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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
12.05.21 - 11:000
Aggiornamento : 14:52

«Quando il gatto non c’è, i topi ballano»

Arno Rossini: «Andrea ha fatto degli sbagli, ma la stagione va a rotoli soprattutto per colpa della dirigenza».

«CR7 è un campionissimo. Ma è un classe 1985 che sarà reduce un Europeo e che già penserà al Mondiale 2022».

TORINO - Costretta a vincere sempre per risistemare una classifica nerissima, la Juventus sta vivendo un finale di stagione orribile. Fino allo scorso anno, in questo periodo a Torino programmavano la festa scudetto, ora invece sembrano star già pensando al futuro. C’è la qualificazione alla Champions League da conquistare, certo; la sensazione è in ogni caso che in casa bianconera siano impegnati a disegnare un 2021/22 con il quale cancellare le brutture di questi mesi. E dire che la scorsa estate, al momento della sua nomina “improvvisa”, in molti già esaltavano Andrea Pirlo. “Pirlolandia”, si scriveva…

«Ma i pessimi risultati non sono arrivati esclusivamente per colpa dell’allenatore - ha sottolineato Arno Rossini - Andrea ha commesso degli sbagli, ma il problema bianconero non è solo la panchina».

Fin da agosto ti sei mostrato scettico per la sua nomina: «Non ha l’esperienza per aiutare la squadra a superare gli inevitabili momenti difficili».
«E così è andata. Ma in fondo era abbastanza semplice prevedere difficoltà. Come tutti quelli alle prime armi in un nuovo mestiere, Pirlo aveva e ha ancora bisogno di crescere. Ha fatto degli sbagli, ma la stagione sta andando a rotoli anche e soprattutto per le mancanze della dirigenza».

La rosa non è competitiva?
«Anche, a centrocampo manca nettamente di qualità. L’errore più grande commesso da Agnelli, Paratici, Nedved e gli altri - già "disturbanti" con casi come Suarez e la Superlega - è però stato un altro: hanno lasciato il loro allenatore totalmente da solo. Avrebbero dovuto accompagnare, sostenere, difendere Pirlo, invece, dopo averlo messo in campo da un giorno all’altro, lo hanno abbandonato al suo destino. I problemi normali di una stagione? Si sarebbero dovuti prevenire. Non curare».

Il gruppo avrebbe potuto aiutare il mister?
«I giocatori? Senza dirigenti in giro? Quando il gatto non c’è i topi ballano».

Questa stagione pare già il passato. La prossima sarà quella della ricostruzione?
«Per forza, ma niente di lento e ponderato. Alla Juve non possono permettersi il lusso di non partire per vincere». 

Non arriveranno dunque cinque-sei giovani interessanti da far crescere?
«In bianconero non c’è pazienza. Arriveranno giocatori affermati».

Ma sarà rivoluzione o, ridato entusiasmo a chi c’è, basterà qualche “puntello”?
«Qualche innesto qua e là non sarà sufficiente». 

Buffon ha già detto che non sarà bianconero.
«Con lui, pure gli altri della vecchia guardia, Bonucci e Chiellini, saranno da “riconsiderare”. Sono stati grandissimi, ma il tempo passa…».

Hai la possibilità di fare il ds della Juve per una sessione di mercato. Come ti muovi?
«Per ritrovare competitività ai massimi livelli serviranno investimenti importanti. Devono arrivare due difensori centrali forti da affiancare a De Ligt e Demiral, e il centrocampo va totalmente rivisto. Rabiot, Ramsey, Bernardeschi non danno garanzie; vanno sostituiti con tre campioni. Attenzione, servono però elementi di primissimo piano, non scommesse o professionisti "solo" buoni. Io penso a giocatori del calibro di Verratti. Altrimenti non ti rialzi in fretta». 

Costeranno tantissimo.
«La rosa va rivista, qualche soldo la dirigenza può farlo vendendo gli esuberi. Poi dovrà investire, anche se la situazione generale non consente troppe spese». 

In attacco?
«Ecco, qualche euro a Torino possono recuperarlo mandando via Ronaldo. O comunque lasciandolo partire e risparmiando così il suo ingaggio».

Il campionissimo sempre in gol?
«È un campionissimo, è vero. Ma non ha senso tenerlo in rosa se non puoi costruirgli attorno una squadra super. E questo alla Juve non accadrà. Poi non dimenticate che stiamo parlando di un classe 1985 che l’anno prossimo sarà reduce da un’estate spesa agli Europei e che già penserà al Mondiale 2022. È fortissimo. Ma uno stipendio da 31 milioni l’anno è ingiustificato, oltre che insostenibile». 

Esce lui, quanti attaccanti “entrano”?
«Almeno un paio, anche in questo caso di grande livello, da affiancare a Morata e a un Dybala da rilanciare». 

Sette giocatori, sette campioni, per tornare al top?
«Sarà estremamente difficile trovarli. Per la Juve sarà una bella sfida».

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keystone-sda.ch (GABRIELE MENIS)
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