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L'OSPITE – ARNO ROSSINI
13.11.19 - 07:000
Aggiornamento : 19:05

Napoli raso al suolo, «ADL regista occulto, sarà rivoluzione»

La polveriera partenopea è pronta a esplodere. Arno Rossini: «Ancelotti è inattaccabile e comunque non se ne andrà: un allenatore non si dimette mai»

NAPOLI (Italia) - Al grido di «Noi torniamo a casa nostra, dillo pure a tuo padre...», rivolto ad Edoardo De Laurentiis, i giocatori hanno aperto la crisi più profonda che il Napoli abbia affrontato negli ultimi anni. Spalleggiati - o almeno sostenuti - dal condottiero Carlo Ancelotti, schieratosi contro la proprietà, i ragazzi che di azzurro si vestono hanno sfidato il potere, rivendicando una libertà che nessuno può togliere loro.

No, un momento, non c'è nulla di glorioso né di poetico nella scelta dei partenopei. Questi non hanno combattuto un tiranno, bensì hanno voltato le spalle al loro datore di lavoro, a quello che paga loro gli stipendi. E per questo si sono presi una sonora ramanzina, sono passati dalla parte del torto e, in più, hanno visto i tifosi voltar loro le spalle. Di più, la loro rivolta non è poi stata supportata dai fatti. Contro Salisburgo e Genoa, nei due match successivi al “fattaccio”, hanno infatti ottenuto solo due miseri punticini, che hanno fatto precipitare il valore delle loro azioni in Champions League e campionato. Un disastro insomma.

«Una situazione bruttissima – ha sottolineato Arno Rossini – dalla quale a Napoli non usciranno tanto facilmente. E che sicuramente lascerà strascichi».

Con i successi ritornerà la pace.
«Non ne sono convinto. Credo piuttosto che qualcuno, magari i “capi banda”, pagherà l'insubordinazione con la cessione». 

Tra chi ha aizzato il gruppo ci sono Mertens e Callejon; non certo dei pesci piccoli. Come può pensare, ADL, di liberarsene a cuor leggero?
«Non lo farà a cuor leggero forse, ma di sicuro lo farà con il consenso della piazza. Se non ci fossero stati problemi, il presidente non avrebbe potuto vendere due dei suoi uomini di maggior spessore senza vedere il tifo rivoltarglisi contro. Così invece, la cacciata potrebbe addirittura essere applaudita. E dalle partenze il Napoli incasserebbe un bel gruzzoletto».

Tutto giusto ma... la competitività?
«Di cosa stiamo parlando, di vincere lo scudetto? Il Napoli non lo avrebbe fatto – non lo ha fatto – neppure con quei due in campo. Poi sono arrivati giocatori in estate, mi viene in mente per esempio Lozano, che potrebbero avere più spazio. Come vedete, la vendita potrebbe portare solo benefici...».

Quasi che tutto fosse stato abilmente pilotato da De Laurentiis...
«Un regista, magari occulto? Potrebbe anche essere. In fondo il numero uno del club campano non è certo l'ultimo arrivato. È intelligente, furbo ed esperto. È un imprenditore di successo che sa come muoversi a diversi livelli e che sa come risolvere i problemi». 

In tutto il ragionamento c'è però un punto “debole”: Ancelotti?
«Lui è inattaccabile».

Ma può accettare di vedersi smontare la squadra a metà stagione?
«Non in una situazione normale, certo. Ma questa non è una situazione normale. E poi, non dimenticatelo, “Carletto” è sì un professionista, un grande uomo di calcio, un mister con un curriculum brillantissimo... ma è pur sempre un dipendente. Chi paga comanda».

Però se mi distruggono il giocattolo io posso anche decidere di andarmene...
«Ci sono due cosucce che lo frenano. La prima riguarda la Champions League: il Napoli è vicino alla qualificazione agli ottavi di finale. Con o senza squadra indebolita, scendere in campo in Europa è sempre prestigioso».

E la seconda?
«Un allenatore non si dimette mai. Fa buon viso a cattivo gioco e se proprio il rapporto con il presidente si rompe... aspetta di essere licenziato».

Così da continuare a percepire lo stipendio fino al termine del contratto.
«Esatto».

Ma un esonero è comunque una macchia.
«Negli anni Ancelotti si è costruito un credito tale da potersi permettere di non guardare a una cacciata. Finirà con il Napoli? Amen: se avrà voglia, alla sua porta troverà la fila di direttori sportivi pronti ad assumerlo». 

Un ultimo dubbio: come può, una società come il Napoli, essere arrivata a questo punto, a un passo dal baratro?
«Credo che tutto sia cominciato con il successo in Champions League contro il Liverpool, ovvero con la squadra detentrice del trofeo. Quella vittoria ha forse fatto montare la testa ai giocatori».

Che così hanno preso nel modo sbagliato il diktat del ritiro?
«Esatto, senza “ricordarsi” che dopo la sfida ai Reds le loro prestazioni erano state meno efficaci. La società ha provato a correre ai ripari, magari anche nel modo sbagliato, ma si è invece trovata a fare i conti con degli ammutinati. No, le liti non sono ancora finite. Anzi, sono probabilmente all'inizio. È cominciato tutto con una sommossa e, vedrete, si concluderà con una rivoluzione. Penso che, dopo le epurazioni di gennaio, molti cambiamenti ci saranno pure in estate. E De Laurentiis incasserà parecchio».

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keystone-sda.ch/ (CESARE ABBATE)
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