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HOCKEY
18.11.20 - 12:000
Aggiornamento : 18:19

Beat Kaufmann impegnato su più fronti: arbitri e la Fondazione Pat Schafhauser

L'ex capo dei fischietti elvetici: «Non si sa ancora in che misura il coronavirus danneggerà le società».

LUGANO - Tribune vuote, curve deserte e megafoni in cantina, in attesa di tempi migliori. Anche gli arbitri stanno facendo i conti con un hockey diverso, quasi surreale. Forse un po' meno "stressante" (e con qualche doccia di birra in meno...) ma allo stesso tempo senza dubbio meno eccitante. 

Chi li conosce molto bene è Beat Kaufmann (ex capo degli arbitri della Lega Nazionale), rimasto a stretto contatto con loro. Non solo fischietti e direttori di gara però: l'ex presidente dell'Hockey Club Lugano sta pure portando avanti un progetto a cui tiene moltissimo...   

«Lavoro sempre a stretto contatto con loro. Seguo le partite, analizziamo i video e correggiamo gli eventuali errori per provare ad alzare costantemente il nostro livello. Nel contempo sto cercando di rilanciare la Fondazione Pat Schafhauser. Sono sempre stato al suo interno, ma dopo anni di discrete attività vogliamo rilanciarla. Da questo punto di vista sto elaborando un nuovo concetto, del quale giocatori e arbitri saranno invitati di essere protagonisti. Nelle prossime settimane comunicheremo varie iniziative, vogliamo che la fondazione sia molto più conosciuta».

Altri compiti sono "caduti" a causa della pandemia...
«Mi sarei dovuto occupare dei falli "gravi" - ed eventualmente meritevoli di squalifica - in Champions Hockey League, ma con la cancellazione della competizione ovviamente questa mansione non c'è più. Lo stesso compito ce l'ho per i Mondiali, sia quelli delle nazionali maggiori che dell'U20. Mi auguro davvero che queste due manifestazioni si possano giocare nonostante i tanti ostacoli. Per quanto concerne quelli di categoria, in programma a fine anno, potrebbero disputarsi in una bolla e senza pubblico».

Gli arbitri sono meno stressati senza pubblico?
«Sicuramente le emozioni mancano anche a loro. Erano abituati a lavorare in un contesto completamente diverso. Arbitrare non è soltanto fischiare o dare penalità: malgrado alcune volte vengano contestati, le emozioni sono tante pure per loro».

Quali misure sono state prese a protezione dei direttori di gara?
«Fortunatamente al momento non ho informazioni di un arbitro di National o Swiss League che si è dovuto fermare per coronavirus. Sono state prese delle misure per ridurre al minimo i rischi e al momento stanno funzionando. Quali? Gli arbitri non viaggiano più insieme quando si recano a una partita. Si tende poi a evitare di mischiare con frequenza le coppie arbitrali. Ritengo sia giusto per evitare troppi contatti inutili, dobbiamo prestare attenzione a ogni minimo dettaglio perché non abbiamo un'infinità di arbitri...».

Che hockey ritroveremo quando tutto questo sarà finito?
«Penso che la pandemia qualche strascico lo lascerà. Ci sarà un ridimensionamento generale. In primis mi auguro che tutti i club riescano a sopravvivere. So esattamente cosa significhi lavorare in un club e tutte le difficoltà con le quali bisogna convivere. Non si sa ancora in che misura il coronavirus danneggerà le società, dipenderà soprattutto dalla durata della crisi. È comunque nell'interesse di tutti i giocatori fare qualche sacrificio, se in futuro dovesse esserci un campionato con 5-6 squadre ci sarebbero meno posti di lavoro. Una situazione poco ideale per chiunque...».

Nel privato come stai vivendo questo particolare periodo?
«Tutto sommato bene. Presto molta attenzione, rispettando ogni misura ma nel contempo cercando di svolgere le attività di prima. Ho tre nipoti coi quali interagisco saltuariamente, il rischio ovviamente esiste per tutti. Ognuno deve fare il massimo per contrastare il virus, affrontandolo senza paura ma con la giusta attenzione».

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Commenti
 
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Evry 1 anno fa su tio
Troppi arbitri imparziali, il pesce inizia dalla testa a ...... speriamo in meglio
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