente, ha ammesso, ricordando che la piattaforma online di informazioni per le persone toccate e il monitoraggio su scala nazionale, previsti in un primo tempo, non vedranno la luce. Il ministro ha per altro sottolineato l'importanza delle assicurazioni sociali, senza le quali «il numero di poveri in Svizzera sarebbe quattro o cinque volte superiore».

Intervenuto subito dopo Berset, il consigliere di Stato vodese Pierre-Yves Maillard (PS), si è detto dispiaciuto del fatto che il programma non abbia permesso di sviluppare nuove misure di politica sociale. «Quelle attuali non sono sufficienti», ha affermato, ricordando che oggi il salario di un operaio non basta più a far vivere una famiglia e le spese fisse (affitto, assicurazioni...) aumentano più in fretta degli stipendi.

Per Jürg Brechbühl, direttore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), il programma ha permesso di comprendere meglio la povertà, mentre per la municipale bernese Franziska Teuscher il progetto ha posto finalmente all'ordine del giorno questa problematica.

Alla luce del tasso di povertà attuale, del 7,5%, e dei cambiamenti strutturali che interessano il mondo economico, Confederazione, cantoni e Comuni hanno deciso di proseguire gli sforzi fino al 2024. Il nuovo programma, battezzato Piattaforma nazionale contro la povertà, sarà però dotato di minori mezzi finanziari, come annunciato lo scorso 18 aprile dal Consiglio federale.

Il budget sarà di 2,5 milioni di franchi su cinque anni, contro 9 per il periodo 2014-2018. Il ruolo della Confederazione sarà quello di accompagnare l'applicazione da parte dei Cantoni e dei Comuni delle raccomandazioni formulate. I settori prioritari saranno la promozione delle possibilità di formazione, l'integrazione sociale e professionale, così come il miglioramento delle condizioni di vita generali.

Queste decisioni sono state criticate da Caritas Svizzera, in una recente presa di posizione. L'organizzazione ritiene in particolare che la Confederazione si distanzi troppo dalla lotta alla povertà.

Nel 2016 erano 615'000 le persone toccate da questo fenomeno in Svizzera, di cui 108'000 bambini, secondo i dati forniti dall'Ufficio federale di statistica (UST). La soglia di povertà si situava nel 2016 a 2247 franchi al mese in media per una persona sola, e a 3981 per una famiglia di due adulti e due bambini di meno di 14 anni.

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