Keystone
Aldair, con la maglia numero 3 della Seleçao (Tournoi de France, ‘97).
RUSSIA 2018 - CORREVA L'ANNO
06.07.18 - 16:580
Aggiornamento 19:48

Francia '98: l’odissea di Aldair

Il difensore verdeoro, prima della semifinale contro l'Olanda, affrontò un viaggio "complicato" da Marsiglia a Tolone

MOSCA (Russia) - Francia ’98 è stato il Mondiale della finale “combinata”, come confessato poco tempo da Michel Platini che in maggio ha ammesso di aver fatto in modo che i sorteggi rendessero possibile il match Francia-Brasile solo nella finalissima. E tutto - considerando la forza delle due squadre - sembrò andare secondo “copione”, con le due nazionali che vinsero i rispettivi gironi: i galletti però fecero più fatica nella fase a eliminazione diretta, superando agli ottavi il Paraguay ai supplementari e ai quarti l’Italia ai rigore. Più “semplice” il percorso dei verdeoro, che travolsero 4-1 il Cile e poi piegarono 3-2 la Danimarca.

In semifinale i sudamericani “trovarono” l’Olanda, con la gara in programma martedì 7 luglio a Marsiglia, sede del ritiro brasiliano per tutta la competizione. Il giorno prima del match i brasiliani si ritrovarono però a dover fare i conti con un problema non da poco. L’unico impianto adeguato della città che fino a quel momento li aveva ospitati, il Vélodrome, era indisponibile visto che proprio lì si sarebbe disputata la semifinale, per cui la Seleçao fu costretta a effettuare l’allenamento di rifinitura a Tolone, a 60 chilometri da Marsiglia. Una distanza risibile, non fosse che uno dei giocatori più rappresentativi, Aldair (numero 3), soffriva terribilmente i viaggi in pullman e comunicò ai dirigenti di non riuscire a sopportare un viaggio così lungo.

Lo staff verdeoro si attivò per trovare una soluzione, ma ormai era troppo tardi per dirottare tutta la squadra su un treno per cui venne trovata a tempo record un’auto privata, con scorta al seguito, per accompagnare il difensore al campo d’allenamento. All’ultimo, però, lo spirito di squadra prevalse e così Aldair, aiutato da della buona musica samba sparata negli auricolari, strinse i denti e decise di partire con i compagni, resistendo stoicamente per l’ora di tragitto. Nonostante lo stomaco sottosopra, il giorno dopo “Pluto” restò in campo per tutti i 120 minuti della semifinale, vinta dal Brasile ai calci di rigore.

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