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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
05.05.21 - 07:300
Aggiornamento : 15:23

«Antonio obbligato a speculare, José ci farà divertire»

Arno Rossini: «Triplete strepitoso ma irripetibile: quel gioco è superato».

Soldi e coraggio o non si vince: «Lukaku? Ci sarà un motivo se le big d’Europa non lo cercano».

MILANO/ROMA - C’è una nobile che è appena tornata ad assaggiare il successo e, rapita dalla sua dolcezza, ora è decisa ad abbuffarsi. E ce n’è un’altra che, consumata da un digiuno prolungato, ha deciso che farà di tutto per tornare a farsi servire qualche portata succulenta.

Inter e Roma sono, a modo loro, la novità che avanza nel calcio italiano. Dopo nove anni di banchetti con un’unica invitata - la Juventus - queste due grandi del pallone azzurro hanno infatti deciso di meritare l’invito a tavola. I nerazzurri si sono mossi prima, hanno levato l’abito buono dalla naftalina e, con un biennio di lavoro duro, si sono guadagnati un posto riservato. Il loro esempio lo vogliono ora seguire i giallorossi che, per prepararsi al meglio per l’eventuale cerimonia, si sono affidati a José da Setúbal, ovvero uno dei migliori consiglieri possibili.

«L’Inter ha vinto con merito il campionato - ha raccontato Arno Rossini - ora deve prepararsi a una nuova durissima sfida: deve riuscire a confermarsi. Mai semplice». 

Vista la confusione di casa-Juve, i nerazzurri sembrano davvero poter recitare da protagonisti anche nella prossima stagione.
«Hanno un impianto di gioco solido, estremamente efficace, e interpreti di primo livello. Hanno una difesa eccezionale e Lukaku lì davanti; fossero tutti confermati e rimanesse anche Conte, sarebbe difficile spodestarli».

Lukaku è stato devastante. Lo sprint verso il titolo è però davvero cominciato da quando in campo si sono visti con costanza Eriksen e Perisic. In molti indicano nella partita contro la Lazio, a febbraio, la vera svolta. 
«Sono d’accordo. Prima le soluzioni offensive erano più limitate. C’era Hakimi, c’erano le ripartenze dell’attaccante belga, c’erano i calci piazzati… Puntando anche su danese e croato, il mister ha aggiunto imprevedibilità senza levare solidità. E tutto si è fatto semplice». 

Questo anche per le lacune dei rivali?
«Per le caratteristiche degli avversari. Per il campionato italiano quest’Inter basta e avanza». 

Vinto uno scudetto si dovrebbe anche guardare all’Europa.
«E lì Handanovic, il terzetto lì dietro, il pur ottimo centrocampo e la coppia Lukaku-Martinez, non basteranno. Quando penso ai nerazzurri in Champions League li vedo ambiziosi, almeno da semifinale. Ma per entrare nella top-4 della manifestazione serve qualità». 

Tradotto in soldoni?
«Un cambio all’altezza in difesa, un paio di centrocampisti e almeno un attaccante. Tutti di valore. Soprattutto in mezzo al campo e davanti gli innesti devono essere di peso».

Chi c’è non basta?
«Lukaku è fortissimo ma tecnicamente non fa la differenza; in Europa non può quindi essere dominante. Ci sarà un motivo se le big continentali sul mercato non lo abbiano cercato e, per esempio, gli preferiscano Lautaro Martinez. A centrocampo poi, per vincere serve tanta, tanta, qualità. Servono altri Eriksen».

Per comandare il gioco. Ma non è l’idea “contiana”.
«Bisogna fare chiarezza su questo punto. Non credo che Conte conosca solo questo modo di far giocare la sua squadra. Credo piuttosto che si adatti - se così si può dire - ai giocatori che ha, o meglio alle spese che può sostenere la società. Per vincere nel continente servono i milioni. Servono i De Bruyne, servono i Lewandowski. Se a questi non puoi arrivare allora pensi a un modo efficace per far rendere al massimo i tuoi. Il modo più efficace per far rendere l’Inter è quello che si è visto negli ultimi mesi».

Perfetto.
«Solo per l’Italia. La speculazione, in Europa, non ti fa sollevare trofei».

Europa, Italia, speculazione… José Mourinho nel 2010 portò l’Inter sul tetto del mondo con un gioco non certo propositivo.
«Quel successo, strepitoso, è qualcosa di più unico che raro, di irripetibile. A livello internazionale quel tipo di gioco non è infatti più redditizio da tempo, è superato. Quante squadre non propositive hanno vinto la Champions negli ultimi quindici anni? A parte quella del triplete non me ne viene in mente alcuna». 

Non può essere un caso?
«No, e Mourinho è l’esempio lampante. Ovunque sia andato ha avuto la possibilità di spendere tantissimo. Dopo quella con la “sua” Inter, quante altre Champions ha sollevato?».

A Roma si concentrerà dunque solo sul campionato?
«Il gioco pensato da Fonseca è molto più adatto agli standard europei di quello di Mou. Ma attenzione, José è eccezionale, sono convinto che a Roma potrà lasciare il segno. Chiederà giocatori affermati e con questi riporterà curiosità, interesse ed entusiasmo attorno a una società che la nuova proprietà vuole competitiva». 

Vincerà?
«Ci farà divertire».

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keystone-sda.ch (Francesco Mazzitello)
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