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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
27.07.21 - 21:520
Aggiornamento : 28.07.21 - 10:35

Sopportato, non amato: in molti gongolano per l’addio di Petkovic

«Il sostituto di Vlado? La Svizzera farà un passo indietro»

Arno Rossini: «Credo che ci troveremo a rimpiangere Vlado».

MURI - Amato? A tratti. Sostenuto? Non sempre con la necessaria forza. Criticato? Tanto, tantissimo. In alcuni casi a ragione, in altri invece gratuitamente. Sette anni intensi alla guida della Svizzera sono stati, per Vlado Petkovic, anche sette anni di continui confronti e scontri con i tifosi, con la stampa, anche con alcuni dirigenti. La tirata d’orecchie, davanti a risultati scarsi, ci sta sempre; davvero però, tenuto conto del reale valore di una Nazionale che non è mai stata una big mondiale, il settennio vladiano meritava di essere accompagnato da tanta acredine?

«Amore e sostegno incondizionato per Petkovic? Non so - è intervenuto Arno Rossini - Il punto non è Vlado, è il ruolo del selezionatore: stiamo parlando di un lavoro complicatissimo nel quale, pur contando su poche partite l’anno, devi comunque riuscire a entrare nel cuore dei tifosi. Non è semplice né scontato».

È questo che ha spinto il tecnico a “sposare” il Bordeaux?
«Io credo che, soprattutto, alla base di tutto ci sia la voglia di cambiare. Di abbracciare una nuova sfida professionale. Vlado ha 58 anni, l’età giusta per fare un altro lavoro. Perché... è chiaro che guidare un club e una nazionale sono due mestieri diversissimi tra loro, vero?»

Assolutamente. Tutto qui? E opportunità, ambizione, stipendio…
«Conta tutto, certo. Conta la voglia di rimettersi in gioco in un campionato per lui nuovo, dopo aver lavorato in Svizzera, Italia e Turchia. Conta la forza di un club che non può essere considerato di primissima fascia ma che è comunque uno di quelli “storici” in Francia. Contano i risultati ottenuti con la Nazionale».

Ottimi.
«Incredibili. Non rimani tanto al servizio di una Federazione se non hai buoni numeri. E Petkovic in questo è stato da record. Certo, ci sono stati momenti difficili - e mi viene in mente il post-Mondiale 2018 - ma quelli positivi sono stati la maggior parte. E poi pensiamo all’ultimo Europeo. Partenza così così con il Galles, crollo con l’Italia e poi la grande reazione e cavalcata. Quanto fatto dai rossocrociati contro Turchia, Francia e Spagna è solo ed esclusivamente merito di Vlado. Ha ottenuto un risultato che alla Svizzera mancava da 60 anni. E ora può lasciare da vincente». 

È il classico “non si può far meglio”?
«Credo che rimanendo avrebbe solo potuto peggiorare quei numeri. Già la qualificazione al Mondiale non sarebbe stata semplice…».

Ma perché, con tanta scelta, il Bordeaux ha puntato proprio Petkovic?
«In tempi non sospetti avevo già detto che secondo me Vlado era uno dei dieci migliori allenatori d’Europa. Oltre a essere preparato, ha carisma, personalità, determinazione… E poi ha un biglietto da visita importante: il successo della Nazionale sulla Francia. Di sicuro, se la dirigenza dei Girondini era incerta, dopo quella partita, per come è stata gestita, si è definitivamente convinta. D’altronde, offrire un contratto di tre anni non è da tutti».

È uno dei motivi che hanno portato al divorzio?
«Inutile sorprendersi. Accordi del genere sono tanto rari quanto preziosi. Ma Petkovic non ha scelto per soldi. A questo punto contano più la fiducia dimostratagli e la possibilità di portare avanti un progetto serio».

Via Vlado, chi vestirà rossocrociato?
«È difficile da dire. Candidati all’altezza io non ne vedo moltissimi. Se, come spero, la Federazione punterà su qualcuno che ha già esperienza da selezionatore e non è stato solo un allenatore, la rosa di papabili si restringerà poi in maniera drammatica. Salvo sorprese, credo che a livello di preparazione, sensibilità e qualità, qualsiasi sia il sostituto la Svizzera farà un passo indietro. Credo che ci troveremo a rimpiangere Vlado».

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