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23.05.19 - 10:010
Aggiornamento : 23:50

«Ambrì scelta facile, bello riabbracciare la famiglia biancoblù»

La parola a Markus Studer, coach degli Élite: «In Prima squadra ora ci sono diversi giovani. Un ragazzo deve venire da noi e pensare: “Devo essere il prossimo a guadagnarmi una chance”»

AMBRÌ - Tornato in Leventina come head coach degli Juniori Élite, Markus Studer ha iniziato con entusiasmo la sua terza avventura in biancoblù, dopo quella da giocatore - 102 presenze dal ‘92 al ‘95 - e quella da coach proprio degli Élite nel 2005/06. Il 53enne, che nella sua carriera da coach ha lavorato anche a Winterthur - per dieci anni - e Bülach (nelle ultime due stagioni), porta ad Ambrì anche la sua grande esperienza maturata con le Nazionali giovanili.

«L’idea c’era da tempo, ci è voluto un po’ per concretizzarla: è un grande piacere tornare a lavorare con un club come l’Ambrì - esordisce Markus Studer, legato da un rapporto di stima e amicizia con Manuele Celio, con il quale ha già lavorato molti anni in seno alle Nazionali giovanili U16, U17 e U18 - Poterlo fare con amici e persone che conosco già bene come “Manu”, responsabile del settore giovanile, ha reso la scelta davvero facile. Ormai da tanti anni lavoravo oltre Gottardo e, in questi casi, conta anche il supporto della famiglia. Tutti erano convinti e contenti e così l’operazione è andata in porto».

Ambrì ha sempre avuto un posto speciale nel cuore di Studer.
«È stato bello riabbracciare la famiglia biancoblù. Mi dà buone sensazioni anche l’ambiente in cui posso lavorare, fianco a fianco con gente molto motivata. L’assistant coach? Verrà nominato in seguito».

Cosa ti ha chiesto l’Ambrì?
«Dall’arrivo di Manuele Celio sono cambiate diverse cose, vogliamo lavorare in sintonia come abbiamo già fatto con le Nazionali. Al centro di tutto c’è la formazione dei giocatori. In Prima squadra ora ci sono diversi giovani ed è questa la strada da seguire. Un ragazzo deve venire da noi e pensare: “Devo essere il prossimo a guadagnarmi una chance”. Il nostro compito è invece quello di metterli nelle condizioni per crescere e aumentare il loro livello, insomma nelle condizioni per tentare di fare il grande passo e diventare un professionista».

I risultati sportivi ovviamente contano, ma il focus è proprio sulla formazione.
«Esatto. Quella degli Juniori Élite e anche una categoria un po’ strana. Chi fa bene può “partire” e avere opportunità con la Prima squadra. Anche per questo non si devono mettere troppi obiettivi a livello di risultati. Quelli sono una conseguenza del lavoro».

Studer invece cosa chiede ai suoi ragazzi?
«Impegno, fame e sacrificio sono la base, ma la differenza la fa il carattere. Noi possiamo dire tante cose, ma sono i giocatori che devono capire ciò che è giusto fare per crescere. È facile andare sul ghiaccio e mostrare le proprie capacità fisiche o tecniche, ma è più difficile capire quel che serve nel lavoro quotidiano. Non è sempre semplice con i ragazzi. Lo scorso anno si è messa una base incredibile, ora dobbiamo continuare in questa direzione».

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