KEYSTONE/KPAUS KPAPA KPPA (MELANIE DUCHENE)
+ 58
SLOVACCHIA 2019
24.05.19 - 07:000
Aggiornamento : 25.05.19 - 01:57

La botta è stata tremenda, ma può far crescere

Riacciuffata a 0”4 dal 60', la Svizzera è poi stata battuta 2-3 all'overtime dal Canada nei quarti del Mondiale. In Slovacchia però si è forse aperta un'era

KOSICE (Slovacchia) - Una beffa gigantesca. Questo ha subito la Nazionale nella partita più importante della sua rassegna iridata, nel match che - da sempre - fa da spartiacque tra i rimbrotti e i complimenti. Già perché passare i quarti avrebbe garantito al gruppo rossocrociato altre due partite. E la possibilità concreta di andare a medaglia. Ogni sogno si è invece infranto quando la festa era già pronta. Quando le bottiglie di champagne erano già state levate dal ghiaccio. Quando il temibile Canada - primo nel Gruppo A nella fase eliminatoria e favoritissimo della vigilia - pareva vinto. Sarebbe bastato un check in più. O anche una finta. Un contrasto. Sarebbe bastato che il disco scagliato da Severson all'ultimo secondo si fosse spento su una corazza, su un gambale, e tutto sarebbe stato diverso. Invece non è accaduto. E così un episodio sfortunato ha compromesso un incontro che la Svizzera aveva ben indirizzato con buona sorte ma anche cattiveria e intelligenza.

Da lì, dal pari, tutto è praticamente finito. Il 2-2 ha infatti spento la luce nelle teste e appesantito le gambe dei rossocrociati, rendendo l'overtime solo una questione di “quando” piuttosto che di “se”. E il punto finale di Stone ha ufficializzato quello che tutti temevano.

Arrivata l'eliminazione sono cominciati processi e analisi. “Quanto vale davvero la Nazionale?” È stata la domanda che con più frequenza si è sentita. Dopo un girone insipido, nel quale ha fatto il suo dovere senza però riuscire a piazzare guizzi, la truppa guidata da Patrick Fischer ha giocato forse la sua miglior partita. Ha sofferto, certo, ma ha dimostrato di essere davvero entrata - a livello mentale almeno - in un'altra dimensione rispetto al passato: di pensare e muoversi come fanno solitamente le big. Tale maturità non le è bastata per godere in Slovacchia. Forse però, unita alla lezione subita sul ghiaccio di Kosice - "non è finita finché non è finita", come ripeteva spesso Lawrence Peter "Yogi" Berra - l'aiuterà quando si muoverà davanti ai suoi tifosi. In casa. Nel Mondiale 2020. 

KEYSTONE/AP (Petr David Josek)
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Commenti
 
GI 7 mesi fa su tio
con il senno di poi.....il disco avrebbe dovuto uscire dagli spalti sull'altro versante.....ma comunque GRANDI ! GRAZIE RAGAZZI !
mats70 7 mesi fa su tio
Sempre e comunque hopp Schwiiz!!!
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