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SVIZZERA
02.01.18 - 10:020

Tredici tigri Tamil a processo

Gli imputati, accusati di aver sostenuto finanziariamente il movimento indipendentista, dovranno presentarsi il prossimo lunedì 8 gennaio davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona

BERNA - Comincerà lunedì prossimo davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo a carico di 13 persone accusate di aver sostenuto finanziariamente per anni le Tigri per la liberazione dell'Eelam Tamil (LTTE) in guerra contro l'esercito dello Sri Lanka.

La Corte penale a tre giudici ha previsto una ventina di giornate di dibattimenti, fino all'8 marzo, indica il TPF sul suo sito internet.

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) aveva rinviato a giudizio i tredici imputati, residenti in Svizzera, Germania e Sri Lanka, nel luglio 2016. Le accuse vanno dal sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale alla truffa, dall'estorsione alla falsità in documenti, fino al riciclaggio di denaro.

Le attività illecite sarebbero durate una decina di anni, tra il 1999 e la sconfitta della guerriglia tamil nel maggio 2009, e avrebbero consentito di raccogliere, tra la comunità tamil in esilio circa 15 milioni di franchi tramite un sistema sofisticato di crediti al consumo.

Secondo quanto appurato dalla Procura federale, all'epoca dei fatti l'LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam) - «che è presumibilmente da considerare un organizzazione terroristica secondo l'art. 260ter CP» - operava in Svizzera sotto il nome di copertura "World Tamil Coordinating Committee (WTCC)" e agiva tramite suoi rappresentanti cantonali. Con il progredire della guerra civile in Sri Lanka l'organizzazione necessitava sempre più di fondi. È stato così sviluppato «un metodo per ottenere rapidamente e sistematicamente denaro da tamil residenti in Svizzera».

Per farlo, l'organizzazione convinceva membri della diaspora tamil residenti in Svizzera a concludere contratti di credito al consumo per un ammontare fino a 100'000 franchi e a consegnare in seguito i fondi al WTCC.

Per consentire l'accesso ai crediti, due intermediari finanziari avrebbero fabbricato e utilizzato certificati di salario falsi e, quindi, fuorviato gli istituti bancari interessati in merito alla situazione finanziaria dei destinatari. I corrieri trasportavano successivamente i fondi in contanti a Singapore e Dubai. In questo modo, ogni mese importi fino a un milione di franchi finivano all'estero per finanziare, tra l'altro, l'acquisto di armi. Nel 2009, alla sconfitta militare dell'LTTE e dopo che la diaspora ha smesso di rimborsare i crediti, il sistema di finanziamento è crollato.

L'inchiesta elvetica era stata contrassegnata, nel gennaio 2011, da una maxi retata condotta dalla polizia giudiziaria federale in collaborazione con diverse polizie cantonali. Nell'operazione erano state effettuate 23 «perquisizioni immobiliari» in 10 cantoni e arrestati 10 presunti membri delle Tigri tamil, poi liberati nei due mesi successivi.

La Procura federale aveva allora parlato di "enormi pressioni", minacce e tentativi di estorsione da parte delle Tigri per costringere membri della comunità tamil a finanziare la guerriglia, obbligandoli a contrarre debiti che superavano notevolmente la loro capacità finanziaria.

Nel settembre 2012 una delegazione dell'MPC e della polizia giudiziaria federale si era poi recata nello Sri Lanka per interrogare una quindicina di testimoni.

In processo avrebbe dovuto iniziare a giugno 2017, ma è stato rinviato dopo la richiesta - poi respinta - di ricusazione della giudice responsabile depositata dai legali degli imputati.

Alla giudice si rimproverava il fatto di non aver accusato anche la banca svizzera che ha concesso numerosi crediti ai membri della diaspora tamil. I legali ritenevano infatti che non avesse dato prova di sufficiente diligenza.

Da notare comunque che uno degli imputati è un ex impiegato della banca in questione. L'istituto partecipa invece al processo in qualità di accusatore privato.

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