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VALLESE
15.05.18 - 14:210

Sion 2026: il cantone è spaccato in due

Ad un mese dal voto la popolazione è nettamente divisa, con oppositori e sostenitori che si equivalgono ed un 7% circa di indecisi

SION - A meno di un mese dal voto che deciderà il futuro di Sion 2026, la candidatura del capoluogo vallesano alle Olimpiadi invernali, la popolazione del cantone è divisa come non mai sulla questione.

Il progetto è diventato fonte di conflitto al punto tale che si evita di parlarne sia al bar che in famiglia per impedire una escalation verbale nel caso siano presenti oppositori e sostenitori. Il tono delle discussioni è molto aggressivo soprattutto sulle reti sociali. E un sondaggio commissionato dai media vallesani conferma la divisione: all'inizio di maggio contrari e parteggiatori erano praticamente a parità mentre il 7% degli interrogati era ancora indeciso.

La principale inquietudine deriva dalla questione finanziaria, oggetto posto in votazione il prossimo 10 giugno: bisognerà esprimersi sul sostegno del cantone per l'organizzazione dei Giochi invernali, di un ammontare massimo di 100 milioni di franchi.

Gli oppositori a Sion 2026 - Verdi, PS, UDC e organizzazioni ambientaliste - ritengono sottostimata la somma prevista per il progetto. Inoltre sono preoccupati per l'incertezza del bilancio finale e si chiedono chi pagherà la fattura se ci sarà un disavanzo.

Il ministro vallesano dello sport Frédéric Favre, vice presidente dell'associazione Sion 2026, ha ribattuto che non ci sarà alcun deficit: dato che il progetto prevede di utilizzare quanto già esiste in Svizzera non ci sarà da costruire nessuna infrastruttura e quindi non c'è rischio di perdite.

L'argomento stenta però a convincere e inoltre non precisa chi dovrebbe accollarsi i costi di un eventuale sforamento del budget. Teoricamente sarebbe responsabile la città ospite, quale firmataria del contratto con il Comitato olimpico internazionale (CIO).

I dettagli del contratto, che vedrebbe cofirmatari il canton Vallese e Swiss Olympic, saranno però noti solo dopo un "sì" dalle urne. È come firmare un contratto d'affitto prima ancora di saperne l'ammontare, ha detto in un dibattito pubblico Cyrille Fauchère, consigliere comunale dell'UDC a Sion.

Secondo il presidente dei Verdi vallesani Jean-Pascal Fournier finora non si è visto nessun entusiasmo popolare per il progetto, malgrado i fautori abbiano orientato la campagna sull'aspetto festaiolo e sportivo dell'avvenimento.

Ma non c'era grande entusiasmo nemmeno nelle due precedenti campagne, nel 1994 e nel 1997 per i Giochi rispettivamente del 2002 e del 2006. Eppure, manifestando gli stessi timori finanziari di oggi, gli elettori hanno comunque avallato le candidature.

Nel 1994, si trattava di accettare una garanzia cantonale di deficit di 30 milioni di franchi per un budget di 650 milioni. Il tasso di "sì" è risultato del 61%. Tre anni dopo l'accettazione è stata del 67% per una garanzia di 30 milioni e un impegno finanziario cantonale dello stesso ammontare su un preventivo di 930 milioni. In entrambi i casi i sondaggi svolti un mese prima del voto davano una larga vittoria del "sì".

A differenza delle due precedenti occasioni, l'attuale opposizione al progetto di candidatura va ben oltre l'aspetto finanziario. In particolare viene criticata la questione dei trasporti. I fautori dei Giochi olimpici prevedono che l'80% degli spostamenti sia effettuato con i mezzi pubblici. Ma i contrari ritengono l'obiettivo illusorio.

Nei momenti di affluenza sarà difficile evitare che i convogli sulla linea ferroviaria del Sempione siano strapieni. E se la quota dell'80% sui mezzi pubblici non è rispettata l'impatto sulla rete stradale e sui parcheggi sarà brutale. L'autostrada A9, già intasata nelle ore di punta, dovrà assorbire ulteriori 10'000 veicoli al giorno.

Inoltre l'attività sciistica, ancora non messa minimamente in questione negli anni '90, oggi suscita meno favori, forse anche per la coscienza del riscaldamento climatico sviluppatasi ad inizio millennio. Secondo i dati degli impianti di risalita vallesani il numero di giornaliere vendute è calato del 22% negli scorsi dieci anni.

Secondo gli oppositori, organizzare Olimpiadi invernali nell'arco alpino è inoltre una cattiva risposta alle sfide turistiche del XXI secolo: non corrisponde alle attese della clientela, che non cerca più lo sci come principale attività di svago.

Un "sì" dell'elettorato vallesano il prossimo 10 giugno sarebbe solo l'avvio del percorso verso l'organizzazione dei Giochi olimpici d'inverno. In autunno le Camere federali dovranno discutere del sostegno finanziario della Confederazione. E si parla di un miliardo di franchi. Entro l'11 gennaio del 2019 il dossier della candidatura di Sion dovrà essere consegnato al CIO. Quest'ultimo nell'ottobre seguente a Milano designerà la città ospite dell'edizione 2026.
 

Commenti
 
Danny50 3 mesi fa su tio
Invece di combattere gli investimenti in patria non sarebbe il caso di frenare gli scialacqui all’estero e i miliardi per mantenere giovani africani fancazzisti ?
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