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MILANO
01.09.21 - 07:310
Aggiornamento : 11:26

Dura mollare: Federer, Buffon & CO aggrappati alle loro carriere

Dire "basta"? Per Federer (e altri campioni) è difficilissimo

Campionissimi che non vogliono cambiar vita. Eppure qualcuno lo ha fatto...

di Redazione

MILANO - Valentino Rossi ce l’ha fatta. Ha preso il coraggio a due mani, ha ascoltato il suo corpo e ha detto basta. Saggezza di padre, vista la quasi contemporaneità dei due annunci: l’addio al Motomondiale e la gravidanza della sua Francesca. Quest’ultimo è sicuramente stato un incentivo a chiudere un lunghissimo capitolo della sua vita, da vincente, da campionissimo, sotto le luci dei riflettori. Ma quanto è difficile spegnerle quelle luci, uscire di scena, lasciare il palco dei protagonisti pur restando nell’Olimpo dei grandi dello sport, ma da ex? Li chiamano invincibili, inossidabili, insuperabili. Perché la loro forza sfida il tempo per entrare nel mito. Da Roger Federer a Gigi Buffon passando per Valentino Rossi che a 42 anni uscirà dal club degli “highlander”.

Roger ci riprova

Non vuole parlare di addio King Roger nonostante il suo corpo stia chiedendo il conto degli anni, 40 suonati. Difficile quasi impossibile rivederlo ai massimi livelli: il covid prima, annullando la scorsa stagione, e il ginocchio poi hanno fatto e stanno facendo il resto. Ma lui, RogerOne, non vuole arrendersi. Ha chiesto di giocare un altro set della sua immensa carriera: ci riproverà nel 2022. «Voglio darmi l’opportunità di divertirmi ancora in campo. Poi il tennis mi mancherà moltissimo», è una frase pronunciata dal basilese che pare essere sempre attuale.

Highlander Buffon

Non ne vuole sapere di smettere pure Gigi Buffon, che a 43 anni - andando verso i 44 - ha ricominciato da Parma, in serie B, la sua ennesima avventura. Un altro uomo contro il tempo è Tom Brady che proprio in questi giorni ha allontanato l’ipotesi del ritiro dal football. A 44 anni appena compiuti il leggendario quarterback, vincitore di 7 Super Bowl in dieci finali disputate, dopo un intervento al ginocchio sinistro non ha intenzione di andare in pensione: «Saprò quando sarà il momento giusto per fermarmi». In ballo il record di George Blanda, che ha giocato l’ultima partita a 48 anni.

Vecchi al volante

Gli esempi sono infiniti. Tanti in F1. Uno è Fernando Alonso (40 primavere), tornato proprio quest’anno, con buona competitività, dopo un paio di stagioni sabbatiche tra Indycar, LeMans e Dakar. Ha oltre 40 anni Kimi Raikkonen e corre ancora in F1 con l’Alfa Romeo. Con i suoi 36 anni pare invece un giovincello il pluricampione del mondo Lewis Hamilton, ancora lì a fare a sportellate con il giovanissimo Verstappen per l’ottavo iride. Lo stesso Michael Schumacher (come Michael Jordan ai suoi tempi) è stato autore di una sorta di back to back, dal ritiro all’attività e poi ancora il ritiro.

Declino vade retro

Eppure ci sono le eccezioni. Campioni che hanno saputo dire addio all’apice, o quasi, della loro carriera senza aspettare il declino o il tramonto inevitabile. Michel Platini si ritirò poco più che trentenne al termine di una stagione lontana dai suoi standard, una sorta di campanello d’allarme che gli fece chiudere la carriera con la Juventus e col calcio in generale. «Nessuno verrà a dirmi quando è ora di smettere», la massima che ripetè Le Roi appendendo gli scarpini al chiodo. E poi c’è Nico Rosberg. Un sogno inseguito, un duello rusticano interno con Hamilton portato all’estremo fino alla vittoria del titolo Mondiale di F1 nel 2016. Aveva solo 31 anni quel giorno ad Abu Dhabi dopo l’ultima gara. Mentre veniva proclamato campione del mondo ebbe la forza di dire “basta” quasi come una liberazione. Per lui, non per gli altri.

Ritiro, l’inquietudine del “futuro”

«Non sono pronto a dire basta e non so se lo sarò mai». Parole e musica di Francesco Totti il giorno del suo ritiro, in pompa magna, in un Olimpico strabordante di emozioni e lacrime. Il post carriera è spesso uno spettro che spaventa. Uno stato d’animo che accomuna molti sportivi. Campioni e non. Il Centro Naven di Milano, specializzato in Psicologia dello Sport, lo definisce “un passaggio delicato per lo sportivo, in quanto comporta l’accettazione di non essere più in grado di poter sostenere certi ritmi e prestazioni di alto livello. Definirsi vecchi a 35 anni non è mai un’operazione semplice e vi sono molti casi di sportivi che faticano enormemente a salutare l’attività agonistica di alto livello”. Difficile anche il “reinserimento”. Un’indagine realizzata dall’Aic qualche anno fa su un campione di 2’611 ex giocatori ha evidenziato come il 61,4% di loro non operasse a nessun livello nel mondo del calcio, nonostante i tre quarti di questi atleti abbia acquisito un titolo di abilitazione per farlo, allenatore o dirigente.

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Commenti
 
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egi47 4 mesi fa su tio
Soldi, soldi, soldi. Non si abbuffano mai, eppure quando partiranno per il lungo viaggio devono lasciarli qui. Meno male e chissà come sarà brutta la partenza sapendo che devono lasciare tutto.
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