Keystone (foto d'archivio)
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L'OSPITE – ARNO ROSSINI
11.12.19 - 10:000
Aggiornamento : 12.12.19 - 09:46

Behrami l'italiano tra scuse e poca fame: «Non si sputa nel piatto dove si è mangiato»

Via da Nazionale e Sion (dove ha rinunciato a 1,5 milioni), Valon ha vissuto mesi turbolenti. Arno Rossini: «Lui un po' ruffiano. Da ex capitano della Svizzera non puoi tifare Italia»

UDINE (Italia) – La fine dell'avventura con il Sion e un futuro ancora tutto da decifrare: di questo, negli scorsi giorni, Valon Behrami ha parlato con i giornalisti di tmw.com. Tra una spiegazione e una speranza, il centrocampista ticinese ha mostrato punti di vista opinabili. Che hanno fatto storcere qualche naso. Ha raccontato della carenza delle strutture dei vallesani, ovvero uno dei club più attrezzati di Super League, e ha parlato del prossimo Europeo, nel quale tiferà... Italia.

«Da dove cominciamo?», ha chiesto Arno Rossini, che proprio in Vallese ha allenato nel 2013.

Dal club, dal Sion. Valon ha detto che ha trovato un metodo di lavoro diverso da quello al quale era abituato e che, parole sue “Non potevo stare bene, non avendo la possibilità di lavorare con costanza in palestra e con un campo sempre agibile. A volte ci allenavamo lontano, su un sintetico di prima generazione e facevo fatica”.
«Se hai voglia di lavorare, a Sion non ti manca nulla. Le strutture ci sono. I campi, quello riscaldato di Martigny e quello coperto, e le palestre: tutto è eccezionale per il livello svizzero. Secondo me a Behrami è semplicemente mancata la fame. L'avevano preso per fare la differenza e gli avevano garantito un trattamento importante, ma se non hai la giusta determinazione...».

Non può essere che, abituato a giocare per alcune delle big d'Europa, a Sion – tra i top elvetici – Valon non si sia trovato bene? Questo nonostante lo stipendio da 1,5 milioni per due anni e i vari benefits...
«Può essere, certo, ma si deve anche capire il momento. A 34 anni non hai la fila di grandi squadre pronte a fare carte false per te. In più, con i biancorossi avrebbe di certo potuto impostare un discorso extra calcio, per il post ritiro. Fosse stato motivato non avrebbe buttato la possibilità dalla finestra».

Nell'intervista, Behrami ha ammesso di volersi rimettere in gioco, di cercare un progetto serio in Italia, dove vivono anche le sue figlie.
«Quando si tira in ballo la famiglia è perché il pallone non è più il tuo primo pensiero. Valon ha avuto una grande carriera perché, per anni, si è concentrato esclusivamente sul calcio. Ha fatto sacrifici, lavorato e sudato tantissimo, e questo gli ha permesso di raggiungere traguardi che forse neppure lui avrebbe immaginato. Se però adesso dà peso ad altri aspetti rispetto a quelli strettamente tecnici, allora forse è perché il desiderio di rimettersi in gioco ogni giorno – perché questo serve – è un po' calato».

Ci può stare che dopo 16-17 anni a cento all'ora uno di testa un po' molli.
«Assolutamente, ma questo ti porta a essere meno competitivo. Behrami non è mai stato un giocatore tecnico. Faceva la differenza fisicamente, tatticamente e con il temperamento. Per queste caratteristiche ha strappato un contratto con il Sion. Chiaro è che, poi, se all'unica società che probabilmente ti ha aperto le porte a 34 anni tu non dai quanto questa si attendeva... ecco che la storia finisce in fretta. I biancorossi, ma in realtà tutto il cantone, sono rimasti estremamente delusi dal comportamento, dall'attitudine, di Valon. Al Tourbillon si sono sentiti traditi. Il ticinese è stato un po' un ruffiano e le scuse addotte per giustificare l'addio... beh semplicemente non stanno in piedi».

E dire che Constantin pareva innamorato.
«Probabilmente non ha preso il Behrami giusto. Ha pensato al calciatore di ieri ma ha finito con l'ingaggiare quello di oggi».

Il ticinese ha anche parlato di Nazionale. "Ho tanti miei compagni in Italia, ma sono stato parte integrante della mia Svizzera per tanto tempo, prima che finisse. Il cuore non può che dire Svizzera ma faccio il tifo perché l'Italia vinca l'Europeo. Ecco, così può andare", sono state le sue parole.
«Gli hanno chiesto di scegliere tra le due selezioni e con un po' di eleganza sarebbe potuto uscire meglio da tale domanda».

Non è stato diplomatico?
«Mettiamola così: se sei svizzero e se - con merito - sei diventato capitano e leader della Nazionale, non puoi permetterti di dire che all'Europeo tiferai per un'altra squadra. Questo perché? Perché la tua avventura rossocrociata si è chiusa male? Perché c'è ancora astio per l'addio? Le sue parole per me sono una totale mancanza di rispetto verso gli ex compagni e verso un ambiente che ti ha accolto, nel quale sei cresciuto e che - anche grazie a te - è diventato più grande».

La Nazionale non si tocca?
«La Nazionale non si tocca. Ognuno è libero di dire quel che vuole, ci mancherebbe altro; con le uscite degli ultimi mesi Valon ha però un po' sporcato una carriera davvero molto importante. Non si sputa nel piatto dove si è mangiato, non si fa».

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