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Tipress
HCL
09.05.18 - 13:130
Aggiornamento : 10.05.18 - 09:14

Tante emozioni e quell'urlo strozzato in gola: rivivi la stagione del Lugano

Sono passati dodici giorni dalla decisiva gara 7. Vi proponiamo di rivivere l'anno trascorso in 26 punti: ecco l'alfabeto bianconero

LUGANO - Sono passati dodici giorni dalla conclusione della stagione del Lugano. Il 27 aprile scorso lo Zurigo, vincendo per 2-0 alla Resega, si è infatti laureato campione svizzero, spezzando la rincorsa bianconera ad un titolo che sotto le volte della pista luganese manca da dodici lunghi anni. Un finale amaro che non deve però cancellare una stagione dolcissima. Sulla torta cucinata da chef Ireland è infatti mancata solamente la ciliegina. Andiamo a vedere tutti i 26 ingredienti di questa annata sottocenerina. Lettera dopo lettera. Ecco l'alfabeto bianconero.

Alessandro (Chiesa) - Il capitano è stato costretto ad abbandonare la nave bianconera poco prima che salpasse in direzione dei playoff. Reduce dalla solita stagione tutta quantità e qualità a servizio della squadra (9 punti e quasi 18 minuti di ghiaccio in media a partita), la rottura del tendine d’Achille - patito nella penultima giornata di regular season a Davos - ha privato il Lugano di una pedina fondamentale del suo reparto arretrato.


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Bürgler e Brunner - Nella “tragica” partita di Davos, il Lugano non ha perso solo il proprio capitano. Quella sera d’inizio marzo altri due giocatori chiave nella scacchiera di Ireland hanno dovuto alzare bandiera bianca per gli imminenti playoff. L’assenza di due cecchini come Bürgler (17 reti e altrettanti assist in 44 partite) e Brunner (7 reti e 7 passaggi decisivi in 24), che avrebbe potuto suonare come una sentenza sulle ambizioni bianconere nel post-season, ha invece sortito l’effetto opposto. I tre gravi infortuni hanno compattato e forgiato il gruppo. I loro compagni hanno alzato il proprio livello per sopperire alle loro assenze. E il Lugano, nei playoff, si è riscoperto più forte ed unito che mai.


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Le reti di Bürgler e Brunner sono mancate ai bianconeri nel post season.

Cuore, Coraggio e Carattere - Le famose tre C. Quelle che non possono mancare per avere successo. Quelle che il Lugano ha gettato in pista in praticamente tutte le 18 partite disputate nella sua cavalcata nei playoff. Nelle vittorie così come nelle sconfitte (esclusa la prima sfida con il Bienne) i bianconeri hanno sempre lottato. Ci hanno sempre creduto. Con il cuore e il carattere hanno superato ostacoli che parevano insormontabili.

Dodici anni - Mai come questa stagione il ritorno alla vittoria è parso possibile. Ma così non è stato. Il Lugano ha solamente sfiorato quel titolo che ormai attende da dodici lunghi anni. Dal 2007 la coppa è infatti stata alzata solo da tre squadre: Davos, Berna e Zurigo (4 volte a testa). Un’egemonia che i sottocenerini proveranno (nuovamente) a spezzare la prossima stagione. E chissà che il 13 non porti fortuna ai bianconeri.

Esperienza - L’esperienza conta. Eccome se conta. Soprattutto nei playoff. E non è quindi un caso che due “vecchietti” terribili come Reuille (36 anni) e Vauclair (38 anni) siano stati fondamentali durante il post-season. L’attaccante numero 32 ha dato il via alla sontuosa rimonta contro il Bienne, trovando l’importante segnatura dell’1-3 in short-handed in gara-3 (la prima delle sue tre reti realizzate in inferiorità numerica). Mentre il difensore giurassiano ha garantito solidità difensiva e impulsi offensivi durante tutti i playoff.

Fazzini - Lo sniper di Cadro ha vissuto una regular season semplicemente mostruosa. E i suoi numeri (eccezionali) sono lì a dimostrarlo. 19 reti e 23 assist lo incoronano come top-scorer bianconero e miglior marcatore elvetico dell’intero campionato. Il suo rendimento cala durante i playoff, dove il Fazz ottiene 11 punti (4 gol) in 18 partite. Ad ogni modo, la sua, rimane una stagione da incorniciare.


