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26.07.17 - 11:330
Aggiornamento : 19:18

«Un titolo "già scritto", quel Nummelin poteva fare di tutto»

Flavien Conne, in forza al Lugano per 14 stagioni, ripercorre il campionato vinto nel 2003: «C'era un gruppo fantastico. Convery? Nei playoff la sua linea fece alzare il livello di tutta la squadra»

LUGANO - Alzato al cielo l’8 aprile 2003 davanti agli 8’250 della Resega, il sesto titolo del Lugano è stato il primo conquistato nel nuovo millennio, è stato il frutto di una crescita verticale culminata con dei playoff in stile “rullo compressore”. Giunto a Lugano nel 2000 in arrivo da Friborgo, Flavien Conne - autore di 44 punti complessivi nel 2002/03, con 4 reti 4 assist nei playoff - è stato uno dei grandi protagonisti di quella stagione trionfale.

«È stato un anno davvero bello, è stato il mio primo titolo… - spiega Conne, che attualmente ricopre il ruolo di allenatore nel settore giovanile bianconero - Nel corso della stagione c’era stato un cambio in panchina (Huras per Koleff a metà novembre, ndr) e quindi non si può dire che sia andato sempre tutto liscio, ma avevamo un gruppo omogeneo e l’ambiente in spogliatoio era fantastico. C’era sempre massimo impegno ma anche tanto divertimento sia durante gli allenamenti che nei viaggi in pullman per le trasferte».

Un titolo speciale e indimenticabile. «Esattamente. Mio padre è stato 4 volte vice-campione svizzero con il Ginevra e, da piccolo, ci scherzavo dicendo che un giorno anch’io avrei lottato per il titolo. Quando sono andato a Lugano sognavo e avevo l’ambizione di vincere il campionato, e alla fine ce l’ho fatta. Nel mio primo anno in bianconero, nel 2000/2001, avevamo perso la finale con il famoso gol di Samuelsson e, in quel frangente, avevo preso personalmente una vera e propria "sberla". Quando accarezzi un titolo e poi ti sfugge, ti chiedi quando e se ti capiterà un’altra chance. Anche per questi fattori, il successo colto nel 2003 è stato ancora più importante».

Huras, nel novembre 2002, ereditò una squadra settima in classifica. Che impatto aveva avuto sul gruppo? «Huras, con le sue doti di motivatore, rimise la squadra sui binari giusti. È quel che accade spesso quando si cambia coach. Prima c’era un po’ di frustrazione perché sapevamo di avere una squadra molto competitiva, ma non riuscivamo a soddisfare le aspettative».

Soffermandosi sui singoli, è inevitabile parlare di Petteri Nummelin (campionato da 67 punti, 21 gol) e Brandon Convery, esploso nei playoff con 19 punti (5 gol) in 16 match. «Quel Nummelin poteva fare di tutto, era decisivo, al top. Poteva giocare moltissimi minuti con grande qualità. Brandon arrivò a stagione in corso come straniero "extra" e all’inizio ebbe qualche problema di ambientamento. Nei playoff poi ci fu un clic e, insieme a Murovic e Gardner, compose una linea devastante. Ricordo che crearono “concorrenza” interna con la prima e seconda linea, facendo alzare il livello di tutta la squadra. Anche questa è stata una delle ragioni del titolo».

Nei playoff, dopo aver strapazzato Kloten (4-1) e Zurigo (4-1), il Lugano piegò il Davos 4-2 (rimontando dallo 0-2). «Mi ricordo il dominio nella prima parte dei playoff, come se le cose fossero già scritte. Prima della finale però avevamo avuto una pausa piuttosto lunga, mentre il Davos, dopo la serie vinta in sette partite sul Berna, era arrivato carico e con il giusto ritmo nelle gambe. Per “risvegliarci” ci servirono due schiaffi. Partite inizialmente incerte e combattute, poi i successi in gara-3 e 4 sono stati la svolta. Da lì siamo partiti e… non ci siamo più fermati», conclude l'ex attaccante.

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Commenti
 
sergejville 2 anni fa su tio
Grandissimi!
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