SVIZZERA
08.08.09 - 11:210
Aggiornamento : 13.10.14 - 14:03

Gli svizzeri emigrati reclamano

LUCERNA - Gli svizzeri all'estero non vogliono essere trattati come cittadini di seconda categoria, ha detto il loro presidente sabato a Lucerna. Berna deve fare un passo nella loro direzione, informarli e agevolare la loro partecipazione al processo politico. Ieri hanno chiesto addirittura di fare di loro una "priorità nazionale".

Gli Svizzeri all'estero, che da oggi a domenica a Lucerna tengono il loro l'87mo congresso con la partecipazione di 400 delegati e invitati, chiedono a Berna maggiore considerazione, sentendosi una componente significativamente rappresentativa del Paese, sia sotto il profilo politico che economico e umano. "Bisogna fare della Quinta Svizzera una priorità nazionale", secondo i congressisti.

All'estero vivono circa 700 mila persone con il passaporto rossocrociato. Di esse in patria non si ha una corretta percezione. Il congresso vuole mostrare quanto sia importante, per tutta la Confederazione, questa comunità "espatriata", per la quale si chiede maggiore apprezzamento e considerazione.

Quest'anno al centro dei dibattiti sono state poste la questione del riconoscimento politico da parte delle autorità e dei crediti destinati all'informazione. A tal proposito sono state presentate tre risoluzioni, che concernono Swissinfo (no allo smantellamento), la Rivista Svizzera (più numeri all'anno) e la politica della Confederazione verso la comunità della "diaspora". Si tratta di documenti che hanno un unico obiettivo: fare di questa comunità "una priorità nazionale".

Fin dall'inizio dei lavori, la Quinta Svizzera ha posto dunque rivendicazioni politiche forti. Dei 700 mila espatriati, 125 mila sono iscritti nei registri elettorali. "Ma al di là di queste cifre, è soprattutto della nostra importanza qualitativa che le autorità non hanno ancora preso coscienza", affermano. Gli Svizzeri all'estero "sono in prima fila per far comprendere il Paese, la sua politica e i suoi valori".

Un punto forte di questa prima giornata è stato il rinnovo del Consiglio (CSE) di 140 membri, organo legislativo dell'Organizzazione degli Svizzeri all'estero (OSE). I suoi membri hanno il compito di farsi portavoce degli elvetici sparsi per il pianeta, difendendone gli interessi.

Per bocca del suo presidente Jacques-Simon Eggly, il Consiglio ha avallato l'elezione dei vari delegati giunti a Lucerna: il 45% di essi è di fresca nomina, il 30% è rappresentato da donne. L'Europa è il continente con più delegati (60), seguito dalle Americhe (30), Asia (16), Africa (8) e Oceania (6). Altri 20 risiedono in Svizzera e devono fare da tramite con le autorità federali. Tra di essi vi sono anche politici di professione, quali il senatore Filippo Lombardi (PPD/TI), le consigliere nazionali Christa Markwalder Bär (PLR/BE) e Thérèse Meyer-Kaelin (PPD/FR), i consiglieri nazionali Carlo Sommaruga (PS/GE), Hans Kaufmann (UDC/GE), Antonio Hodgers (Verdi/GE) e André Reymond (UDC/GE).

Il CSE si è detto preoccupato per "l'impegno vacillante" della Confederazione nei riguardi della Quinta Svizzera: consolati che vengono chiusi un po' ovunque, informazione che si riduce "in maniera draconiana". Il CSE chiede a Berna di varare una legge unica di applicazione all'articolo 40 della Costituzione federale, concentrando in un solo Dipartimento tutte le questioni che concernono gli Svizzeri residenti all'estero.

C'è stata anche una quarta risoluzione, indirizzata all'Associazione dei banchieri, cui si chiede che gli Svizzeri residenti negli Stati Uniti possano continuare ad avere un conto presso una banca elvetica. Il presidente Eggly si è detto "scioccato" dal modo con cui i Confederati sono trattati negli USA dalle istituzoni bancarie. "E' inaccettabile - ha affermato - che dei beni legalmente acquisiti e tassati vengano rifiutati da banche elvetiche, e che rapporti d'affari di lunga data siano interrotti".

Jacques-Simon Eggly, ex consigliere nazionale ginevrino e presidente dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE), ha aperto oggi i lavori del congresso paragonando gli emigrati elvetici a diamanti grezzi il cui valore non è conosciuto. L'immagine, la reputazione, il sapere e le relazioni: gli svizzeri all'estero portano sicuramente un plusvalore al loro paese d'origine, ha detto Eggly. Ma il beneficio non è immediato, per questo è poco riconosciuto.

In questo contesto di crisi economica e politica, Berna deve ritenersi fortunata di avere una diaspora che spiega la posizione del Consiglio federale all'estero, ha aggiunto. Il presidente dell'OSE teme che gli svizzeri all'estero possa sentirsi abbandonati e si tirino in disparte.

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