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AMBRÌ
08.05.19 - 09:400
Aggiornamento : 23:57

«Ora l'hockey non è più la mia priorità, l'infortunio mi ha dato altre opportunità»

Un grave infortunio dal quale Christian Stucki ha saputo tirare fuori il lato positivo: «Negli scorsi giorni sono andato nello spogliatoio dell'Ambrì. Si sono accese tante emozioni...»

AMBRÌ - L'infortunio l'ha segnato ma non l'ha certo affondato. Da quel maledetto 24 agosto 2017 - giorno in cui si era rotto i legamenti crociati anteriori del ginocchio destro - Christian Stucki si è sottoposto a ben tre operazioni, con la speranza di poter tornare a giocare a hockey senza nessun fastidio. Durante questo lungo periodo, però, non tutto è andato come si augurava il 26enne. Ciò, inevitabilmente, l'ha costretto a rivedere quelle che erano le sue priorità, (ri)disegnandosi un futuro da zero.

Dallo sconforto e la delusione derivanti dall'evolversi della situazione Stucki - che oggi non ha ancora abbandonato definitivamente la speranza di indossare di nuovo i pattini - ha saputo estrapolare il meglio, iniziando a guardare la vita da un'altra prospettiva e seguendo altre strade. 

«Dopo la terza operazione svolta a Zurigo ho provato a tornare sul ghiaccio in gennaio, ma senza successo. Il dolore era ancora troppo forte. Ho dovuto di nuovo fermarmi, rifiutando anche un paio di proposte che avevo da due club. Oggi sono sempre alla ricerca di un medico, anche al di fuori della Svizzera, che possa risolvermi il problema. In questo momento, infatti, posso soltanto nuotare, corricchiare nell'acqua e fare palestra. Il mio ginocchio non è assolutamente pronto per altro. Purtroppo ad oggi la situazione è questa...». 

Un infortunio che si è trasformato in opportunità...
«In questo lungo periodo ho cercato di rivedere un po' le mie priorità. Sono consapevole che attualmente l'hockey non è più in cima alla lista. Alla luce di ciò mi sono già attivato in altri ambiti per non farmi cogliere impreparato...». 

...quali sono diventate le priorità di Christian Stucki?
«Con altri due amici ho costituito una società che si occupa d'importazione di vino e, in seconda fascia, di agroalimentare nel settore alberghiero e della ristorazione. In questi due anni di inattività ho avuto l'occasione di ampliare le mie conoscenze e di visitare diversi posti. Nella vita sportiva sei abituato ad essere sotto i riflettori e, tramite questo nuovo progetto, voglio provare ad avere successo. Il mio carattere mi dice di essere ambizioso, guardo avanti con fiducia senza piangermi addosso per quanto accadutomi».

In questo tipo di situazioni la testa conta tantissimo... Te come stai a livello mentale?
«Inizialmente stavo male, adesso invece sono consapevole che più passa il tempo e più diventa dura continuare ad essere un giocatore di hockey. Mentalmente sto bene, conscio del fatto che più di così non posso fare. Non ho nulla da rimproverarmi. L'unica cosa per cui sono dispiaciuto è non aver potuto raggiungere i miei obiettivi sportivi: questo, però, non è dovuto a delle mie mancanze tecniche, bensì a un grave infortunio. Oggigiorno posso dire di essere felice e consapevole del fatto che nell'hockey ho sempre dato tutto. Nonostante il mio carattere a volte un po' impulsivo - che in certe occasioni mi ha portato ad avere qualche problema con un paio di allenatori - mi sono sempre impegnato al 100%». 

Molto onestamente quanto credi ancora di poter giocare a hockey?
«Se in due anni giochi solo sette partite è difficile pensare di tornare nel giro. Quando poi vedo che i medici sono i primi a non crederci, allora è giusto che anch'io inizi a mettermi il cuore in pace. Negli scorsi giorni sono andato nello spogliatoio dell'Ambrì a prendere le mie cose e, dentro di me, si sono accese diverse emozioni. Non rabbia, ma emozioni sì. Una carriera da allenatore? Attualmente non ci penso, ma in futuro non lo escludo. In questo momento, malgrado mi sia un po' distanziato dal mondo dell'hockey, mi sto comunque tenendo in forma: ogni giorno nuoto per circa un'ora e mezza. In questi ultimi mesi, però, non ho più guardato una partita...».

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