LOCARDO
13.08.19 - 14:400

Il cuore trafitto di Isadora Duncan

Il concorso internazionle presenta Les enfants d’Isadora, un film struggente e avvolgente a passo di danza. Un’immersione nel profondo.

LOCARNO - Dopo la morte dei figli, la madre della danza moderna Isadora Duncan ha creato l’assolo “La Mère” (La Madre) in cui, con estrema tenerezza e con un gesto di infinita dolcezza, una madre culla il suo bambino prima di lasciarlo andare. Un secolo dopo, quattro donne scoprono questa danza straziante. Il regista Damien Manivel, lui stesso danzatore, mette in scena emozioni ataviche e intense in Les enfants d'Isadora, film del concorso internazionale. Una scommessa difficile, come sempre accade quando il punto di partenza sono personaggi leggendari che hanno fatto la storia.

Isadora Duncan è infatti considerata la fondatrice della danza moderna; ha vissuto sempre in anticipo sui tempi e al di fuori degli schemi correnti, spesso rigidi. La danza era la sua religione: non il balletto classico, di cui detestava convenzioni e posizioni artificiali, ma una danza fluida, simboleggiata dall’onda: l’andamento su cui si muovono il suono e la luce, che traduce la ciclicità e l’energia della natura, che continuamente si rigenera.

Emancipata, la danzatrice aveva lottato tutta la sua vita per una nuova idea di donna e lo fece ballando a pieni nudi, con abiti morbidi e capelli sciolti. Rivoluzionaria sul palcoscenico, dettò le nuove regole per la danza moderna. Ma la vita di Isadora Dunacan – morta strangolata dalla sciarpa che indossava – è stata caratterizzata anche da eventi luttuosi tra cui la morte prematura dei due figli Deirdre e Patrick, che a 7 e 3 anni annegarono tragicamente nelle acque della Senna assieme alla loro governante.

Costruito in tre tempi, il film di Damien Manivel si svolge come un diario intimo che si sfoglia lentamente. E lentamente restituisce la tragedia della perdita, della sofferenza e del potere consolatorio dell’arte. Attraverso corpi e storie diverse, il regista si focalizza sulla forza del gesto, capace di evocare e veicolare sentimenti profondi. Una verticalità quasi ad invocare il cielo. Anche la dimensione della maternalità trova spazio, svelando i sentimenti interiori delle protagoniste.

Nel lungometraggio, quattro donne si confrontano con “La Mère”: una ballerina decifra la partitura dell'assolo che la sconvolge, una coreografa prepara l'adattamento danzato da un’adolescente trisomica, una vecchia signora assiste sola a una performance dello spettacolo, che la commuove fino alle lacrime. Immagini quasi statiche, sembrano volere sospendere il dolore della perdita, tra terra e cielo. Tra vita terrena e vita celeste.

Nel film di Manivel, ogni protagonista trova la sua dimensione. Nella sua autobiografia, Duncan afferma: “La danza non appartiene a nessuno, devi trovare la tua danza”. E questa affermazione, spiega il regista, “mi ha dato l'idea che l'assolo doveva passare da una donna all'altra, portando con sé altre storie”.

“Questi antichi gesti – commenta l’autore - sono carichi di una profondità e, allo stesso tempo, di una grande attualità: il cinema non appartiene a nessuno ed è, a mio avviso, necessario mostrare diversi tipi di bellezze per avere una visione più complessa, più ricca di ciò che è essere umano. Quindi, per me era importante che ognuna di loro avesse il proprio modo di ballare”.

Les enfants d’Isadora è poesia e bellezza. È emozione e introspezione. In un mondo dove superficialità, volgarità ed individualismo sono al centro dello spettacolo quotidiano di una vita più esibita che vissuta davvero, il film di Damien Manivel è un invito a guardarsi dentro, a misurarsi nella propria solitudine con se stessi, nel silenzio dell’intimità. E sentire solo il battito del cuore. Lentamente, lentissimamente.

Les enfants d’Isadora, concorso internazionale,  mercoledì 14 agosto, 09.00, Palexpo (FEVI) , giovedì 15 agosto, 19.00, PalaVideo.

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