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L'OSPITE - ARNO ROSSINI
15.07.20 - 14:470
Aggiornamento : 20:15

«Due franchi? Puntiamone pure cinque»

La Super Atalanta sarà Cenerentola di Champions? Non secondo Arno Rossini.

«In quanto a forma, in Europa non c’è un altro gruppo che si avvicina al livello raggiunto dai nerazzurri».

Solo vittorie fino al match dello Juventus Stadium, poi un pari "stretto" e una goleada. Con questi risultati, l’Atalanta targata Gian Piero Gasperini ha fatto il pieno di certezze, ha strappato applausi ed è tornata nella top-4 della classifica di Serie A. La Dea non è ormai più una sorpresa in Italia dove da tempo, con i suoi ritmi, la sua organizzazione e le sue idee, sta recitando un calcio nuovo. Bellissimo. Soddisfacente. Può però esserlo - una sorpresa - in Europa. In Champions League può infatti ancora tutto succedere. E in quella manifestazione, che quest’anno si risolverà con l’insolita e avvincente final eight portoghese, una squadra sbarazzina come quella bergamasca può dire la sua seduta al tavolo con le grandi.

«L’Atalanta è spettacolare - ha sottolineato Arno Rossini - ma non è solo per questo che sta ottenendo grandi risultati. Ha risalito la classifica di Serie A soprattutto perché è terribilmente efficace».

Non si vince per caso.
«Di quella squadra colpiscono la velocità e l’armonia. Tutti sanno perfettamente quello che devono fare e lo fanno a un ritmo altissimo. Per gli avversari è un incubo…».

Per tutto ciò lodiamo Gasperini?
«Il discorso da fare è più ampio. Intanto dico che, per come si muovono, per la loro idea di gioco, i nerazzurri mi ricordano tanto la prima Olanda, quella del calcio totale. Giocatori bravi a correre a tutto campo, centrocampisti e anche difensori in grado di piazzare inserimenti mortiferi, attaccanti che ripiegano indietro per dare una mano… c’è un che di orchestra in tutto ciò. E per questo si deve rendere merito al Gasp, sicuramente».

Poi?
«La società. Seria, attenta, sempre pronta a sostenere i suoi tesserati. Anche questo è importante».

Altro?
«Un uomo di cui pochi parlano ma che secondo me ricopre un ruolo fondamentale: Giovanni Sartori».

Il direttore sportivo?
«Un professionista che non ama le luci dei riflettori ma capace di trovare le tessere giuste nel puzzle che è una squadra. Il dirigente si era già messo in luce al Chievo, è stato uno dei protagonisti di quella stagione dei miracoli della società gialloblù. Anche Gelson Fernandes me ne ha parlato molto, molto bene».

L’ex nazionale rossocrociato ha avuto a che fare con Sartori proprio a Verona.
«Mi ha raccontato di un professionista in grado di capire prima di altri il reale valore di un ragazzo. E i fatti, in fondo, sono lì a dimostrarlo. Questa Atalanta si sta specializzando nel lancio di giovani interessanti o nel rilancio di ragazzi che già sembravano aver dato il loro meglio».

Il giochino, quando ci sono gli uomini giusti al posto giusto, funziona sempre. Perché, però, in casa nerazzurra funziona tanto bene?
«Credo che il merito sia di Gasperini, credo che il mister sia stato in grado di toccare i tasti giusti con un gruppo eterogeneo, nel quale gli italiani sono pochi. Mentalità, spirito di appartenenza e di sacrificio… quando guardo una partita della Dea non vedo undici singoli. Vedo un gruppo. E questo ad alti livelli accade molto raramente. Quando accade però…».

Per gli "altri" sono guai: la settimana scorsa i giocatori della Juve hanno festeggiato per il pari interno.
«Questo fa capire quanto stimata, apprezzata e temuta sia in questo momento la truppa orobica». 

Gioco offensivo ma equilibrato, tanti gol segnati ma mai un’imbarcata, ordine e disciplina… ma in quanto a velocità…
«Incredibile. Credo che i ragazzi nerazzurri siano stati quelli che meglio abbiano lavorato durante la sosta prolungata. Non si spiegherebbe altrimenti la differenza di ritmo rispetto a tutti i rivali. E se hanno lavorato meglio quando non erano controllati è perché tutti si considerano importanti in un progetto importante. Anche questo merito del Gasp, ormai tecnico di livello internazionale». 

A proposito di internazionale… ad agosto c’è la Champions League.
«Manifestazione che l’Atalanta affronterà con ambizione. Altro che Cenerentola: dopo un inizio difficile ora può dire la sua. Dopo aver fatto l’apprendistato, in un attimo gli uomini di Gaperini sono diventati professori».

Scommettiamo i soliti due franchi?
«Ora come ora, per quel che si è visto, in quanto a forma in Europa non c’è un altro gruppo che si avvicina al livello raggiunto dal Papu Gomez e dai compagni. I nerazzurri non hanno esperienza e, per questo, rischiano di partire in svantaggio rispetto a qualche big. Spinti da una fame fuori dal comune e probabilmente più uniti dopo la drammatica evoluzione della pandemia nel Bergamasco, hanno però le carte in regola per arrivare fino in fondo. Due franchi? Puntiamone pure cinque, non sarebbe certo una scommessa azzardata».

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keystone-sda.ch (ALESSANDRO DI MARCO)
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