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GINEVRA
13.04.18 - 17:550
Aggiornamento 19:21

Erwin Sperisen per la terza volta a processo

Di nuovo si proclamerà innocente e chiederà il proscioglimento

GINEVRA - L'ex capo della polizia del Guatemala Erwin Sperisen sarà giudicato da lunedì per la terza volta dalla giustizia ginevrina. Di nuovo si proclamerà innocente e chiederà il proscioglimento.

Nato il 27 giugno 1970, Sperisen ha la doppia cittadinanza, svizzera e guatemalteca. Soprannominato "il Vichingo" nel paese latinoamericano a causa della sua imponente statura e della capigliatura color ruggine, egli aveva diretto la Polizia nazionale civile del Guatemala tra il luglio 2004 e il marzo 2007. Secondo l'accusa avrebbe partecipato, direttamente o indirettamente, durante questi anni, all'esecuzione extragiudiziale di dieci detenuti: sette uccisi nel corso di un intervento della polizia in un penitenziario in rivolta nel 2006 e altri tre ammazzati l'anno prima durante una evasione di massa.

Due condanne all'ergastolo

Per i fatti in questione, Sperisen è stato condannato a due riprese alla prigione a vita dalla giustizia del canton Ginevra, dove si è rifugiato con la famiglia nel 2007 e dove è stato arrestato nell'agosto del 2012 in seguito alle accuse mosse contro di lui da varie associazioni. Nel giugno 2014 a infliggergli l'ergastolo è stato il Tribunale criminale di Ginevra e la sentenza è stata confermata nel maggio 2015 dalla Camera penale d'appello e di revisione della Corte di giustizia cantonale.

Con una sentenza emessa il 29 giugno 2017 (e pubblicata il 12 luglio), il Tribunale federale ha però accolto in parte il ricorso contro la condanna, essendo giunto alla conclusione che nel procedimento cantonale all'imputato non sono state concesse a sufficienza le garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). In particolare l'imputato non sarebbe stato confrontato a testimoni chiave e sarebbe stato violato il suo diritto ad essere ascoltato. Da qui la decisione di un rifacimento del processo d'appello.

La difesa contesta

La difesa di Sperisen, assunta dagli avvocati Giorgio Campà e Florian Baier, sostiene che il loro assistito non ha mai dato l'ordine di sparare a detenuti. L'accusa riguarda in particolare l'esecuzione sommaria di sette prigionieri il 25 settembre 2006 da parte della polizia nel corso di una operazione per mettere fine a una rivolta nel penitenziario di Pavon, vicino a Città del Guatemala. Sperisen, che era sul posto per coordinare l'operazione, avrebbe addirittura ucciso personalmente uno dei detenuti.

L'imputato sostiene che i detenuti hanno trovato la morte nel corso di un conflitto a fuoco con la polizia. Il pubblico ministero ginevrino, rappresentato dal primo procuratore Yves Bertossa, non crede a questa versione e sostiene che i detenuti sono stati abbattuti da un commando, uno squadrone della morte che riuniva membri delle forze di sicurezza e persone esterne.

Il Tribunale federale, nella sentenza dell'estate 2017 in cui ha richiesto la tenuta di un nuovo processo, non ha contestato questa versione e ha ritenuto che i detenuti siano stati in effetti giustiziati sommariamente e arbitrariamente.

La difesa dell'imputato continua a ribattere da parte sua che le testimonianze su cui poggia la condanna del loro cliente non sono affidabili e sono state rilasciate da pregiudicati. Essa denuncia pure l'impiego di fotografie truccate. Infine, gli avvocati di Sperisen si indignano del fatto che l'unica denunciante nella vicenda, una madre che ha perso il figlio, ignori tutto del processo ginevrino. I difensori hanno chiesto che la donna sia ascoltata e deplorano il rifiuto della presidente del tribunale di accogliere la loro richiesta.

Cinque anni in preventiva

Sperisen ha trascorso cinque anni in detenzione preventiva nel carcere di Champ-Dollon prima di essere rimesso in libertà provvisoria il 25 settembre 2017 e assegnato a domicilio coatto in attesa del nuovo giudizio.

Il terzo processo avrebbe dovuto cominciare già lo scorso 28 novembre ma in ottobre era stato rinviato di sei mesi perché gli avvocati di Sperisen avevano chiesto la ricusazione della presidente della Camera penale d'appello e di revisione Alessandra Cambi-Bulle, mettendo in dubbio la sua imparzialità. Il Tribunale federale ha respinto la richiesta a fine gennaio.

Se Sperisen dovesse essere assolto, ha fatto sapere che chiederà un indennizzo finanziario «all'altezza del pregiudizio considerevole» che dice di aver subito

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