Keystone
L'OSPITE
05.04.17 - 09:000
Aggiornamento : 11:07

«400'000'000 per Neymar? Giusti. I giocatori non mungono i club, li rappresentano»

È sensato spendere tanto per un calciatore? Nell'azienda calcio, secondo Arno Rossini, i veri guadagni li fanno i club: «I campioni sono prima di tutto testimonial. Poi arriva l'aspetto emozionale»

BARCELLONA (Spagna) – 400'000'000 di euro. Ci si mette un pezzo anche a dirlo, figuriamoci a contarli. Ma come può un club anche solo pensare di spendere tanto per un giocatore? Certo, il campione del quale si sta parlando è Neymar e la società in questione è lo United, ovvero quella il cui brand tira più di tutti... però stiamo sempre parlando di una montagna di soldi.

Ben spesi?
Motivati?

L'anno passato a Manchester arrivò Paul Pogba (che fino a ora ha reso al di sotto delle aspettative). La Juve ci guadagnò. Il francese ci guadagnò. Raiola ci guadagnò. E Lo United? Beh forse anche ai Red Devils, discorso squisitamente tecnico a parte, non è andata malissimo: con la sola vendita delle magliette del "polpo" il club ha infatti incassato almeno il doppio di quanto speso...

Al primo quesito è dunque stata data una risposta. Ora manca il secondo.

Motivati?

«L'errore che facciamo tutti è quello di considerare il calcio solo come uno sport, come pura emozione - è intervenuto Arno Rossini - c'è per fortuna anche quella, ma al giorno d'oggi le società sono prima di tutto delle aziende».

Che possono permettersi di scialacquare denari per dei giocatori?
«Proviamo per un momento a non pensare agli atleti come a dei semplici calciatori. Proviamo a considerarli come un... investimento. Se davvero, alla fine, il Manchester United spenderà tanto per Neymar (la cifra comprende acquisto e ingaggio lordo, ndr) è perché ha fatto tutti i conti del caso. E sa che può guadagnarci».

Rientrare da una spesa del genere?
«E non nei cinque anni di collaborazione che un contratto del genere normalmente prevede: ben prima. Sono convinto che il "pareggio" potrebbe arrivare già nella seconda stagione. Poi sarebbe tutto guadagno. E che interessi...».

Da dove arriverebbero tanti denari?
«Dalla vendita di articoli legati al giocatore - le ormai famose magliette - e dallo sfruttamento dei diritti d'immagine. Al momento della stipula dell'accordo la società ottiene dal calciatore la concessione di usare la sua immagine per promozione pubblicitaria. È così che tutti gli introiti per gli spot fatti finiscono nelle casse del club. E potete immaginare di quale giro d'affari si stia parlando. Non si tratta solo dell'Europa: c'è la Cina...».

Poi Neymar è brasiliano...
«Esatto. I padroni dello United, o quelli di qualsiasi realtà si accordasse con il calciatore, potrebbero usare l'immagine del loro tesserato per aprirsi un mercato in Sud America. Uno ha un azienda? Attraverso Neymar potrebbe cercare di piazzare i propri prodotti in nell'incredibile mercato verdeoro. Ecco così giustificato l'investimento per l'ingaggio».

Insomma i club comprano dei testimonial?
«Prima di tutto, è inutile far finta di nulla. Poi però, per fortuna, arriva anche l'aspetto tecnico, sportivo, emozionale: i grandi campioni devono rendere anche sul campo».

Per soddisfare i tifosi?
«Che sono il cuore di ogni club. I dirigenti hanno un compito delicato: devono riuscire a essere bravissimi nella gestione finanziaria dell'"azienda" e contemporaneamente offrire un prodotto che regali gioia».

Non solo pecunia, dunque. Ma in tutto ciò Neymar allo United servirebbe?
«Certamente. Negli ultimi anni i Red Devils hanno un po' perso la loro componente latina. Prima c'era Ronaldo per esempio. Un giocatore con le caratteristiche del brasiliano permetterebbe loro di avere più fantasia e imprevedibilità in attacco e li farebbe divenire immediatamente favoriti in ogni competizione affrontata. Champions League su tutte. Ma vi immaginate un terzetto con il sudamericano, intelligente, umile ma anche devastante sul campo, il diamante grezzo Pogba e il sempre fenomenale Ibrahimovic?».

I calciatori sono a metà strada tra club e fan. Posizione difficile la loro.
«Hanno grandi responsabilità ma sanno, quelli con un po' di testa, di essere privilegiati. Mungono le società riempiendosi le tasche? Fanno solo il loro lavoro, d'altronde l'azienda si arricchisce grazie a loro...».

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