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NAZIONALE
01.04.21 - 11:300
Aggiornamento : 15:01

Svizzera & Mondiali: «Nemmeno un'amichevole, siamo gli unici»

Lars Weibel ha parlato della Nazionale elvetica: «Vorremmo riuscire a organizzare la rassegna iridata nel 2026».

Il 46enne si è anche soffermato sull'Academy Zug: «Grande perdita a livello sportivo, mi dispiace tantissimo. Rockets?: «Spero che il progetto resti in piedi».

Lars Weibel, direttore delle squadre nazionali, si è espresso in merito alla selezione svizzera e ai Mondiali di Riga, che avranno luogo dal 21 maggio al 6 giugno.

Il cammino della nostra Nazionale non sarà però così semplice, anche perché è da un anno che non gioca nessun incontro. «Siamo gli unici a non aver finora disputato nemmeno un'amichevole, le altre squadre invece ogni tanto sono scese in pista», è intervenuto proprio Weibel. «Sotto questo aspetto saremo un po' svantaggiati, ma almeno i nostri giocatori chiave sono stati schierati con frequenza in campionato. Credo in ogni caso che con Fischer la base sia solida, tutti conoscono a memoria il suo sistema di gioco e ognuno è consapevole del proprio ruolo in pista. Mi auguro che il gruppo sia di conseguenza in grado di compensare questa mancanza. Oltre a ciò non saremo nemmeno aiutati dal fatto che i nostri playoff termineranno il 15 maggio, dopo tutti gli altri. Non avremo forse neanche un match di preparazione in cui potremo schierare la formazione più forte possibile. Molti elementi ci raggiungeranno soltanto per disputare i Mondiali. Quest'anno non si è potuto fare diversamente, dobbiamo accettarlo».

Nel 2020 la Svizzera avrebbe avuto la grande occasione di puntare alla medaglia d'oro in occasione dei Mondiali casalinghi, ma il Covid-19 ha rovinato tutto. Quando si potrà ancora organizzare un evento del genere? «Ci sarebbe uno spazio nel 2026 e vorremmo prenderlo, anche perché tutta la Nazione, tifosi, giocatori e sponsor se lo meritano. È stato un peccato non essere riusciti a scendere sul ghiaccio. Era tutto organizzato, la squadra era molto valida e incredibilmente pronta per vincere in casa. Il destino ha però voluto diversamente e ormai fa parte della storia». 

E nel 2026, purtroppo, alcuni giocatori attuali non ci saranno più. «Nello sport cinque anni sono davvero tanti e questa è la dura realtà. È però necessario rimanere fiduciosi e concentrati sulla rassegna iridata di Riga. La squadra è ancora la stessa e potrebbe fare bene».

Prima di approdare in seno alla Federazione svizzera di hockey, Weibel è stato uno dei primi a collaborare nel 2016 con l'allora neonata Academy Zug, che ricordiamo a partire dalla stagione 2022/2023 non militerà più in Swiss League. «Non conosco tutti i dettagli che hanno portato a questa decisione, ma mi dispiace tantissimo. Trovo che a livello sportivo sia una grande perdita, il progetto era importante e ha permesso anche allo Zugo di trarne vantaggio. I Tori vincono infatti anche quando schierano i giovani e questo significa che il sistema funziona e ha un gran potenziale. Nella Lega però non tutti sono dell'idea che i farm-team siano utili. In molti pensano che le loro partite siano noiose perché ci sono pochi spettatori sugli spalti, ma togliendo i team formatori dalla Swiss League, diminuiscono le squadre, le partite e di conseguenza anche gli spettatori totali nell'arco di una stagione. Personalmente trovo che queste organizzazioni portino dei vantaggi un po' per tutti. Non solo per i ragazzi che hanno la possibilità di farsi le ossa in Lega Nazionale o per i rispettivi club che possono attingere dal proprio vivaio elementi freschi, ma anche per le altre squadre. Sì, perché quando non ci qualificavamo per i playoff e che la nostra stagione era finita, sono state diverse le formazioni a richiedere il prestito di alcuni giocatori per la seconda parte del loro campionato. E magari mettevano sotto contratto quelli che non avevano il livello per giocare nello Zugo».

Pensi che sia in pericolo anche il futuro dei Rockets? «Trovo che anche questo progetto sia molto interessante, oltre che vincente, e mi auguro per l'hockey svizzero che resti in piedi. Negli anni l'organizzazione è cresciuta e sono diversi i giocatori, soprattutto di Lugano e Ambrì, ad aver trovato spazio in National League. Sarà necessario capire se anche in futuro i Rockets potranno attingere da più squadre o se con il tempo non sarà più così. In ogni caso conosco bene i dirigenti ticinesi, sono molto competenti e sono sicuro che se riusciranno a proseguire la loro avventura, gestiranno al meglio la situazione».

Alla fine a rimetterci è l'hockey svizzero... «Bisogna solo avere il coraggio di dare fiducia ai giovani e un buon esempio è quello di Wühtrich. In questa stagione il portiere del Berna è stato schierato più volte da titolare soltanto perché Karunen ha contratto il Covid-19. Se non avesse avuto questa opportunità, tutti avrebbero detto che era troppo giovane e non ancora pronto. Invece ha avuto la possibilità di mettersi in mostra e ha dimostrato di essere valido, così come a suo tempo era successo a Hiller, Genoni e Berra. Se non avessero ricevuto fiducia dal Davos non avremmo mai avuto in Svizzera tre portieri del genere. E non erano per forza migliori di altri...».  

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