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Regular season da incorniciare per Fazzini.

Giovani del vivaio - Vedova, Zorin e Romanenghi. Ronchetti, Riva e Sartori. E ancora: Sannitz, Bertaggia, Fazzini, Merzlikins e Morini. Sono undici i giocatori fatti in casa che durante i playoff hanno fatto vibrare la Resega.  Mai come quest’anno il Lugano ha puntato sul proprio vivaio. Mai come quest’anno il Lugano ha avuto un’identità ticinese. Ed è proprio questa identità uno dei segreti che ha portato i bianconeri a un passo dal titolo. Insomma il ghiaccio del vicino non sempre è migliore.

Hofmann - 14 reti nei playoff. 36 totali. I numeri stagionali di Hofmann sono stati semplicemente da urlo. Già miglior cecchino svizzero di regular season, l’attaccante numero 15 si è superato nei playoff. Le sue 14 segnature rappresentano infatti un nuovo record per quanto riguarda un giocatore elvetico nel post season (superato il compianto Chad Silver che si fermò a 13 nel 1992). In questa speciale classifica Hofmann si trova appaiato al terzo posto con un vero mostro sacro come Andrei Khomutov (stagione 1990/91) a sole due lunghezze dal duo Bill McDougall e Wes Walz che nella stagione 1997/98 condusse lo Zugo al suo primo (e unico) titolo.


Keystone
Miglior cecchino svizzero nella storia dei playoff.

Ireland - Stratega. Re Mida. Chiamatelo come volete. Certo è che la stagione eccezionale disputata dal suo Lugano porta la sua firma. Arrivato in punta di piedi lo scorso anno (era il 16 gennaio 2017) per sostituire l’ormai ingombrante Shedden, l’allenatore 52enne ha saputo costruire un gruppo granitico dai cocci del passato. Psicologo sopraffino,ha sempre seguito il proprio credo hockeystico basato sull’etica del lavoro, compiendo anche scelte coraggiose.  Come quella di escludere il suo attaccante più talentuoso per fare spazio ad uno sconosciuto canadese proveniente dalla Svezia. Per molti era una mossa azzardata. Ma si è rivelata vincente.


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L'Head Coach canadese ha sfiorato l'impresa.

Jani (Lajunen) - Era il primo centro che il Lugano cercava da tempo. Leader fondamentale sul ghiaccio e fuori, non è un caso che abbia vinto gli ultimi tre campionati disputati (uno in Svezia e due in Finlandia) prima di giungere sulle rive del Ceresio. Con il poker che è stato mancato di poco. Ma il gladiatore Lajunen (9 gol e 30 assist in stagione) potrà riprovarci l’anno prossimo. D’altronde il carattere e la perseveranza - come dimostrato dal rientro lampo dopo la bastonata ricevuta da Kienzle ai quarti - non gli mancano.


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Il centro che il Lugano cercava da anni.

Klasen - Il grande escluso. L’artista relegato in tribuna. Nei playoff lo svedese ha giocato solamente 3 partite, nelle quali non ha ottenuto alcun punto. Al suo genio è stata preferita la concretezza. E la scelta ha pagato. Bisogna pure specificare che il folletto scandinavo ha vissuto un anno parecchio difficile tra problemi familiari e acciacchi vari. In regular season, fino a quando una carica alla testa subita da Cam Barker a Langnau non l’ha fermato, Klasen viaggiava praticamente a un punto a partita di media (38 in 43). Il suo futuro rimane ancora tutto da scrivere.


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Stagione difficile per l'artista svedese.

Lapierre - Da provocatore a uomo squadra. Dalla panchina dei penalizzati al tabellino dei marcatori. La metamorfosi di Maxim Lapierre in questa stagione è stata straordinaria. Il canadese, già ottimo durante la regular season, ha messo la quinta durante i playoff, risultando decisivo in ogni sua giocata. I numeri (mostruosi) parlano per lui (top-scorer assoluto con 10 gol e 13 assist in 18 partite), ma non dicono tutto. Lapierre è infatti stato dominante in ogni zona della pista. Ha pattinato tantissimo e indicato la via durante i momenti difficili. Leader assoluto, è mancato solo in gara-7 della finale, dove ha pagato caro la durissima carica subita da Pettersson.


