BERNA
14.03.16 - 18:440

Lobbisti a Palazzo, «Ci vuole più trasparenza»

La richiesta arriva dal Consiglio degli Stati che ha approvato un'iniziativa parlamentare in tal senso del senatore socialista neocastellano Didier Berberat

BERNA - È necessaria maggiore trasparenza per i lobbisti che frequentano Palazzo federale. Ne è convinto il Consiglio degli Stati che ha approvato (20 voti a 17) un'iniziativa parlamentare in tal senso del "senatore" Didier Berberat (PS/NE), nonostante il parere negativo della sua commissione preparatoria. Il Nazionale deve ancora pronunciarsi.

Mediante il suo atto parlamentare, Berberat chiede l'accreditamento obbligatorio per i lobbisti e l'adozione di un eventuale limite alla loro presenza sotto il "Cupolone", prendendo spunto da quanto avviene già per i giornalisti che seguono da vicino l'attività parlamentare.

L'iniziativa è stata sostenuta da sinistra e da diversi esponenti del campo "borghese", tranne l'UDC, secondo cui ulteriori regole in questo settore non sono necessarie.

Attualmente, i deputati hanno la possibilità di far accreditare due persone esterne, siano essi collaboratori personali oppure rappresentanti di gruppi di interesse.

Caso Marwalder e il lobbismo kazako

A convincere la maggioranza della necessità di agire è stato il recente caso di lobbismo che ha visto coinvolta la presidente del Consiglio nazionale Christa Markwalder (PLR/BE) e un partito filogovernativo Kazako.

Questa vicenda, secondo il Consigliere agli Stati socialista, dimostra che queste persone agiscono spesso nell'ombra e non sono riconosciute ufficialmente. Secondo Berberat, i lobbisti che intendono avere accesso al Palazzo del Parlamento devono farsi accreditare e il loro numero va eventualmente limitato. Il registro, pubblico dovrebbe includere a suo parere ogni mandato e i datori di lavoro. In caso di violazione di simili disposizioni, dovrebbero essere adottate sanzioni.

Per gli esponenti dell'UDC Peter Föhn (SZ) e Roland Eberle (TG), invece, la responsabilità nelle relazioni con i lobbisti deve essere lasciata, come avviene ora, ai membri del Parlamento. Una simile soluzione è meno burocratica e dispendiosa, basti pensare al carico di lavoro supplementare per controllare le indicazioni fornite dai lobbisti, hanno sostenuto all'unisono.

Per diversi membri della commissione, contrari a un giro di vite, i vantaggi in termini di trasparenza, derivanti da un accreditamento, sarebbero inoltre limitati dal momento che la presenza dei lobbisti a Palazzo federale è solo una piccola parte dell'attività da loro svolta: essa viene infatti esercitata in molte altre sedi, in particolare attraverso la presenza di rappresentanti di interessi nelle commissioni parlamentari.

Tali argomenti non hanno tuttavia convinto la maggioranza del plenum, secondo cui devono essere studiati provvedimenti che rafforzino la fiducia verso il Parlamento.

Lobbismo, un tema ricorrente

Non è la prima volta che le Camere di occupano di questo tema. Nel giugno 2014, il Consiglio nazionale aveva respinto un'iniziativa parlamentare di Andrea Caroni (PLR/AR, oggi "senatore" e convinto sostenitore di un inasprimento delle regole) che chiedeva di modificare la prassi attuale che disciplina l'accesso dei lobbisti alle anticamere del Parlamento.

In un primo tempo, la commissione preparatoria del Nazionale aveva approvato l'atto parlamentare ma, prendendo atto della chiara opposizione della sua omologa degli Stati, aveva deciso di proporre al Plenum di non dare seguito all'iniziativa.

Caroni chiedeva di sostituire l'attuale sistema della distribuzione delle carte d'accesso da parte dei parlamentari con un nuovo regime di accreditamento, simile a quello dei giornalisti. Come visto, una possibilità evocata oggi in aula anche da Didier Berberat.

In questo modo, i lobbisti sarebbero stati costretti a indicare i loro mandanti e i loro datori di lavoro, nonché a seguire determinate regole di condotta.

ats

 

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