Keystone
L'OSPITE - ARNO ROSSINI
03.10.18 - 09:010
Aggiornamento : 14:59

«Barzelletta Abascal? Ha sbagliato tutto. Se Tami è un professore lui è uno scolaro»

Arno Rossini ha chiuso il "capitolo spagnolo" e dato il benvenuto a Celestini: «Ha esperienza, dovrà curare la fase difensiva e far rendere un gruppo da quarto-quinto posto»

LUGANO - «Abascal? Ho pensato a una barzelletta». Così Arno Rossini diede il “benvenuto” sulla panchina del Lugano al tecnico spagnolo.

In pochi, all'epoca – e stiamo parlando della scorsa primavera, non di anni fa – condivisero l'analisi. Analisi che però, per quanto successo a Lugano, alla fine si è rivelata azzeccata. Nell'ultima parte dello scorso campionato, cavalcando l'onda dell'emotività, il tecnico ha saputo spingere i suoi a ritrovare le idee e le geometrie volute da Tami. E la salvezza è arrivata comodamente. Con la nuova avventura però davvero poco è andato per il verso giusto. E non appena le difficoltà si sono moltiplicate, la situazione è precipitata.

«L'avevamo previsto - è intervenuto Arno Rossini - è brutto da dire, ma è così. A me la scelta dello spagnolo non ha mai convinto. Renzetti ha azzardato l'anno passato, chiamandolo per la panchina».

La scorsa stagione però andò bene.
«Vero, ma i meriti del tecnico furono relativi. Diede la scossa a un gruppo in difficoltà, questo sì; a livello di gioco non portò in ogni caso delle novità. Non fece fare il salto di qualità. Visse di quanto aveva costruito Tami».

Che "saltò" perché deciso a non continuare in bianconero.
«Tami è un allenatore vero, con Abascal non c'è paragone. Se lui è un professore, lo spagnolo è uno scolaro».

La bocciatura è netta. Ma era davvero così facile prevedere il fallimento dell'iberico?
«Ci sono elementi che non possono essere ignorati. E che in teoria non si sarebbero dovuti ignorare nemmeno la scorsa primavera. Ripeto, nulla di personale contro Abascal però... non ha un passato da calciatore ad alto livello, in Spagna lavorava con i bambini, a Chiasso è stato esonerato... A me è sembrato subito chiaro che avrebbe avuto difficoltà».

Difficoltà che l'hanno fatto deragliare.
«Il tecnico ha sbagliato su tutta la linea. A livello tattico, visto che la squadra è in confusione e non ha un gioco, per quanto riguarda la comunicazione, con i suoi attacchi al presidente, e pure sul piano della gestione dello spogliatoio. Come sempre accade durante una stagione, ci sono momenti buoni e altri complicati. Quando hai fatto esperienza sai come comportarti nei secondi. È lì che si fa la differenza».

I giocatori sono in ogni caso sempre stati dalla sua parte. A Chiasso come a Lugano.
«Nello spogliatoio seguono le guide forti. E a 29 anni non puoi esserlo, a meno che tu non sia un fenomeno. I ragazzi non erano dalla sua parte, si deve andare oltre le dichiarazioni di facciata».

Ora c'è Celestini.
«Netto salto in avanti rispetto al passato. Il 42enne è stato un giocatore di buon livello, ha fatto la gavetta in panchina, maturando anche esperienze da secondo all'estero, ed è reduce dalle gioie e dai dolori di Losanna. Ed è davvero importante che nella sua ultima avventura abbia pure sofferto; almeno è preparato alle difficoltà».

Di quanto tempo avrà bisogno per dare la sua impronta al Lugano?
«È anche fortunato perché dopo la partita contro il GC di domenica ci sarà la pausa per la Nazionale: in quelle due settimane potrà lavorare con calma. Credo non molto, comunque. Importante sarà non perdere a Zurigo e curare con attenzione l'aspetto difensivo, "esercizio" nel quale il suo ultimo Losanna aveva parecchi problemi».

Cosa ci si deve aspettare da Celestini.
«Che faccia rendere la rosa che ha a disposizione. Il Lugano è davvero molto forte, sicuramente migliore rispetto all'anno passato. Per me è una squadra da quarto-quinto posto finale».

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