Foto Gautschi
Marc Gautschi, nel 2015, con la maglia dell'Hcap, affronta proprio il Ginevra Servette
HOCKEY
10.05.21 - 06:000
Aggiornamento : 08:29

«Ingaggi ridotti e isolamento, così l'hockey è sopravvissuto al Covid»

Dopo una lunga carriera da giocatore, Marc Gautschi ha assunto un incarico dirigenziale

Ecco come ha vissuto questa strana stagione in seno a uno dei più prestigiosi club svizzeri di hockey, il Ginevra

di Redazione
Giorgia Cimma Sommaruga

GINEVRA - Indimenticato pilastro della difesa dell’Ambrì-Piotta, Marc Gautschi (38 anni) si appresta a concludere il suo primo anno come General Manager del Ginevra dopo una vita dedicata al professionismo da giocatore. Il primo bilancio è positivo con l’approdo alla finale dei playoff vinta da Zugo.

Come vive questo nuovo ruolo?
«Sicuramente è molto particolare perché ho smesso di giocare da pochi anni, nella stagione 2017-18. Una vicinanza che mi permette di comprendere meglio le esigenze dei giocatori, anche se nella mia nuova funzione mi confronto con responsabilità importanti per il bene della squadra, quindi c’è sicuramente molta pressione mentale. A Ginevra sono circondato da bravissimi professionisti che mi aiutano a prendere ogni giorno la decisione migliore e a crescere professionalmente nelle mansioni dirigenziali».

Cambio di incarichi e cambio di vita: come valuta la prima stagione da General Manager?
«Senza dubbio è stato un anno difficile per assumere il “management” di un club. Oltre all’aspetto sportivo, quando ogni giorno sei chiamato a mettere i migliori giocatori a disposizione dell’allenatore, c’è stato quello della sopravvivenza per tutte le squadre. Quest’anno la parte più grossa del mio lavoro è indubbiamente stata quella di far fronte alle difficoltà dovute al Covid-19».

Che strategie ha messo “in pista”?
«Non ci sono stati i tifosi e gli sponsor a supportarci durante le partite, come da sempre siamo stati abituati. Per tutti è stato un anno di crisi, quindi lo sforzo di tutto lo staff è stato quello di fungere da supporto a tutta la società. È da ormai 9-10 mesi che i giocatori vivono le loro giornate tra pista e casa, per non rischiare il contagio. Quindi moralmente e mentalmente è stato complicato, la stagione è stata più lunga, ma in questi casi solo l’unione fa la forza. Ci riteniamo tutti fortunati per poterci recare ogni giorno presso il nostro posto di lavoro».

Nonostante tutti gli accorgimenti ci sono stati degli stop.
«Si. Per tre volte nell’arco della stagione tutta la squadra ha dovuto vivere la quarantena perché ci sono stati dei contagi».

Per sopravvivere è stato necessario ridurre gli ingaggi?
«Certo, penso che il Ginevra sia stato il primo club nella National League a voler ridurre gli stipendi tanto dei giocatori quanto dello staff. Tutti siamo stati sin da subito d’accordo nell’accettare questa situazione d’emergenza. Penso che chiunque faccia parte del nostro mondo, quello dell’hockey, sia un privilegiato, quindi restituire qualcosa al club che ti ha dato delle opportunità è un gesto dovuto».

Avete dato il buon esempio.
«Il nostro gesto è stato apprezzato anche dai tifosi e dagli sponsor, i quali, nonostante non potessero partecipare ai match, hanno comunque sottoscritto degli abbonamenti e contribuito con sponsorizzazioni».

Vi ha sostenuto anche la Confederazione?
«Sì. Sono stati offerti degli aiuti a fondo perso e prestiti rimborsabili a tutte le squadre per sopperire alla mancanza di entrate dovute alle porte chiuse, così come il mancato consumo di cibo e bevande da parte degli spettatori durante i match».

«Avremmo voluto condividere queste emozioni»
Dopo 11 anni il Ginevra ha raggiunto la finale. «Si è trattato di un momento eccezionale per il club», sostiene Marc Gautschi, General Manager dei granata. I playoff sono l’atto conclusivo di una stagione di sacrifici, quest’anno sono stati però diversi. Nonostante le recenti aperture per gli eventi pubblici al chiuso, «solo 50 spettatori hanno potuto presenziare, e come club abbiamo deciso di fare entrare 25 spettatori tra gli sponsor e 25 tra gli abbonati, così da coinvolgere chi ci ha sempre sostenuto». Marc Gautschi sottolinea un aspetto importante per chi è stato chiamato a giocare a spalti vuoti: «In un momento così delicato è mancato ai giocatori lo sguardo dei propri cari. C’è chi ha disputato con i playoff gli ultimi atti della propria carriera sportiva e avrebbe voluto il sostegno dei famigliari a bordo pista», prosegue il GM granata che ci confida: «Anche per me è così, avrei voluto condividere queste emozioni con la mia compagna».

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