Keystone
LUCERNA
14.08.18 - 17:400

Uccise la moglie «per onore»: «Sono stato istigato»

Nel 2008 il curdo siriano aveva sposato la cugina di 17anni più giovane, in un matrimonio combinato dai genitori e dalla nonna comune. Si è tenuto oggi il processo d'appello

LUCERNA - Pubblico ministero e difesa hanno rinnovato le loro richieste di pena nel processo d'appello tenutosi oggi a Lucerna contro un 43enne curdo siriano che nel gennaio 2014 aveva ucciso a coltellate a Kriens la moglie 21enne in un asserito «delitto d'onore». Il Tribunale cantonale farà sapere la sua decisione per iscritto in altra data.

In primo grado il Tribunale penale aveva condannato un anno fa l'imputato a 20 anni di reclusione per assassinio. Il pubblico ministero aveva chiesto l'ergastolo, mentre la difesa aveva domandato una pena limitata a sette anni per omicidio passionale.

Nel 2008 il curdo siriano aveva sposato in Grecia in modo non ufficiale la cugina di 17anni più giovane, in un matrimonio combinato dai genitori e dalla nonna comune. Nel 2011 la ragazza era arrivata con i due figli piccoli (uno nato nel 2009, l'altro nell'anno in corso) in Svizzera, dove aveva chiesto asilo. Nel 2013 il marito l'aveva raggiunta. La ragazza non voleva però più vivere con lui, avendo trovato una nuova relazione.

Il dramma è avvenuto il 20 gennaio 2014 a Kriens, vicino a Lucerna, dove la ragazza 21enne viveva da alcuni giorni assieme a uno zio dopo essersi separata dal marito e avergli lasciato i figli in custodia. Quel giorno il marito le aveva reso visita assieme ai bambini e, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe di nuovo sollevato la questione della separazione. Di fronte alla resistenza della donna, l'ha assalita con un coltello prelevato in cucina e l'ha sgozzata affondando la lama a tale profondità da causare quasi lo stacco della testa.

Arrestato lo stesso giorno poco lontano dall'appartamento in cui era avvenuto il fatto di sangue, il curdo ha sostenuto che si è trattato di un delitto d'onore, al quale sarebbe stato istigato da due zii ancora residenti in Siria, e si è detto a sua volta vittima di una tradizione barbara.

Al processo di primo grado, tenutosi il 25 agosto 2017 a Lucerna, il tribunale ha riconosciuto l'uomo colpevole di assassinio, seguendo la pubblica accusa e definendo l'uccisione un atto senza scrupoli: l'imputato ha macellato la moglie come fosse un animale, ha commentato la presidente della corte. Questa si è tuttavia mostrata più clemente del pubblico ministero, ammettendo una certa pressione da parte della famiglia e rinunciando dunque a infliggere al curdo il carcere a vita.

Oggi l'imputato ha ribadito le sue giustificazioni. La procuratrice ha di nuovo parlato di «atto egoistico» e yatrocità incomprensibile», non giustificabili con motivazioni culturali. Per la difesa - che ha anche chiesto una perizia «etnologico-psichiatrica» - è stato invece un atto commesso in un momento di «corto circuito» passionale da un marito geloso, dovuto all'infedeltà della moglie, al fatto di essersi trovato improvvisamente con due figli a carico, ai pettegolezzi nella comunità curda sul suo matrimonio, alla perdita di faccia e alla pressione degli zii in Siria.

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