Keystone
L'OSPITE
05.07.17 - 09:580
Aggiornamento : 16:09

«La riconoscenza? Non scherziamo. Renzetti non può bloccare i suoi giocatori»

Chi sta sbagliando tra Lugano e Sion? Per Arno Rossini la situazione è chiara: «Il presidente bianconero ha "ragionissima". Mariani e Mihajlovic? Se davvero vogliono se ne andranno»

LUGANO - «Così non si fa, non è corretto», sta protestando da giorni Angelo Renzetti, presidente del Lugano, puntando il dito verso il Vallese, verso il Sion. Il numero uno bianconero è andato su tutte le furie per il comportamento del suo ex allenatore Paolo Tramezzani e del club biancorosso, che nelle ultime settimane gli hanno più volte messo il bastone tra le ruote in sede di mercato. La storia è ormai nota: al Tourbillon sono arrivati Marco Schneuwly e Federico Dimarco, obiettivi dichiarati dei ticinesi e potrebbe arrivare Eray Cümart, a Cornaredo (in prestito dal Basilea) la scorsa stagione. Il Sion sta anche "tentando" Mariani e Mihajlovic.

Tutto giusto? Tutto normale? Renzetti ha ragione a strillare la sua rabbia?
«Renzetti ha "ragionissima" - ha sottolineato Arno Rossini - Fa benissimo a urlare tutta la sua disapprovazione, fa benissimo a chiedere che si rispettino le regole. Però...».

Però?
«Non accadrà nulla. Non cambierà nulla. E, purtroppo, il presidente del Lugano fa male a sorprendersi per questo malcostume».

Nel senso che le regole ci sono ma nessuno le rispetta?
«Esatto. Non parliamo del caso specifico, che non conosco in maniera approfondita, ma in generale. Nonostante siano di certo previste delle sanzioni per quei club che fanno i furbi, che contattano giocatori di altre società senza prima chiedere il consenso, questo andazzo non cambierà. Anche perché per arrivare a una punizione si devono avere delle prove. E state pur certi che queste non si trovano mai. Nulla viene scritto, non ci sono di certo e-mail o messaggi compromettenti. Gli agenti, gli addetti ai lavori, chi si muove dietro le quinte sta attentissimo a non lasciar tracce».

Ma Mariani e Mihajlovic - perché questi sono i giocatori contesi - alla fine che faranno? In fondo sono sotto contratto con il Lugano.
«Vedremo che succederà, il mercato è davvero... un mercato. Ognuno va dal migliore offerente. Non c'è nulla di cui vergognarsi o per cui indignarsi. Sono bloccati in bianconero? Non ne sarei così sicuro: se davvero vogliono andare... andranno».

Ma il contratto?
«Non esiste che un atleta rimanga controvoglia in un club come il Lugano. Bloccarlo sarebbe controproducente per tutti. Se un ragazzo vuol partire, inseguendo uno stipendio migliore o semplicemente una squadra più competitiva, questo partirà».

Se non soddisfatto da un'eventuale offerta economica, Renzetti potrebbe pensare di tenere uno dei suoi in tribuna per un anno?
«Potrebbe ma non lo farà. I bianconeri non si possono permettere di perdere tanti soldi. Un'azione del genere la può fare - e in passato lo ha fatto, ne sono stato testimone - il Basilea, la può fare lo Young Boys, la può fare il Sion. Tutte società ricche. Gli altri devono invece cedere alla volontà dei loro tesserati».

Le altre operazioni che hanno fatto andare su tutte le furie Renzetti riguardano Cümart, Schneuwly e Dimarco. Ma qui il discorso è diverso.
«Vero. Il primo ha fatto mesi ottimi a Lugano. Si è messo in mostra ma ha anche aiutato la squadra a raggiungere un obiettivo importante. È normale che, nonostante la parola data ai bianconeri, possa essersi lasciato ingolosire dall'offerta del Sion. È un professionista. Ha una carriera non infinita. Giusto che provi a massimizzare i profitti».

Ma la riconoscenza?
«Non scherziamo? Di cosa stiamo parlando? Nel calcio quella parola non si conosce».

Schneuwly e Dimarco?
«Vale lo stesso discorso. Forse, è vero, sono stati seguiti anche dal Lugano. Però non penso ci fosse un accordo scritto. Discorso chiuso».

Il secondo è stato acquistato dall'Inter per 4'000'000.
«Investimento importantissimo, come pochi ne ha mai fatti nella sua storia la società vallesana. Non penso che il Lugano avrebbe potuto spendere tanto per un singolo giocatore. In questo caso, quindi, come si fa a parlare di "concorrenza"?».

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