Sébastien Anex
Chiara Bovigny, studentessa all’Università di Friburgo, è crollata durante la seconda ondata.
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GIORNATA DELLA BUONA AZIONE
18.05.21 - 06:000
Aggiornamento : 09:58

I suoi genitori l’hanno salvata dal collasso

A causa dei corsi universitari a distanza, Chiara Bovigny è arrivata a un passo dal burn-out

È riuscita a non crollare completamente grazie ai suoi genitori che le sono stati a fianco giorno dopo giorno

FRIBURGO - Per Chiara Bovigny, studentessa in scienze della comunicazione e media all’Università di Friburgo, seguire i corsi online è stato un calvario. Ha vissuto abbastanza bene il confinamento nella primavera del 2020 ma durante la seconda ondata è crollata. Le giornate passate da sola davanti al PC, il sovraccarico di lavoro in cui lei stessa cercava la perfezione e la tristezza delle giornate invernali la fanno arrivare a un passo dal burn-out. «Ho completamente dato di matto», racconta la giovane donna di 22 anni. «Improvvisamente non sopportavo più i corsi online. Tutti i giorni facevo crisi di pianto. Qualsiasi piccola cosa mi faceva piangere».

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Fortunatamente i suoi genitori, con cui vive a Marly (FR), sono rimasti sempre al suo fianco. Senza il loro affetto, in particolare quello di sua madre, sarebbe affondata completamente. «Senza di lei, non so come sarebbe finita», confida. «Mia mamma si è presa il tempo di ascoltarmi, anche quando doveva lavorare. È davvero lei che è riuscita a non farmi crollare».

I piccoli gesti che fanno la differenza - Il suo morale è risalito grazie a piccoli gesti. «Piccole cose che possono sembrare banali ma che per me sono state gigantesche» precisa. «I miei genitori mi hanno scaricato delle mansioni quotidiane: non mi hanno più chiesto di apparecchiare la tavola o di lavare i piatti per far sì che subissi meno stress, che potessi concentrarmi sui miei studi» spiega Chiara Bovigny. «Mi dicevano anche di lavorare di meno ma quello non ha funzionato benissimo», scherza. 

Un altro esempio di attenzione apparentemente banale ma importante: secondo la tradizione cattolica, nella sua famiglia in generale non si mangia carne il venerdì. Al suo posto torte e zuppe. «Mia mamma mi lasciava scegliere la frutta per la torta.» Le sue preferite: mele e albicocche. «O la scelta della bustina di minestra come quella con le letterine di pasta. La adoro». 

Le braccia dei suoi genitori, sempre aperte in caso di bisogno, sono state una grande fonte di conforto. «Mia mamma mi abbracciava anche per mezz’ora e io parlavo e piangevo. Mi ascoltava senza dire nulla».

«Non bisogna esitare a parlare» - Attualmente Chiara Bovigny non si è ancora completamente ristabilita ma sta risalendo la china. «In dicembre ho davvero toccato il fondo e mi sono messa a scavare. Ora sono in superficie, sull’erba. Pian piano va meglio». Su consiglio della mamma, è seguita da un professionista di shiatsu, una massoterapia di origine giapponese. Ci spiega che torna raggiante dalle sedute, cosa che rallegra molto i suoi genitori. 

È consapevole di non essere l’unica ad aver attraversato un bruttissimo periodo. «Ho qualche amica che si fa seguire da uno psicologo dall’inizio della pandemia» racconta. «È una vera piaga ma c’è una cosa che mi rassicura: prima era tabù dire che si aveva un problema per esempio mentale. Non bisogna esitare a parlarne. Bisogna buttarlo fuori. Io ho fatto l’errore di tenermi tutto dentro troppo a lungo ed è esploso. Avevo paura di dare fastidio». 

I genitori di Chiara Bovigny non si sono sentiti infastiditi, tutt’altro. «Loro ritengono di aver agito in modo normale, naturale. Mentre per me è stato immenso quello che hanno fatto» sostiene la studentessa.

 

Sébastien Anex
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