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Topscorer dei playoff e uomo a tutta pista. Che Lapierre!

Merzlikins - Un extraterrestre. Un muro. Un animale da playoff. Elvis è semplicemente il portiere più forte del campionato. Senza se e senza ma. Il lettone, già ottimo durante la regular season, ha ulteriormente innalzato il proprio livello quando i giochi si facevano duri. Con prestazioni e parate fuori dal comune ha portato di peso la squadra fino a gara-7 della finale. Le sue statistiche durante i playoff parlano da sole: 93.5% di tiri parati e 2,2 di reti concesse a partita. Numeri da extraterrestre. Numeri che potrebbero anche fargli varcare l'Oceano e tentare l'avventura in NHL. Un addio che il Lugano spera sia solo per il 2019.


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Semplicemente un extraterrestre.

Non mollare mai - L’inno cantato dai Ragazzi della Nord è stato fatto suo dai ragazzi di Ireland. Un credo che ha unito squadra e tifoseria in un crescendo sfociato nella serie della finale. Il Lugano ha sempre combattuto e non ha mai mollato 

Oltre - Questo Lugano è andato oltre ai propri limiti. Alzi la mano chi dopo i gravissimi infortuni di Chiesa, Brunner e Bürgler avrebbe scommesso a una simile cavalcata. Alzi la mano chi avrebbe scommesso un solo franco sulla rimonta sul Bienne. Questa squadra ha saputo compattarsi dalle difficoltà, traendo forza dalle avversità.

Philippe Furrer - La sua assenza peserà eccome se peserà. Perché il Lugano non perde solamente un eccellente difensore (24 punti e un incredibile +41 nella statistica personale nel corso di 55 partite), ma anche un grande uomo. Nelle sue tre stagioni in bianconero il futuro friborghese ha dimostrato tutte le sue qualità difensive. Inesorabile nell'uno contro uno e implacabile sull'uomo, non è un caso che il suo arrivo sia coinciso con due finali e una semifinale dopo dieci anni di magra. La sua leadership e la sua calma mancheranno tantissimo.


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Quarto posto - Il Lugano ha iniziato la propria scalata dal quarto posto in classifica conquistato grazie agli 86 punti raggranellati durante la regular season. Dopo aver battuto agevolmente il Friborgo ai quarti per 4-1 e aver ribaltato il Bienne in semifinale per 4-2, i bianconeri si sono inchinati allo Zurigo per 4-3. 

Rimonta - Una riuscita con il Bienne. Una (purtroppo) incompleta contro lo Zurigo. I playoff del Lugano saranno ricordati per le rimonte. Indimenticabile quella concretizzata in semifinale. I bianconeri impegnati contro i bernesi alla Tissot Arena si sono infatti trovati con un piede e mezzo nel baratro: sotto 2-0 nella serie e 3-0 al 25esimo minuto di gara-3. Poi tutto è cambiato. Il gol di Reuille ha suonato la carica e il Lugano ha ribaltato partita (3-6 finale) e serie (2-4). I sottocenerini ci hanno provato anche con lo Zurigo. Hanno recuperato uno svantaggio di 1-3 nella serie, perdendo però la decisiva gara-7 alla Resega. 

Sannitz - Il gladiatore di Mendrisio ha disputato dei playoff strepitosi. A quasi 35 anni (li compirà il prossimo 18 maggio) Raffaele Sannitz ha infatti spazzato via il suo precedente record di punti nel postseason che risaliva a dodici anni fa e coincideva con l'ultimo titolo griffato dai bianconeri. I 15 punti ottenuti (5 reti, spesso decisive) non sono però bastati a ripetere l'exploit del 2006.


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Playoff da protagonista per Raffaele Sannitz.

Tifosi - La Resega piena. I canti. La gioia. Il Lugano è tornato a far vibrare i propri tifosi. E loro hanno risposto presente. Quasi 70'000 persone presenti nelle dieci partite disputate nella pista luganese (che da qualche giorno si chiama Corner Arena). Quattro tutto esauriti nelle quattro sfide di finale. Un sostegno incredibile per tutti i 60 minuti. La Resega, grazie a questo Lugano, è tornata a trasudare passione.

