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BERNA / GERMANIA
11.07.18 - 16:300

Processo NSU: una pistola "svizzera" sporca di sangue

L'arma utilizzata dalla cellula per compiere 9 omicidi era passata di mano tra diversi proprietari elvetici prima di arrivare illegalmente in Germania

MONACO DI BAVIERA - Il lungo processo conclusosi oggi a Monaco di Baviera con la condanna all'ergastolo di Beate Zschäpe, unica terrorista sopravvissuta della cellula neonazista NSU, per una decina di omicidi a sfondo razzista, ha avuto anche una ramificazione svizzera.

Al centro dell'attenzione dei giudici bavaresi c'è stata infatti una pistola Ceska, che secondo quanto emerso dall'inchiesta era stata acquistata legalmente negli anni Novanta presso il produttore nella Repubblica ceca da un commerciante d'armi svizzero e poi rivenduta a un altro armaiolo elvetico. Passata apparentemente nelle mani di altri due acquirenti privati svizzeri è arrivata illegalmente in Germania per vie non ancora del tutto accertate ai terroristi della NSU (Nationalsozialistische Untergrund, Clandestinità nazionalsocialista).

La Ceska usata per nove omicidi - Secondo la Procura di Monaco la pistola in questione è stata utilizzata dalla cellula NSU per uccidere nove immigrati, otto turchi e un greco, tra il 2000 e il 2006. Alla NSU è attribuita anche l'uccisione, il 25 aprile 2007, di una poliziotta, ma in questo caso era stata utilizzata un'altra arma.

Durante il processo uno degli imputati ha affermato di aver comprato la Ceska 83 calibro 7,65 in un negozio utilizzato dalla piccola criminalità a Jena, nel Land ex tedesco-orientale della Turingia, e di averla poi consegnata a Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt, gli altri due membri, oltre a Beate Zschäpe, della cellula NSU, suicidatisi il 4 novembre 2011, dopo una rapina fallita ad una banca, per non essere arrestati.

Dalla documentazione al tribunale è emerso il sospetto che uno svizzero vissuto per alcuni anni ad Apolda, cittadina della Turingia, avesse dato la pistola a un neonazista di Jena.

Inchiesta in Svizzera - Nel gennaio 2013 la Procura dell'Oberland bernese, reagendo ad articoli di stampa, aveva confermato l'archiviazione delle indagini contro uno dei due acquirenti svizzeri (senza contare gli armaioli) - temporaneamente arrestati nel gennaio e nel febbraio 2012 - per le cui mani sarebbe passata la pistola e sospettati di aver contribuito a procurare l'arma utilizzata per gli omicidi della NSU. Il sospetto di sostegno ad organizzazione criminale non si era confermato nel corso dell'indagine, aveva precisato. Quanto al secondo uomo sospettato, l'indagine era ancora in corso.

I due svizzeri sono stati in seguito invitati a deporre al processo ma non hanno accettato di recarsi a Monaco. Sono stati dunque interrogati in patria nel giugno 2013 da un procuratore del canton Berna e - stando a quanto allora riferito dall'agenzia di stampa tedesca Dpa - hanno negato di essere venuti in possesso della pistola.

Magistrati bernesi a Monaco - Nell'ottobre 2014, davanti all'Oberlandesgericht di Monaco hanno deposto anche un funzionario della polizia giudiziaria e un procuratore del canton Berna. La loro testimonianza non ha però consentito di fare maggiore luce sul percorso fatto dalla Ceska dalla Svizzera fino a Jena.

È stato tuttavia accertato che il secondo svizzero risultato in possesso della pistola aveva vissuto due anni in Turingia ed era stato amico di un amico di gioventù di Uwe Böhnhardt. Gli inquirenti bernesi hanno spiegato come fosse stato difficile interrogare l'uomo, che ha sempre invocato vuoti di memoria riguardo a diversi acquisti e rivendite di armi effettuati, negando peraltro l'acquisto della Ceska.

La magistratura del canton Berna ha poi rifiutato la richiesta del tribunale di Monaco di poter interrogare per video questo possibile fiancheggiatore svizzero, secondo quanto ha dichiarato il presidente della corte Manfred Götzl il 27 aprile 2016 durante il processo.

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