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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
10.03.21 - 08:000
Aggiornamento : 16:22

«Renzetti si disamora facilmente, passato un anno gli cala la passione»

Arno Rossini: «Di riffa o di raffa, il Lugano si salverà».

Lo Zurigo alle spalle, il Vaduz di fronte: «I bianconeri non perderanno».

LUGANO - La controprestazione - con annessa sconfitta - firmata contro lo Zurigo ha fatto nuovamente suonare un campanello d’allarme a Lugano dove, nelle ultime magre settimane, hanno visto la loro ambizione tramutarsi rapidamente in preoccupazione. Questo (anche) a causa di uno dei campionati più equilibrati che ci si ricordi. Nonostante il netto rallentamento invernale, i bianconeri sono infatti lontani appena quattro lunghezze dalla seconda piazza. Tutto a posto, dunque? Per nulla: con il Sion, penultimo, staccato di appena cinque punti, c’è poco da star tranquilli. 

E all’orizzonte c’è la delicatissima sfida al Vaduz, fanalino di coda ma… vivo e vegeto.

«Di riffa o di raffa questo Lugano si salverà - è intervenuto Arno Rossini - Magari faticherà, alternerà buoni risultati a capitomboli, ma alla fine conserverà il suo posto in Super League».

Vaduz è uno snodo cruciale.
«Sì, certo. Ovvio. E tenete conto che contemporaneamente, domenica pomeriggio, si giocherà un Sion-Servette che potrebbe ulteriormente mischiare le carte. Ma vedrete che i ticinesi non perderanno. I biancorossi non hanno una grandissima difesa, la metteranno molto sul fisico… mi immagino una partita come quella del Tourbillon».

Lo scorso autunno indicavi i bianconeri come possibile sorpresa del campionato. «Sono da terzo-quarto posto»…
«Ma lo penso ancora. E in fondo basterebbe molto poco per tornare a occupare quelle posizioni. Anzi, con il Basilea in grossissima difficoltà, pure il secondo posto sarebbe comodamente alla loro portata. Di squadre nettamente superiori, a livello di qualità, non ne vedo molte».

Questo “poco” passa da una continuità e da un pragmatismo al momento assenti.
«Il Lugano ha grossissime difficoltà nella costruzione del gioco. Domenica, a un certo punto, Jacobacci ha anche provato ad arretrare Bottani. Non è servito. Il problema è che manca qualità in mezzo al campo».

Chi c’è non basta?
«A Lovric ultimamente è mancata la scintilla. Sabbatini poi, che è il vero cervello della squadra, sta facendo fatica. E senza il loro capitano al top, uno che ha visione di gioco, senso dell’anticipo e sa sempre dove mettere la palla, i bianconeri arrancano».

La squadra non gira, la classifica è quella che è… rimane il mister: Jacobacci rischia?
«Dipende da Vaduz. Dovesse arrivare una sconfitta, la situazione si farebbe critica anche per Maurizio. Con un pari o un successo, invece, tornerebbe immediatamente il sereno. Ho l’impressione che Renzetti stia tenendo duro: abbia messo in conto gli alti e i bassi che potranno arrivare e abbia voglia di chiudere con questo tecnico per poi voltare pagina. Cambiare, comunque, per me non avrebbe senso a questo punto: a Cornaredo rischierebbero di sprecare tempo - che non hanno - per provare ad abituarsi alle idee di un nuovo timoniere. Meglio, e giusto, chiudere con chi già c’è».

Ma non continuare…
«Rimango della mia idea: se avessero voluto “rinnovare” Jacobacci, l’avrebbero già fatto. A questo punto è invece chiaro che le strade di club e allenatore si separeranno». 

Per volere di chi?
«Della società, senza ombra di dubbio. Se gli propongono un nuovo contratto alle 3 di mattina, Jacobacci firma subito. Il presidente non apprezza il gioco scelto dall’allenatore - e lo ha già più volte fatto presente - e in più si disamora facilmente. Passato un anno gli cala la passione...».

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Ti-press (Davide Agosta)
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