Unità - Unità di intenti. La squadra di Ireland ha vissuto una stagione tranquilla a livello di spogliatoio. Il comandante in capo, l'head coach canadese, ha saputo mettere d'accordo tutti. E gli atleti sono stati bravi a seguirlo. Anche i giocatori lasciati un po' al margine (leggasi Klasen) hanno remato dalla stessa parte. Hanno sostenuto la squadra pur non giocando. E hanno permesso allo spogliatoio di vivere con tranquillità il momento clou della stagione. 

Vicky Mantegazza - L'orgoglio e la delusione. Sono sentimenti contrastanti quelli vissuti da Vicky Mantegazza al termine di gara-7. La presidentessa, a caldo dopo la sconfitta, aveva affermato che «probabilmente il Dio dell'hockey non esistesse», ricordando le quattro sconfitte di misura e in particolare le due partite perse all'overtime dai suoi pupilli. Nel contempo Vicky Mantegazza può essere fiera del gruppo che si è formato in questa stagione. Dopo stagioni difficili e con diversi cambiamenti, pare che la strada maestra sia stata finalmente imboccata. 


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Orgoglio e delusione si mischiano sul volto della presidentessa.

Wellinger - Il difensore proveniente da Bienne ha vissuto una stagione in crescendo. Il 30enne ci ha messo poco per assimilare gli schemi dettati da Greg Ireland, diventando ben presto un pilastro della retroguardia sottocenerina. Difensore ordinato e affidabile ha ulteriormente alzato il proprio livello nella fase calda della stagione. Durante i playoff ha infatti giocato con sicurezza e personalità andando di fatto a coprire l'assenza di capitan Chiesa. L'anno prossimo dovrà ulteriormente crescere per compensare la partenza di Furrer. 


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Stagione in costante crescendo per Thomas Wellinger.

X-factor - Il fattore X. La "X" che da sempre fa rima con pareggio. Ed è proprio su quelle due sfide dell'Hallestandion finite in parità al 60esimo e poi entrambe perse che il Lugano può recriminare. Soprattutto nell'overtime di gara-2, ampiamente dominato dai bianconeri, e deciso da una bordata di Wick contro l'andamento del gioco. Dal fattore X. Quello mancato al Lugano.

Yellow House - La “Casetta Gialla”. È il tradizionale punto di ritrovo dei tifosi bianconeri per “scaldare i motori” prima della partita e per discutere di quanto visto sul ghiaccio dopo la sirena finale. Vista la penuria di biglietti rispetto alle richieste, durante la finale è diventato (assieme al capannone del DNA Bianconero) anche un luogo in cui vivere il match. I tifosi là dentro hanno gioito, sperato e purtroppo anche pianto. Ma hanno sempre trovato un amico o un conoscente pronto, in ognuno di questi casi, ad abbracciarlo.

Zurigo - Lo Zurigo che festeggia un titolo alla Resega. Era già successo nel 2001 con la rete di Morgan Samuelsson in un bollente supplementare. La storia si è ripetuta. Una rete di Geering è bastata ai Lions per far piangere una pista (quasi) intera. La finale ha emesso il proprio verdetto, anche se entrambe le squadre avrebbero meritato di alzare al cielo la coppa. Lo Zurigo per aver eliminato i dominatori di regular season: Zugo (secondo) e Berna (primo). Il Lugano per lo spirito e per il cuore dimostrato.  


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Lo Zurigo ha fatto piangere i bianconeri.

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Commenti
 
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Evry 4 anni fa su tio
Il nostro HCL è semplicemte GRANDE e rappresenta l'Hockey ticinese con dignità .
sergejville 4 anni fa su tio
D'accordo con tutto a parte che i SOld Out alla Resega sono stati 6 consecutivi (e non 4), a partire da Gara 4 e 6 contro il Bienne. Chapeau a tutti. E buona estate.
BarryMc 4 anni fa su tio
per dirla come Lucio Battisti: "...chiamale se vuoi, EMOZIONIIIII..." IMMENSE EMOZIONI!!! GRAZIE DI CUORE
Frankeat 4 anni fa su tio
Una stagione da ricordare e da raccontare per molti anni. Grazie Lugano.
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