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L'OSPITE – ARNO ROSSINI
28.11.18 - 07:010
Aggiornamento : 15:03

Arno salva Arno: «Del Curto cucinato a fuoco lento. Ora tocca a Luca Cereda»

La rottura tra il 62enne allenatore e il club gialloblù? Per Rossini qualcuno voleva uscire dall'ombra. «È stato lì per 22 anni, come Wenger all'Arsenal. Ora magari ce lo ritroveremo in Ticino»

DAVOS – Arno Del Curto non è più l'allenatore del Davos. Punto. Accapo.

Già così, da sola, questa frase fa effetto. Dopo 22 anni il mago, il visionario, il folle, il feroce, l'illuminato Del Curto non si metterà infatti in panchina a strillare ordini e a dispensar consigli. Ma come è potuto succedere? O almeno, come è accaduto? Come si è arrivati alle dimissioni che hanno ribaltato il mondo dell'hockey rossocrociato? In fondo – come raccontatoci solo qualche giorno fa da Dmitri Tsygurov - i grigionesi stavano programmando sul medio-lungo termine...

«Ho seguito bene Del Curto durante la sua carriera – è intervenuto Arno Rossini – ho visto giocare il Davos e guardato con attenzione il suo lavoro. La rottura è stata dolorosa per lui, per la squadra e per i tifosi. Dolorosa, improvvisa, ma non del tutto inaspettata».

A causa dei risultati? A causa del gioco che latita?
«No, no, non parlo di tecnica e tattica di hockey: non mi competono. Analizzo la situazione. Forse Del Curto era semplicemente diventato più grande del club stesso. Può capitare, dopo anni».

Non più "solo" il Davos, ma il Davos di Del Curto?
«Esattamente. Arno non era più solo l'allenatore. Era il simbolo stesso della società. I tifosi, gli appassionati, parlavano di lui prima ancora che dei loro idoli. Quella era la sua squadra».

E che problema c'è?
«Non si tratta di hockey, di calcio o di altro... il mondo dello sport per certi versi è tutto uguale: le gelosie ci sono a tutte le latitudini. Può essere che, dopo tanto, tutta questa attenzione dedicata al 62enne abbia fatto storcere il naso a qualcuno tra sponsor e dirigenti».

Qualcuno che mirava ad avere un po' della luce dei riflettori prima monopolizzata da Arno?
«Ecco, sì. Che la figura del coach fosse ingombrante non è in fondo in discussione».

Come si arriva a consumare una rottura del genere?
«In un club ci deve essere armonia tra tre componenti: dirigenza, allenatore e giocatori. Quando l'equilibrio manca ecco che tutto va a rotoli. E solitamente a saltare è chi siede in panchina».

Questo ha senso se si ha fretta. A Davos invece hanno dimostrato di avere pazienza. Di saper programmare.
«Ma Del Curto non ha chiuso in quattro e quattr'otto. A parer mio lo hanno cucinato a fuoco lento. Hanno atteso che i risultati non fossero buoni, hanno aspettato un paio di stagioni grigie, per poi spingerlo a lasciare. Nulla di nuovo né di sorprendente. Quel che sarebbe interessante sapere è se la società è stata corretta o se ad Arno sono state cambiate le carte in tavola, prospettandogli un periodo di crescita - fino al centenario del 2021- per poi invece pretendere risultati immediati».

Dalle parti della Vaillant Arena il cambio porterà anche stimoli nuovi.
«Cambierà molto. Prima di tutto per quelli che vivono lo spogliatoio, che sono poi quelli che negli anni hanno tratto maggiori benefici dalla cura Del Curto. In carriera il coach è stato a volte duro e sempre molto esigente; sotto di lui in molti sono però cresciuti, diventando giocatori veri».

Quest'anno – strana coincidenza – dopo 22 stagioni si è chiuso pure il rapporto tra Wenger e l'Arsenal.
«Un altro diventato simbolo del club per il quale lavorava. Un altro divenuto ingombrante. Un altro che in società si occupava del mercato, oltre che di allenare. Un altro messo in condizione di andarsene. Le “assonanze” sono tante. A questo punto possiamo dire che i matrimoni possono durare al massimo 22 anni...».

Il dopo Wenger è stato Emery.
«Che ha detto: “Dopo anni era tempo di aprire le finestre per cambiare l'aria”. Si va avanti...».

Anche se senza Del Curto non sarà più lo stesso.
«Ma lo sport si rinnova sempre. E poi Del Curto c'è già. Quello nuovo intendo».

L'erede?
«Luca Cereda, ovviamente».

Promesso sposo del Davos?
«Questo non lo so. Però in Luca, che conosco bene, rivedo la grinta, la determinazione, la voglia e le conoscenze di Arno. Sa programmare e ottenere risultati, lo sta dimostrando ad Ambrì. Lui è l'hockey».

E il vecchio va in pensione...
«Chi lo dice? Se Wenger, tornando per un attimo al calcio, a 69 anni sta strizzando l'occhio al Bayern Monaco, non vedo perché Del Curto, a 62, non possa continuare ad allenare. Magari dalla prossima stagione ce lo ritroveremo in Ticino».

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