ZURIGO
24.01.17 - 16:580
Aggiornamento : 18:18

La secondina innamorata non finirà in carcere

15 mesi di prigione con la condizionale per Angela Magdici. Si era innamorata del siriano Hassan Kiko e lo aveva aiutato a fuggire dal carcere

ZURIGO - L'ex agente di custodia Angela Magdici non finirà in carcere: per avere aiutato un anno fa il detenuto siriano di cui si era innamorata ad evadere dal penitenziario di Dietikon (ZH), l'ex secondina è stata condannata a 15 mesi di prigione con la condizionale.

La pena emessa oggi dal Tribunale distrettuale di Dietikon (ZH) prevede una sospensione della pena per un periodo di prova di due anni. La cittadina svizzera 33enne è stata riconosciuta colpevole di aiuto all'evasione di detenuti, nonché di varie gravi infrazioni alla legge sulla circolazione e di sottrazione di alcuni oggetti dal penitenziario, fra cui un astuccio con la chiave del carcere.

Una sottrazione quest'ultima che potrebbe risultare piuttosto costosa per l'imputata: il tribunale ha infatti rimandato in sede civile la decisione su una richiesta di risarcimento per 117'000 franchi: le spese affrontate dal carcere sostituire tutte le serrature.

L'ex secondina è invece stata assolta dall'accusa di favoreggiamento, come chiedeva il suo difensore, per il quale questa fattispecie è già compresa nell'accusa principale di aiuto all'evasione.

La pubblica accusa ha richiesto per Angela Magdici una pena detentiva di 27 mesi, di cui sette da scontare. «Ha abusato della fiducia riposta in lei» ed è fuggita con un uomo «pluricondannato per gravi reati a sfondo sessuale», ha sottolineato la procuratrice.

L'avvocato della difesa si è battuto per una riduzione a sei mesi di prigione con la condizionale, dipingendo il ritratto di una donna che per amore ha commesso un errore, di cui ora è pronta ad assumersi la responsabilità.

In aula, l'imputata ha raccontato dei sui sentimenti per il detenuto che con il tempo sono "diventati amore". Ad una precisa domanda del giudice, ha tuttavia negato di avere fatto sesso con lui all'interno del carcere.

L'avvocato della difesa ha sottolineato nella sua arringa le ottime possibilità di reintegrarsi nella società dell'imputata, che ha già ritrovato un posto di lavoro: lavora di notte nel campo della spedizione per una ditta di alimentari.

Angela Magdici ha conosciuto il detenuto 28enne Hassan Kiko nella prigione dove l'uomo si trovava in regime di carcerazione di sicurezza in seguito ad una condanna a quattro anni subita in prima istanza per stupro: invaghitasi del detenuto, verso la mezzanotte dell'8 febbraio 2016, la secondina aprì la sua cella e fuggì con lui verso l'Italia.

Dopo una fuga d'amore durata sei settimane, i Carabinieri arrestarono i due nelle prime ore del 25 marzo in un appartamento a Romano di Lombardia (Bergamo). Lei è stata estradata verso la Svizzera alla metà di aprile e rimessa in libertà dopo due settimane. Lui è stato estradato il 12 maggio.

Stando all'atto d'accusa, prima della fuga la secondina affidò al detenuto il suo telefonino, utilizzato dal siriano per contattare un amico. Dopo un primo incontro alla stazione di Dietikon (ZH), dove Hassan Kiko ricevette dal complice un altro telefonino, la coppia fece tappa alla stazione di servizio di Coldrerio (TI): qui lo stesso amico e un'altra persona fornirono loro dei contanti e l'indirizzo da raggiungere in Italia.

Sempre in base all'atto d'accusa, i due passarono la frontiera a Chiasso verso le 3.00 di notte e trovarono rifugio per due settimane in un appartamento di Covo, in provincia di Bergamo, prima di traslocare nel comune limitrofo di Romano di Lombardia.

Lo scorso dicembre Hassan Kiko si è visto confermare in seconda istanza la condanna a quattro anni di prigione per lo stupro di una ragazza di 16 anni. Tenendo conto anche di due precedenti condanne per reati a sfondo sessuale, il siriano - che al processo ha annunciato di essersi fidanzato e di voler sposare l'ex secondina - deve scontare complessivamente cinque anni e mezzo di carcere.

Ancora non si sa se il 28enne sarà processato anche per l'evasione: lo scorso mese di ottobre il Tribunale distrettuale di Dietikon aveva emesso un decreto d'abbandono, sostenendo che una simile «istigazione all'autofavoreggiamento» non rappresenta un reato punibile. Il Tribunale cantonale deve ancora decidere sul relativo ricorso inoltrato dalla procura.

 

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